Il buon Cechov (ecco un altro autore che dovrei leggere) consigliava a uno scrittore di non iniziare a scrivere finché non si sentisse freddo come il ghiaccio.
Mi sembra di trovare un punto in comune tra alcuni autori proprio su questo punto.
Lo scrittore russo; Flannery O’Connor. E siccome la frase l’ho scovata in un libricino di Carver (“Niente trucchi da quattro soldi”, editore Minimum Fax), immagino che anche l’autore statunitense la pensasse in quel modo.
È singolare che per raccontare di carne e sangue, sia necessario per l’autore educarsi a un distacco tanto radicale. L’obiezione che sorge è quella che dice:
“Non si rischia di produrre storie senza cuore?”.
Forse ci si scorda che una delle qualità che una storia deve possedere è l’efficacia. Questa si raggiunge se l’autore fa un passo indietro (meglio due) in favore della storia. È lei che deve trovare spazio, non l’autore. Uno degli equivoci in cui cade chi inizia a scrivere è immaginare la storia come un megafono per le proprie esperienze.
È la narrativa dell’ombelico che tra l’altro riscuote grande successo perché il suo scopo non è creare narrativa di valore. Bensì intrattenere.
Tutto dipende dallo scopo che ci si prefigge. Quando l’obiettivo è scrivere qualcosa che tenda all’arte, allora fare spazio alla storia diventa quasi naturale.
A quel punto la storia non sarà senza cuore o fredda. Al contrario, avremo dei personaggi reali. Ci saremo costretti a puntare non su soluzioni “facili”, su dichiarazioni a effetto, o proclami. Ma concentreremo attenzione e talento su quello che conta. E non siamo noi, ma i personaggi.
È il nostro cuore che si deve appunto raffreddare, per permettere alla storia di respirare.




Miss Fletcher
23 luglio 2012
Credo proprio che Cechov avesse ragione.
Questi tuoi post sono magnifici, caro Marco, ho segnalato il tuo blog a una mia amica e sono contenta che lei ti abbia scoperto.
A presto!
Marco
23 luglio 2012
Troppo gentile, secondo me esageri
A presto!
Paolo Zardi
24 luglio 2012
Truman Capote diceva che quando si scrive si deve avere un pezzo di ghiaccio infilato nel cuore… il che potrebbe significare che il cuore ci deve essere, ma che è bene tenerlo ad una temperatura bassina…
Credo che ci siano delle analogie con la recitazione: se vuoi trasmettere emozioni, devi avere il controllo completo del tuo corpo, del tuo viso, della tua voce, e in nessun momento devi lasciare che il sentimento prenda il sopravvento. Bisogna comprendere i sentimenti, averli vissuti o essere in grado di immaginarli, ma nel momento in cui devo trasferirli, è bene essere consapevoli del mezzo usato.
ps è sempre piacevole passare per il tuo blog!
Marco
24 luglio 2012
Pure Truman Capote! Allora non c’è dubbio che siamo in presenza di una piccola grande verità, da fare propria se si vuole scribacchiare con qualche speranza di essere considerati interessanti. Forse perché la freddezza aiuta a vedere più a fondo, costringe a cercare l’essenza, mettendo da parte tutto quello che distrae dalla comprensione piena degli eventi, delle relazioni.
E grazie per essere passato da queste parti.