Tutti abbiamo sentito qualcuno affermare:
“Non ho mai avuto tempo di scrivere, ma la mia vita è un romanzo!”
L’unica risposta valida a questa affermazione è:
Meno male che è mancato il tempo. Un crimine in meno.
Questo modo di pensare non solo va a braccetto con l’idea nefasta (come accogliere una delegazione cinese sotto dei gazebo bianchi*) che scrivere sia trasferire sulla pagina gli eventi. Ne esiste un altro, forse più insidioso: quello che afferma che le cose si sono verificate proprio così, non c’è da cambiare nulla.
Che errore.
Se non funziona sulla pagina c’è da cambiare tutto, anzi da eliminare tutto, perché nella partita tra pagina e realtà, è la pagina che vince. Sempre.
Se chi scrive la pensa diversamente, o ha dei dubbi al riguardo, è preferibile che smetta di scrivere.
Ho scoperto che dopo aver scolpito la Sagrestia Nuova, a Michelangelo qualcuno fece notare che le statue dei Medici non assomigliavano affatto ai due rampolli, morti entrambi nel fiore della vita. Lui replicò che nel giro di qualche secolo non sarebbe importato a nessuno della somiglianza.
Che cos’è che importa? Cosa conta davvero? L’aderenza alla realtà? No: l’arte. Infatti è per questa ragione che la gente visita un simile sito.
Se qualcuno ha voglia di scrivere qualcosa che resti, quindi non di successo, sa, oppure farebbe bene ad apprendere in fretta, che le parole devono trarre forza non da quello che succede nella realtà, ma dalla stessa pagina. Quello che succede fuori, nelle strade, è una faccenda che riguarda la realtà, non la pagina. Qui vigono altre leggi e regole, e ci si deve adattare. Spesso la realtà è utilizzata per giustificare pigrizia, e una prosa modesta, e questo genera affermazioni come:
“Non ho bisogno di rileggere o riscrivere perché le cose sono andate così, e hanno detto proprio cosà. Me lo ricordo bene, e poi è la realtà.”
La pagina o è efficace, oppure è un foglio che stimola lo sbadiglio. L’efficacia non si raggiunge ricopiando quanto accade attorno a noi. È uno scavo, e una costruzione nuova, con materiali inediti, perché non ci si prefigge l’intrattenimento (almeno, non si dovrebbe).
Ma l’arte. Se questo è lo scopo, l’aderenza alla realtà è un problema ridicolo, svanisce come la neve col primo sole. Si tratta di una specie di rivoluzione copernicana per molti, che infatti obiettano, fanno resistenza.
Questo è naturale, perché si è soprattutto narratori orali: parliamo e quello che diciamo è convincente, va bene così. È vero. Ma se ci si siede a una scrivania per scrivere un racconto, o un romanzo, tutto quello che sappiamo o crediamo, o buona parte di esso, deve essere dimenticato. Meglio se eliminato. Inizia un altro viaggio, con regole nuove e destinazioni mai viste prima.
* Il bianco è il simbolo del lutto presso i cinesi.




Romina Tamerici
17 settembre 2012
La differenza che passa tra un diario personale e un testo letterario ancora non è chiara a molti. Anche se la mia vita fosse come un romanzo (e direi che non lo è) per raccontarla dovrei renderla un romanzo vero e proprio e per questo servono stile, creatività, revisioni… Di certo non basta travasare su un foglio un evento accaduto per trasformarlo in letteratura.
Marco
17 settembre 2012
Esatto. Non c’è nulla da travasare, ma c’è da scrivere appunto una storia. Ed è un’altra faccenda, maledettamente più complicata.
Daniele
17 settembre 2012
Condivido, anche la realtà va scritta in modo che sia efficace. Altrimenti è semplice esposizione dei fatti: va bene come traccia, come trama, ma non come testo.
Marco
17 settembre 2012
Oppure, va bene come articolo di cronaca, e spesso certi giornalisti sono in grado di scrivere pezzi davvero buoni (penso a Montanelli per esempio, che se non sbaglio scrisse anche un romanzo). Ma la narrativa è ben altro. Il problema è che le persone pensano che sia facile perché hanno a che fare ogni giorno con le parole. Questo “indebolisce” il loro valore, impedisce di vederne l’importanza e perciò tutti si cimentano con la scrittura. È un bene provarci, si capisce, ed è giusto che chiunque ci provi. Però sarebbe meglio cercare di capire la difficoltà che c’è dietro una pagina ben scritta.
Miss Fletcher
17 settembre 2012
Assolutamente d’accordo, sottoscrivo ogni parola, bravo!
Anche se ho sorriso quando ho letto: Meno male che è mancato il tempo. Un crimine in meno.
Crudele ma vero.
Scrivere bene non è da tutti, molti ci provano ma riuscire a trasmettere qualcosa al lettore non è semplice, non lo è affatto. Difficile dipingere la realtà, sanno farlo magistralmente i grandi scrittori e ti cito ancora Emile Zola, che come me tu ami tanto.
Buona serata Marco!
Marco
17 settembre 2012
Zola è stato un altro pezzo da novanta. Occorre riconoscere che i francesi coi romanzi ci sanno fare.
Buona serata anche a te!