Lo scrive a pagina 206 Claudio Piersanti, scrittore e sceneggiatore. È contenuto nel libro “Come scrivere”.
Piersanti svela che Stevenson, autore de “L’isola del tesoro” e “Lo strano caso del dottor Jekyll e di mister Hyde”, tra i 14 e i 18 anni ricopiava i romanzi di avventure di sconosciuti autori scozzesi.
In maniera integrale, senza tralasciare nulla: e poi se ne liberava. Prendeva i quaderni su cui aveva trascritto quelle storie, e li gettava via.
Non è una mossa inutile: né il copiare, né il buttare. Permette di entrare dentro una storia, di cui non si è autori, ma proprio per questo si allena l’occhio a coglierne dettagli, sfumature, pregi e difetti.
Bisogna imparare a buttare: è vero. In fondo anche io ho fatto qualcosa del genere.
Nel 2009 ho riesumato un racconto lungo, e sul Web ho trovato una casa editrice che sembrava interessata a lanciare nuovi autori.
Ho spedito via mail il lavoro e dopo qualche settimana mi è giunta la risposta. Erano interessati a pubblicare (ho ancora il loro contratto da qualche parte), però dovevo pagare.
Per qualche istante mi è sembrato di essere sbarcato su un altro mondo. D’accordo, erano anni che non frequentavo più l’ambiente, e avevo smesso di scrivere e leggere. Ma a me appariva un’enormità pagare per essere pubblicato: i costi? I rischi? Nessuno obbliga una casa editrice ad aprire i battenti; se lo fa, ovviamente si sobbarca oneri e onori.
Naturalmente ho lasciato perdere.
Mi è stato utile, però. Ho dato degna sepoltura a quel racconto.
Bisogna imparare a buttare, appunto.




gaz
8 marzo 2011
è un lavoro sporco… ma qualcuno lo deve pur fare
a parte gli scherzi, credo davvero che saper buttare, allegerire, tagliare, chieda uno sforzo quasi simile a quello del creare… no, forse esagero
Marco
8 marzo 2011
Nessuna esagerazione. Bisognerebbe imparare a essere cattivi, o almeno estranei di fronte al testo. Forse lo scrittore non è quello che scrive, ma quello che non ha cuore.