Ce l’hai una tabella di marcia?

la tabella di marcia di uno scrittoreUn editore di se stesso deve avere una tabella di marcia. Non può procedere a casaccio, e neppure può pensare seriamente che sia sufficiente un blog, e una raccolta di 13 racconti per arrivare da qualche parte.

È necessaria una tabella di marcia. La mia è di una semplicità sconcertante.

2015: pubblicazione di una seconda raccolta di racconti. Non so ancora dire di preciso quando. Sarà ancora Narcissus, si capisce. Ho già scovato il titolo, che sarà:
“”

Ho cambiato idea, non te lo dirò ancora. Un paio di persone ne conosce il titolo e lo ha apprezzato. È di una sola parola.

La copertina credo di averla individuata:
No. Anche questa è meglio tenerla ancora al chiuso.
Per adesso, procedo col celeberrimo metodo “Carta&Righello”. Stampo i racconti, poi con righello e matita rileggo frase per frase. Ad alta voce.
È utilissimo. Provare per credere. Certo, i vicini penseranno che io sia pazzo da legare, ma probabilmente qualche venerdì mi è sempre mancato. Procedere in questo modo aiuta tantissimo. Si scovano cose come:

(…) fondale (…) tropicale.

E capisci che no, non ci siamo. Ma te accorgi solo quando leggi ad alta voce.

2016: pubblicazione di un’opera più complessa.

E che vuol dire?

Buona domanda, ti ringrazio. Parecchi mesi fa, ho iniziato a buttare giù del materiale che non poteva essere un racconto. Era un rinoceronte.
Ora spiego.

Scrivere racconti significa camminare per la savana, e dietro un cespuglio scovare 4 leonesse affamate. Brutta esperienza vero? Quisquilie, in realtà.

Un romanzo infatti, vuol dire camminare per la savana, e dietro un cespuglio, a circa 5 metri, scovare un rinoceronte. Purtroppo, il rinoceronte non ha una buona vista, e nell’incertezza, carica. Vista la mole, se lo può permettere.

A parte le battute. È inutile costruire una piattaforma, lavorare per crearsi una base di fans senza nello stesso tempo programmare il proprio futuro di editore di se stesso. Chi legge deve avere una pallida idea di che cosa lo attende, e quando si verificherà un’altra pubblicazione.

Un imprenditore non può contare solo su un prodotto, giusto?


Prima la storia, poi il lettore

Ti serve il successo, non la comprensione

ti serve il successo

 

Sfatiamo un mito: chi scrive cerca il successo, deve desiderarlo con tutto il cuore e tutta l’anima. 

Lo so, nella testa hai un mucchio di chiacchiere secondo le quali un autore di successo è il MALE. Essere incompresi è tanto bello.

Ora, se la pensi così, il mio consiglio è di abbandonare questo blog alla velocità della luce.

Adoro Charles Dickens. Per due ragioni: era un romanziere straordinario, e vendeva a carrettate.

Ma se provi a dare un’occhiata alle lettere di Dostoevskij, scopri che pure lui (che tra l’altro vendeva mica poco), era divorato dall’ambizione. Ogni libro doveva far discutere: “Il Sosia”; “Delitto e Castigo”.

Se sei bravo e non provi a vendere, lasci spazio a quelli che bravi non sono, ma hanno i ganci giusti.

Un editore di se stesso ha, adesso, qui, la possibilità di attrarre a sé i lettori. Ma farlo non è semplice.

Forse penserai che la concorrenza è troppo forte; c’è la crisi; e nessuno ha la ricetta giusta. Nemmeno io ce l’ho, però questi sono alibi. L’abilità, o la capacità di trovare nuovi lettori è l’elemento che fa di te un autore di successo, oppure un perfetto sconosciuto.

Uno dei punti di forza del blog è che ti permette di conoscere le persone. Sembra una sciocchezza, perché consideriamo in questo modo gli strumenti gratuiti; ed è un errore strategico importante. C’è chi usa le cose gratis per ammazzare il tempo. E chi invece, le usa per costruire qualcosa. La decisione finale spetta a te, ma è chiaro come il sole a mezzodì che una sola è quella giusta.

Il blog pur essendo un mezzo gratuito, ti aiuta a capire, a costruire relazioni con gli altri. A conversare. E a scovare il tuo lettore. Come ripeto spesso, non hai bisogno di lettori, bensì dei tuoi lettori.

Lo scopo del blog? Creare un ambiente dove il lettore possa ascoltarti, ti trovi, invece di essere tu a correre da una parte all’altra alla sua ricerca. Perché ti trovi, devi essere almeno eccellente. Eccellere in qualcosa, insomma.

Devi essere così bravo da diventare una piattaforma che aggrega. E il blog deve essere il cuore di questa piattaforma.


Prima la storia, poi il lettore

Il lettore è dalla tua parte!

il lettore è dalla tua parte

 

Dopo tante cattive notizie (in Italia nessuno legge; oppure Il lettore è un conservatore) ho una buona notizia per te, o editore di te stesso.
Sul serio.
Mettiti comodo.

Il lettore, questo essere che sembra assottigliarsi sempre di più (nel numero, non perché sta facendo una dieta feroce), e che perciò pare sul punto di estinguersi, sta dalla tua parte.

Be’, adesso non esaltarti troppo: costui (ma dovrei scrivere: costei), non è certo disposto a essere con te a prescindere. Anzi.

Sto parlando di un tipo preciso di lettore: quello che sa leggere (non quello che legge: non conosci la differenza? Leggi Come si riconosce il bravo lettore).

