Non hai mai capito niente – Scarica l’anteprima

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un vecchio copertina racconti Non hai mai capito niente

 


 

Prima la storia, poi il lettore.

Buone notizie: il marketing sbaglia

errori marketing

Gratisography.com

 

Il marketing di un ebook dovrebbe accompagnarsi all’idea stessa della storia. Nel momento in cui hai l’idea del romanzo, della raccolta di racconti, dovresti iniziare a sviluppare il marketing che ti permetterà di arrivare al tuo pubblico.
Qui sorgono due problemi.

Primo problema: per buona parte degli autori che dicono di voler essere editori di se stessi, una tale affermazione è blasfemia. Cosa posso replicare a costoro? È evidente che essi non sono pronti a diventare editori di se stessi. Credono che basti investire nella qualità, e che la qualità si venderà da sé.

Purtroppo non è così. Apri gli occhi. Guarda cosa accade realmente: gente che non ha nulla da dire ti sorpassa a destra e a sinistra. Questo dovrebbe indurti a impegnarti per un motivo: dimostrare il tuo valore. Ma forse non sei convinto di valere molto…

Secondo problema: come si sposa l’idea del marketing con quella del mio motto che dice “Prima la storia, poi il lettore”?

Questa obiezione mi pare più interessante della prima. Non dirò che il Web è talmente grande che c’è spazio per tutti; perché non è vero.

Il marketing è cambiato. È accaduto grazie al Web. Se prima significava creare delle strategie per piazzare un prodotto, adesso con questo termine ci si riferisce alla costruzione di una piattaforma di estimatori. O fans, se preferisci, ma io prediligo estimatori.

C’è un dettaglio che non viene preso in considerazione; l’imprevedibilità. Spesso il marketing guarda a quello che c’è, e in base a quello che vede afferma che non c’è altro.
È come affacciarsi a un balcone sul mare di Bergeggi e dire: “Ecco, questo è quello che c’è. Spiaggia, mare, e basta. Devi fare l’albergatore, o il gestore di uno stabilimento balneare. Al massimo apri un ristorante. Non ci sono alternative”.

In realtà basta voltarsi, per vedere l’entroterra.

Per il marketing, storie su maghetti, vampiri, e via discorrendo, non avevano futuro.

Gialli scandinavi? Orsù, tutti sanno che i giallisti sono solo americani, e un giallo come si deve si ambienta in California, o nel polveroso sud degli Stati Uniti.

Trilogie? Non scherziamo! Il mercato non vuole questa roba.

E d’un tratto, il mercato ha dimostrato di volere tutta questa roba, ne ha comprati a milioni di copie.

Certo, il marketing guardava al mare e dava le spalle all’entroterra.

Ecco il punto. Studia. Impara. Usa le strategie del marketing per costruire il tuo pubblico. Ma non dare troppo retta al marketing.

E nemmeno al sottoscritto.


Prima la storia, poi il lettore

Il lancio di un ebook è ogni giorno

vetrina negozio chiuso

 

Un aspetto che non viene compreso a sufficienza è il seguente: il lancio di un ebook è ogni giorno.

Non lo hai fatto?

Oppure: lo hai fatto male? Dagli errori si impara, non restare lì a frignare. Frignare o maledire il mondo perché non capisce il tuo genio non ti aiuterà a vendere 1 copia in più. E comunque ricorda: non sei Tolstoj, non stai operando a cuore aperto.

I fiaschi, gli insuccessi, servono a comprendere se sei fatto di aria o di qualcosa di più solido.

Il lancio sbagliato di un libro cartaceo è un grosso guaio, perché l’editore può riservare un’attenzione limitata al tuo libro. Dopo, ce ne saranno altri da seguire e lanciare. E nel giro di poche settimane, i librai chiederanno di rendere il tuo libro.

Fine corsa.

Si scende.

