L’obiettivo di uno scrittore è divertirsi

Così quando cadde, non capì quel che stava succedendo, cosa lo colpiva, cosa gli piombava addosso come la mano dell’ira di Dio, cosa gli squarciava il petto e lo uccideva, se fosse la manovella o il calore quasi insopportabile dell’amore, ci sono parole che sono come carboni ardenti, Jakob, amore, sta’ attento.

 

Termina così la raccolta di racconti “La bellezza di Merab” dello scrittore svedese Torgny Lindgren. Ho inseguito per un pezzo questo libro, perché o non era disponibile, oppure aveva dei tempi di consegna biblici.

Qualche settimana fa il miracolo; peccato che sia ancora cartaceo. Posso dire di avere tutto di lui (quasi tutto).

Non è però questo che mi interessa, né fare una recensione.

Le recensioni ormai le abbandonate: troppa fatica, poche soddisfazioni.

Ecco, parliamo di questo. Se un blog ha una “linea editoriale” (“Ci scrivo quello che voglio io, e pazienza se agli altri non sta bene”), quanto è importante preoccuparsi di visite e visitatori?

Facile rispondere: se vuoi solo scrivere di ciò che ti interessa, non ti importerà molto di avere un grande seguito.

Fai bene.

Come avrai notato, qui (intendo: su questo blog) c’è un certo cambiamento di rotta. Ho nuovi obiettivi: divertirmi. 

Vendere e divertirmi. Tutto o quasi è contro di me, e questo mi diverte ancora di più.

Ma siccome intendo appunto divertirmi, certe cose devono essere accompagnate all’uscita. Come le recensioni dei libri, che in realtà ho abbandonato già da un pezzo.

È un peccato? Certo, a me dispiace, ma quando cambiano gli scopi, occorre anche mettere sul tavolo quello che funziona, e quello che non funziona. Poi, dare un’occhiata a quello che non funziona e riflettere: posso permettermi di perdere tempo ed energie per farlo funzionare? La risposta è: no.

Si taglia e si procede. Verso altri (e alti) obiettivi.

Che cosa ne pensi?

 


 

Prima la storia, poi il lettore

Avviare un blog: 3 consigli semplici semplici

Sì, solo tre perché è il numero perfetto, e inoltre non ho voglia di annoiarti. Magari hai già sentito un mucchio di consigli, hai letto, ti sei guardato attorno. Hai scelto la piattaforma, hai pensato al nome da dare al sito. Però è ancora vuoto (o privato?).

Prima di tutto: dovrai essere sempre in cerca perché c’è sempre da imparare. Il maestro è solo uno che non smette di imparare, ne ha sempre voglia.

Vediamo adesso i 3 consigli.

  • Trova i migliori. Lo so, come consiglio non è granché, a prima vista. Quello che intendo dire è che non devi trovare solo i migliori nel tuo campo (la scrittura), ma i migliori nel campo della vendita. Perché il libro o si vende, oppure non si vende, semplice vero? Certo, la gente è cattiva, non ti vuole bene e via discorrendo. Ma se diamo per scontato che il tuo libro è scritto coi fiocchi (deve essere scritto coi fiocchi), e nessuno ne sa nulla, allora il problema è nel manico. Il problema sei tu.
    Il trucco in fondo è tutto qui: usare le strategie del marketing per arrivare dove puoi realisticamente arrivare.
  • Non seguire la massa. Di certo troverai un sacco di buone ragioni per seguire mode, tendenze e altro ancora, perché si dice che dove c’è la massa, lì solo esiste la possibilità di avere successo. Da tutte le parti sarai sollecitato ad adeguarti, e forse sarai persino tentato a lasciarti andare.
    Questo valeva un tempo, adesso vale di meno. Non devi puntare la tua attenzione ai pascoli occupati, ma ai pascoli liberi. Buona parte delle persone non sa cosa vuole, glielo devi dire tu. E se non sa cosa vuole, significa almeno un’altra cosa: che ha delle attese non ancora comprese e raccolte. Se sei bravo, e hai fortuna, puoi essere quello che la gente, senza averne la consapevolezza, sta cercando.
  • Devi muoverti. Non puoi immaginare di riuscire a combinare qualcosa se non ti metti in gioco. Il che significa un mucchio di cose: imparare, conversare, condividere. L’errore commesso da chi gestisce questo blog è di non essersi mosso abbastanza. Pensi davvero di essere così speciale da attirare le persone, come il miele fa con l’orso? Spiacente ma non funziona affatto in questa maniera. Perché devi muoverti? Perché almeno metà del lavoro da svolgere, non riguarda solo il tuo libro. Ma soprattutto l’autore. Sto parlando di marketing esatto, e il marketing sai perché ti serve? Perché il marketing è il tuo migliore alleato? Perché vendere è solo una parte del processo. Sei editore di te stesso, ricordi? Tutto ricade sulle tue spalle, e non puoi dire: “Questo non mi compete, non mi piace”. Allora molla tutto e corri alla sede di Mondadori a Segrate. E auguri.
  • Non credere troppo a chi ti offre consigli. Ma non erano tre? Sì, però ho cambiato idea. Con una simile affermazione mi sparo nei piedi? Può darsi, ma quello che mi sta a cuore è farti capire che quello che funziona per uno, non funziona per l’altro. Non ci sono ricette vincenti, solo consigli. E a volte, ribadisco, possono funzionare per me e fare cilecca con te.