Ecco: questa creatura non sa un accidente di niente della diatriba tra Amazon e Hachette. Vuole leggere buone storie, a un prezzo equo.
Non sa neppure chi occupa le prime 20 posizioni in classifica (non è interessato a questo tipo di cose).

Chi ha vinto il Campiello? Lo ignora; anzi, forse si stupirebbe di sapere che esiste ancora un simile premio.

Perché costui o costei (che il cielo lo, o la, benedica), sa che i premi letterari sono, nella maggior parte dei casi, rappresentazioni grottesche.
Hanno perso peso e senso.

No, non è tutto in discesa per te. Al contrario.
Hai un patrimonio di fiducia che puoi dissipare in pochissimo tempo. Oppure puoi ripagare abbondantemente. Dipende da te.
Un bravo imprenditore sa che conquistare la fiducia dei clienti, renderli soddisfatti, è fondamentale. E tu sei un imprenditore. Punto.

Come dici? Che sono scarsi i bravi imprenditori? Se tu fai parte di questa cerchia ristretta (che è davvero ristretta), non è una cattiva notizia. È pessima se sei un mediocre imprenditore.


Prima la storia, poi il lettore

I dubbi del blogger

i dubbi del blogger

E d’un tratto, una questione angosciante ti attanaglia.

Tutto nasce dalla lettura di un post di Cartatraccia. Dopo qualche minuto mi sono domandato: a furia di tutti questi post sul brand, sul vendere, vendere, vendere, le persone che capitano su questo blog hanno idea di quello che IO voglio?

Voglio vendere i miei racconti: sia quelli che ho pubblicato con la piattaforma Narcissus, che quelli che verranno.

Il rischio, che mi si è palesato come un drago dietro una curva (eppure io non credo ai draghi), è che il lettore di questo blog non colga affatto quello che intendo realizzare.

A questo punto si potrebbe concludere: è un falso problema, amico mio.

In fondo, in questo modo guadagni traffico. Parli a più persone. E tra di esse, puoi scommetterci un occhio, c’è pure il tuo lettore. La tua lettrice. E ne arriveranno sempre di più.

Se hai un po’ di spirito di osservazione, avrai notato il cambiamento di rotta di questo blog. E parecchie volte mi sono chiesto quanto possa disorientare i miei lettori.

Lo apprezzeranno? Oppure no?

Se non arrivi ad avere il tuo pubblico, i 1000 fans, a dimostrare di essere migliore di quelli che pascolano nei salotti televisivi, senza altro merito che le conoscenze: davvero puoi dirti soddisfatto?

Non è meglio riuscire a vendere i tuoi libri, senza compromessi o lusinghe?

È un interessante dilemma.
Perché alla lunga le persone crederanno che io sia solo un dispensatore di consigli su come vendere libri, o su come essere un bravo editore di se stesso.

E tu che ne dici? Sbaglio? Sbaglio tutto? Esagero?


Prima la storia, poi il lettore

I falsi problemi di un editore di se stesso

falsi problemi

 

Ci sono alcuni falsi problemi che tolgono il sonno a chi scrive (forse esagero); che accendono le discussioni in giro su forum e blog (ecco, questo va un po’ meglio). Ma non vale la pena perderci del tempo.

  • Preoccuparsi troppo del giudizio altrui.
    Be’, se non sei almeno un po’ preoccupato, allora non hai scritto niente di davvero interessante. Ma evita con cura che questa preoccupazione arrivi a impedirti di scrivere quello che la storia richiede. Se la storia ha dei personaggi che parlano male, con parolacce, tu non hai scelta.
    Certo, tua nonna è miliardaria e odia le persone volgari: purtroppo (per te), la sua idea di volgarità comprende espressioni quali “mostrare la lingua” o “calcio nel sedere”. Perderai la sua eredità, pazienza. Un autore che non si discosta anche radicalmente dall’immagine “pubblica” che amici, parenti e conoscenti hanno di lui, non è da leggere, secondo me.
  • Essere alla moda.
    Si sa: in molti consigliano di guardare agli argomenti più alla moda, e di scrivere di quello in modo da intercettare il pubblico. In tanti agiscono in questo modo, io no (e credo si sia capito abbastanza).
    Se essere alla moda significa rinunciare a se stessi, allora la moda non fa per me. Mi taglio fuori dal mercato? Io credo che il mercato offra lo spazio giusto (quasi) a tutti. Il problema è scovarlo.
  • Sbagliare.
    A nessuno fa piacere commettere degli errori; ma capita. Sul Web è ancora più semplice, ma anche gli errori sono un banco di prova per saggiare il tuo valore, la tua capacità di recupero. Impara e prosegui.
  • Il silenzio.
    E all’improvviso, scopri che nessuno è interessato a quello che hai scritto. Dove sarebbe la notizia? La novità? Buona parte dei grandi sono stati accolti così, e spesso il silenzio è una fortuna. È una prova, per testare le tue capacità e convinzioni. Se getterai la spugna vorrà dire che per te scrivere non è niente di vitale.
  • Prendersela.
    Hai scritto un romanzo? O una raccolta di racconti? Bene, ma non stai operando a cuore aperto. Significa che nessuno sarà impressionato dal sapere che hai pubblicato, e se hai pubblicato come editore di te stesso, ti considereranno un fallito. Probabilmente l’unico modo che hai per smentirli un po’, è fare sempre meglio. Un autore non deve contare molto sugli altri, ma solo sulla parola. A volte, è l’unica compagnia che gli rimane.

 

Prima la storia, poi il lettore