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	<title>Certi racconti sono un tiro mancino</title>
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	<description>Sono Marco Freccero e racconto storie</description>
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		<title>Che cosa produce uno scrittore</title>
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		<pubDate>Thu, 23 May 2013 04:00:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Che cosa produce uno scrittore? La risposta più neutra dice: un bene. Concordo, anche perché ci sono (semplifico), due letterature. Quella che resta, e quella che intrattiene. Ma è indubbio questo: le spese ci sono, e un editore deve guadagnare almeno quel tanto che gli permetta di non chiudere. Deve sottostare a certe leggi; quelle [&#8230;]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=marcofreccero.wordpress.com&#038;blog=16868580&#038;post=6078&#038;subd=marcofreccero&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><b>Che cosa produce uno scrittore? </b>La risposta più neutra dice: un bene. Concordo, anche perché ci sono (semplifico), due letterature. Quella che resta, e quella che intrattiene. Ma è indubbio questo: le spese ci sono, e un editore deve guadagnare almeno quel tanto che gli permetta di non chiudere. Deve sottostare a certe leggi; quelle del mercato. Però di solito di questo aspetto si parla poco perché c’è questa bizzarra idea che se uno accanto a “letteratura” scrive “denaro”, provocherebbe un corto circuito.</p>
<p>Se stai leggendo queste parole, il corto circuito non c’è stato. È una buona notizia, vero?</p>
<p>Prendiamo a esempio Charles Dickens. Ci troviamo alle prese con un autore attentissimo al pubblico. Buona parte delle sue opere erano pubblicate su giornali, e adesso sono dei classici. Certo, lui rappresenta un esempio raro: un incredibile insieme di determinazione, talento, capacità di inventare, talento, fiuto per gli umori del pubblico, talento.</p>
<p><b>Dickens voleva raggiungere il suo pubblico</b>, era disposto ad <i>assecondarlo</i>, ma raccontava la storia che voleva lui. Nelle sue opere c’è una critica dura nei confronti della società inglese dell’epoca, quella società dove lui si muoveva con agio ormai, ma non poteva esserne davvero parte dopo quello che la vita gli aveva riservato. Eppure vendeva, a vagonate.</p>
<p>Letteratura, e denaro.</p>
<p>Come ci riusciva? Del talento mi pare di aver già parlato a sufficienza, ma non se ne parla mai abbastanza poiché è scomodo farlo. Si fa torto a un sacco di gente che pensa ci voglia poco a scrivere, e che basti volerlo. Se c&#8217;è qualcuno che voleva con determinazione essere astronauta, era il sottoscritto. Ci sono riuscito, secondo te?</p>
<p><b>La letteratura è comunicazione</b>.</p>
<p>Dickens lo sapeva, lo aveva intuito, e praticava questa verità con determinazione. Il pubblico prima, la critica in un secondo tempo, ha dichiarato infine che sì, c’era del talento, una capacità quasi magica di raccontare storie, e di farlo con efficacia.</p>
<p><b>Che cosa produce uno scrittore?</b> Una magia? Parla della realtà? Svela il mistero dell’uomo? Arricchisce se stesso e l’editore? Tutto questo e molto di più. Perché è un’arte che come le altre è sporca e compromessa. Soltanto chi vive su Marte crede che tutto sia leggero e bucolico. Se parli della vita (e Dickens che cosa diavolo faceva?) parli di roba pesante, scomoda, piena di compromessi.</p>
<p>Parli del sublime. Basta essere schizzinosi: abbracciamola.</p>
<br />Archiviato in:<a href='http://marcofreccero.wordpress.com/category/buona-scrittura/'>buona scrittura</a>, <a href='http://marcofreccero.wordpress.com/category/societa-e-cultura/'>società e cultura</a> Tagged: <a href='http://marcofreccero.wordpress.com/tag/sociale/'>sociale</a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/marcofreccero.wordpress.com/6078/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/marcofreccero.wordpress.com/6078/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=marcofreccero.wordpress.com&#038;blog=16868580&#038;post=6078&#038;subd=marcofreccero&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Non lasciare scampo al lettore</title>
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		<pubDate>Wed, 22 May 2013 04:00:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Che cosa rende una storia potente? La lingua, il talento certo, e un mucchio alto così di altre peculiarità, siamo d’accordo credo. Tuttavia è necessaria un’altra qualità che in un certo senso raccoglie tutte le altre, e consiste più o meno in questo. Non lasciare scampo al lettore. Che cosa vuol dire? L’unico modo, secondo [&#8230;]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=marcofreccero.wordpress.com&#038;blog=16868580&#038;post=6075&#038;subd=marcofreccero&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Che cosa rende una storia potente? La lingua, il talento certo, e un mucchio alto così di altre peculiarità, siamo d’accordo credo. Tuttavia è necessaria un’altra qualità che in un certo senso raccoglie tutte le altre, e consiste più o meno in questo.</p>
<p><b>Non lasciare scampo al lettore</b>.</p>