Al contrario, se hai scelto di essere editore di te stesso, dovresti sapere che puoi iniziare un lungo lavoro di rilancio, che potrebbe portare a risultati interessanti.

Non aspettarti risultati rapidi. Ma soprattutto: niente paura.

Perché scrivo questo? Perché la tentazione di usare scorciatoie, di adottare per esempio la strategia dello spam, è fortissima. È sufficiente avere un account Twitter per rendersene conto. Accetti di seguire qualcuno e dopo pochi minuti ecco il link ad Amazon per acquistare l’ebook.

Questo si chiama danneggiare la tua immagine di autore, e sul Web è una mossa sbagliata. Che puoi riparare col tempo, tutto o quasi si può riparare.
Ma a occhi estranei tu e quello che hai prodotto, non siete interessanti.

I lettori sono persone esigenti. Di te non sanno nulla. Forse non hai nemmeno un blog. Non offri neppure la possibilità di scaricare un’anteprima della tua opera. Zero. Sei solo uno dei tanti che ha scritto: e questo dovrebbe indurre qualcuno a comprare il tuo ebook?
Sul pianeta Papalla, forse.

C’è solo un modo, io credo. Rimboccarsi le maniche. Lavorare senza fretta per fare in modo che il tuo lavoro si distingua da quello degli altri, e trasmetta ai lettori che quanto tu sei in grado di offrire, non lo sa offrire nessun altro.

Tutto questo ha un nome: brand.

 


 

Prima la storia, poi il lettore

La mossa vincente di chi vuole scrivere

uomo che scrive a mano

via Pexels

 

La mossa vincente di chi vuole scrivere è spegnere la televisione.

Non sto dicendo che la TV non valga nulla – serve se non altro come narcotico.

Questa affermazione è di John Gardner, che fu insegnante di scrittura di Raymond Carver; nonché autore di un libro fondamentale per chi scrive. Leggi cosa penso de Il mestiere dello scrittore. 

È curioso notare come buona parte degli autori abbia sempre un giudizio al vetriolo nei confronti del mezzo televisivo.

Niente male come orrore la televisione.

Questo invece era il giudizio di Flannery O’Connor.

E Stephen King:

Avete fatto saltare in aria il televisore

Niente di personale. Ma la realtà che esce dallo schermo piatto, è piatta. Raccontare storie, comunicare, significa ricordare che la scrittura non è riproduzione della realtà, né tanto meno della realtà propinata dalla televisione. Che è alterata, filtrata, manipolata dalla pubblicità, e da altri attori che agiscono dietro le quinte.

In una fila alle poste c’è più vita che in 24 ore di televisione.
Se il tuo scopo è scrivere, e adori quella che lo schermo regala, sei nei guai fino al collo. Come? Ah, che il linguaggio televisivo è utile perché in questo modo entri in sintonia col pubblico? E il tuo linguaggio? La tua voce?

Ma forse sei così trasparente da non possedere niente del genere.


 

Prima la storia, poi il lettore

Che ci fa un orso nella tua stanza?

Ehi, davvero: che ci fa un orso nella tua stanza? Guarda bene, è proprio lì. Sai come si chiama?

Impaccio.
Ma anche soggezione.
E insicurezza. 

Tutte caratteristiche di cui fai sfoggio con una certa eleganza, questo te lo devo riconoscere.

Però ti rendono così… orso.

Il primo passo che un editore di se stesso deve compiere è liberarsi con ogni mezzo dell’orso al quale egli appartiene. Vero, non sapevi di averlo e nemmeno eri convinto di doverne fare a meno. In fondo ti dava sicurezza, non è vero?

Adesso devi scegliere: lui, o la tua opera.

Perché purtroppo non è possibile far convivere questi due elementi. Uno deve far posto all’altro, non puoi assolutamente continuare una convivenza impossibile.