 


 

Prima la storia, poi il lettore

Gli alibi perfetti per NON trovare lettori

La questione più spinosa e difficile che un editore di se stesso si pone è: come trovare i lettori?
Poi, si guarda attorno, annusa l’aria che tira, crolla il capo, alza gli occhi al cielo, magari sospira pure. Ecco, ci siamo. È fatta. Ha scovato gli alibi perfetti per non trovare lettori. Ce ne sono diversi, ma mi limiterò a quelli che offrono un alto tasso di soddisfazione, poiché spingeranno l’editore di se stesso a tirare i remi in barca. E ad avercela col mondo intero.

  • In Italia ci sono pochi lettori.

Giù la maschera. Se ce ne fossero moltissimi, non ti troverebbero comunque. Perché non hai idea di dove cercarli, come trovarli, e infine come agire affinché diventino tuoi estimatori. Non hai bisogno di milioni di persone. Il tuo progetto deve essere realistico.

A questo punto, altra affermazione-alibi che balza fuori:

  • Quello che proponi è immondo! Tu parli di quella roba lì. Il marketing. Che raggira la gente. Io non lo farò mai, perché io rispetto le persone!

Pure io le rispetto. E il marketing è il mezzo migliore per mostrare il proprio rispetto nei confronti delle persone. Quando entri in un negozio, cosa preferisci? Che il titolare e/o il commesso sbuffi? E se formuli una domanda, come preferisci che ti sia risposto? In malo modo?

Ecco, questo è marketing. Ed è disprezzato da chi non ha mai lavorato nel commercio (e forse, non ha mai lavorato). Trattare con rispetto le persone, sorridere, essere cortesi, non vuol dire vendersi, o raggirare l’altro. Il marketing di un tempo, è finito. Forse sei rimasto a cosa era prima dell’avvento del Web. I tempi cambiano.

Altro alibi?

  • Ma il mio libro è particolare.

Volevi dire: il tuo prodotto è particolare, ma ho capito benissimo. A questo punto formulo io una domanda: ma credi o no a quello che fai? Probabilmente, no. Non puoi ritenere un aspetto che ti differenzia dagli altri, un ostacolo. Allora, perché lo hai scritto? I miei 13 racconti sono particolari. Parlano di persone a cui vanno male le cose, e al termine… vanno pure peggio (be’, non in tutti).

Che faccio, mi butto a mare?
No. Ho deciso di divertirmi a scovare i miei lettori. Desidero trasformare la mia particolarità in un punto di forza, in grado di attirare, aggregare, rendere il lettore soddisfatto. Non affermerò mai che sono particolari quasi a scusarmi (con chi?) di avere un certo sguardo.

 


 

Prima la storia, poi il lettore

3 cose che un editore di se stesso deve aver già capito

Sono (almeno) 3 le cose che un editore di se stesso dovrebbe avere già compreso. Perché tu hai deciso di essere editore di te stesso, giusto?

Come vedi, cerco di evitare l’uso di “self-publishing” perché non esprime in modo completo che cosa c’è davvero nell’atto di pubblicare senza un editore.

  • Troppi scrittori. Questo non significa certo che qualcuno debba star zitto così notano ME. Anzi, credo che ce ne saranno ancora di più di scrittori, nel prossimo futuro. Un futuro che (hai notato?) arriva sempre più in anticipo. E allora? A parte la qualità dello scritto, l’unica soluzione che un editore di se stesso deve adottare è impegnarsi di più e meglio. A fare cosa? Ad arrivare ai lettori. E come? Imparando a usare bene le reti sociali, a essere presente là dove si parla di libri, a far giungere in modo più efficace la notizia che ha pubblicato.
  • L’arte della conversazione. Per fortuna si può anche imparare. Quello che però molti ancora non comprendono è che Twitter, Google +, Facebook, e anche il blog, non sono mezzi per vendere. Non è che apri account a destra e a manca, riempi di contenuti un po’ così (esatto, come fa qualunque politico in prossimità delle elezioni), e poi te ne vai perché “non funziona”. Sono mezzi per far arrivare la tua conversazione a più gente possibile. Per dimostrare chi sei. Si tratta di elementi indispensabili per la costruzione del tuo capitale sociale.
  • Il lettore non è più il lettore di una volta. Domandina facile facile: chi sono i peggiori utilizzatori della Rete (a parte gli scrittori che non hanno ancora capito cosa accade, grazie al Web)? Esatto, certi politici che un mese prima delle elezioni, aprono un account Twitter, poi su Facebook, poi su Google + (e Tumblir? Lo vogliamo lasciare fuori? Tanto è gratis, no?), e il giorno dopo lo spoglio elettorale, si volatilizzano. Non credere di trattare il lettore in questo modo. Costui (dovrei dire: costei) non vogliono solo comprare il tuo libro, ma soprattutto capire chi sei. No, non intendo affermare che devi dare la tua vita in pasto agli altri. Niente del genere. Ma si tratta di conversare, e la conversazione non la puoi troncare o interrompere, o alimentare quando ne hai voglia. Stabilisci delle regole, e seguile.

 

Sii te stesso sempre, e sempre onesto.


Prima la storia, poi il lettore

3 cose che ignori su Thor Vilhjálmsson

Sicuramente sono più di tre. Anzi, ti stai domandando chi sia. È stato uno scrittore islandese, ecco la breve scheda su Thor Vilhjálmsson sul sito della casa editrice Iperborea.

  1. Conosceva l’italiano (ha tradotto in islandese “Il nome della rosa”, tra i tanti);
  2. Avrebbe potuto interpretare il ruolo di Gesù Cristo nel film di Pier Paolo Pasolini “Il Vangelo secondo Matteo”;
  3. Nel 2005 ha percorso il Cammino di Santiago di Compostela (guarda il breve filmato su YouTube. Lui è quello a sinistra).

 

Leggi i miei post su Thor Vilhjálmsson.

 


 

Prima la storia, poi il lettore