Credo che tu abbia compreso che cosa voglio dire. Quando decidi di diventare editore di se stesso, resiste una certa ritrosia. Ci si sente impacciati poiché per la prima volta si decide di metterci la faccia.
Ma se hai fiducia in quello che hai combinato, non puoi essere timido. Se credi in quello che scrivi, non puoi fare altro che osare.

Alle spalle non hai una casa editrice e nemmeno un ufficio stampa: solo una parete, e nient’altro. Se resti timido, resti marginale. Il talento? Spera di avercelo, innanzitutto, ma non basta. Occorre anche il marketing.
Mettiamola così: se non ti dai da fare, lasci spazio a facce toste che occupano la scena perché amici o amiche di…

Ti sta bene?
Ti piace?

Non devi diventare uno spammer, perché allora è meglio restare orsi. Devi diventare te stesso. O te stessa. Non è naturale avere un orso in camera: questo lo devi riconoscere. Sarà folcloristico, divertente: adesso basta.

Devi metterti in gioco, non al 35% o al 71%: ma al 100%. Spedisci l’orso in letargo: dimostra cosa sai fare.

 


 

Prima la storia, poi il lettore

Scrivere titoli efficaci: ecco le regole

Grazie ai miei errori, posso indicarti le regole per scrivere titoli efficaci. Insomma, le dritte.
Con il termine “dritte”, mi riferisco alle peculiarità che un titolo dovrebbe avere per permettere ai lettori di capire se hanno a che fare con un argomento di loro interesse, oppure no.

Inutile dire che il contenuto del post deve rispondere alla perfezione a quanto annunciato dal titolo.

Ecco le qualità che un titolo deve avere (secondo me):

  • Concretezza, precisione. Lo so che questa verità ti ucciderà ma… Il titolo è la prima cosa che il lettore legge; sovente anche l’ultima. Queste qualità (concretezza, precisione), devono esprimere il cuore del post. Ecco perché è indispensabile scrivere il titolo quando il post è terminato. In un certo senso, dovrebbe essere lui (il post), a suggerirtelo;
  • Concisione. Vale a dire? L’informazione deve arrivare rapidamente al lettore, e deve essere priva di fronzoli. Per questo un titolo conciso significa scrivere qualcosa che trasmette l’informazione senza essere eccessivo o ridondante. Cosa preferisci: “Regole per scrivere sul Web: come fare per scrivere titoli efficaci” oppure “Scrivere titoli efficaci: ecco le regole”?
  • Attento alle battute. Spesso si decide di dare un titolo simpatico, arguto al post. Il consiglio generale: evita di ricorrere alle battute, perché non sai mai se e come saranno comprese dai lettori. Anche se fai della battute da far smascellare gli altri, ricorda che ci riesci probabilmente perché ti aiuti con le espressioni del volto, il tono della voce, i gesti… Tutti elementi che sulla pagina Web non hai a disposizione. La tua vena sarcastica? Avrai altri luoghi e momenti per mostrarla. Devi informare, comunicare: perciò meglio stare distanti dalla tentazione di ricorrere alla battuta, all’arguzia o, peggio ancora, alla metafora o ai doppi sensi;
  • Fai una domanda. E (ovviamente), fornisci la risposta. Quando non sai che titolo dare a un post, i casi sono due: il post è sbagliato (cestinalo e passa ad altro). Oppure, prova con una domanda. La forma interrogativa funziona bene perché le persone sul Web cercano soluzioni ai loro problemi. “Vuoi essere uno scrittore di successo?” di certo attira le persone che scrivono e non hanno alcun successo (circa il 95% di chi scrive). Ricorda però che qualunque domanda, deve avere una risposta. Chiacchiere e fumo ti scaveranno la fossa.

Un buon titolo non farà miracoli, ma aiuterà il tuo post ad attirare l’attenzione dei lettori (quindi, di Google).

Il titolo deve essere efficace, il contenuto deve comunicare.

 


 

Prima la storia, poi il lettore