<p>Che cosa vuol dire?</p>
<p>L’unico modo, secondo me, di capirlo, è di fare un esempio. Come l’incipit del romanzo di Tolstoj “Anna Karenina”.</p>
<p>Tutte le famiglie felici si somigliano; ogni famiglia infelice è infelice a modo suo.</p>
<p>Che cosa possiamo notare qui? Semplice: <b>il lettore non ha scampo</b>. Lo scrittore russo asserisce, fissa i confini e questi non possono essere né incerti né deboli. Ci sono quattrocento modi per iniziare una storia, solo uno è quello giusto. Un narratore maldestro avrebbe esordito con:</p>
<p>“Come si sa, tutte le famiglie felici si somigliano”</p>
<p>Come si sa? Andiamo, non scherziamo.</p>
<p>Un altro, magari desideroso di dare alla storia un fondamento <i>scientifico </i>avrebbe osato:</p>
<p>Secondo le più recenti indagini sociologiche, tutte le famiglie felici si somigliano.</p>
<p>Cosa? Non scherziamo.</p>
<p>Qualcuno potrebbe domandare: lo scrittore allora è uno che le spara grosse? Si tratta di una semplificazione.</p>
<p>Sappiamo, eccome, che le famiglie felici non esistono. Lo sono adesso, tra sei mesi, chissà. Pure Tolstoj ne era a conoscenza (infatti scapperà di casa, proprio per sfuggire all’abbraccio della famiglia).</p>
<p>Uno dei criteri che si usano per capire che storia è quella che si legge, o che si inizia a leggere, è il tono della voce del narratore. Che deve contenere anche una buona dose di presunzione, ma non solo.</p>
<p>L’incipit di Anna Karenina contiene l’energia che scaturisce non dalla presunzione, ma dalla riflessione. E l’oggetto di questa riflessione è l’essere umano, quel mistero che un autore decide di esplorare non per capirlo, ma per proporlo a un’umanità frettolosa. E per riuscire nell’impresa, deve amarlo. E quando lo ama si mette al suo servizio, in maniera completa.</p>
<p>Tolstoj scopre un mondo. Non tutto è come ci si aspetterebbe, quindi certi dettagli sfuggono. Adesso <b>qualcuno osserverà che non si può dire che è nei dettagli che uno scrittore dimostra il proprio valore</b>, e poi affermare il contrario, o quasi.</p>
<p>Eppure è così. Quando si è alle prese con una rivelazione, questa colpisce lo scrittore come una fucilata. E si mette a scrivere. Sì, ci sono un mucchio di dettagli da mettere a fuoco, si <i>dovrebbero</i> mettere a fuoco.</p>
<p>Chi l’ha esplosa?</p>
<p>Che calibro era il fucile?</p>
<p>A che distanza è stato esploso il colpo? Eccetera eccetera.</p>
<p>Questi dettagli, ahimè, resteranno per forza di cosa avvolti nell’ombra. Credo di aver già detto che una buona storia è un agguato: capita, e basta.</p>
<p><i>Dopo</i>, tutti chiederanno: ma non ti sei accorto di nulla? Ci dovevano essere degli indizi! C’erano sicuramente! Non potevi non vedere&#8230;</p>
<p>Forse, però è stato talmente bello&#8230;</p>
<br />Archiviato in:<a href='http://marcofreccero.wordpress.com/category/buona-scrittura/'>buona scrittura</a>, <a href='http://marcofreccero.wordpress.com/category/libri/'>libri</a> Tagged: <a href='http://marcofreccero.wordpress.com/tag/scrivere-bene/'>scrivere bene</a>, <a href='http://marcofreccero.wordpress.com/tag/sociale/'>sociale</a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/marcofreccero.wordpress.com/6075/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/marcofreccero.wordpress.com/6075/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=marcofreccero.wordpress.com&#038;blog=16868580&#038;post=6075&#038;subd=marcofreccero&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Dostoevskij e l&#8217;intelligenza</title>
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		<pubDate>Tue, 21 May 2013 04:00:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“E sì! I discorsi intelligenti li si ascolta volentieri.” Questa è una frase tratta dal romanzo “Delitto e Castigo”, del buon Dostoevskij. Mi fa tornare in mente qualcosa di simile che si trova all’interno di un altro romanzo, sempre di questo scrittore russo. “I fratelli Karamazov” dove si legge (vado a memoria) “Fa piacere discutere [&#8230;]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=marcofreccero.wordpress.com&#038;blog=16868580&#038;post=6071&#038;subd=marcofreccero&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>“E sì! I discorsi intelligenti li si ascolta volentieri.”</p></blockquote>
<p>Questa è una frase tratta dal romanzo “Delitto e Castigo”, del buon Dostoevskij. Mi fa tornare in mente qualcosa di simile che si trova all’interno di un altro romanzo, sempre di questo scrittore russo. “I fratelli Karamazov” dove si legge (vado a memoria) “Fa piacere discutere con una persona intelligente”. È, mi pare, ma anche qui non ne sono certo, il titolo di un capitolo, dove il protagonista è Smerdjakov.</p>
<p>Quello che mi interessa, senza voler fare il filosofo (non ne ho certo le capacità), è come il buon Dostoevskij prenda un pensiero comune, quello relativo all’intelligenza, e lo usi spesso. Ma per una sottile ironia. Forse nemmeno troppo sottile.</p>
<p>Come alcuni sapranno meglio di me, un romanzo non può vivere senza un’idea forte, mentre un racconto può farne a meno. Ma l’aspetto più interessante è un altro: vale a dire che a volte l’opera di un autore verte su un’idea e questa passa da un romanzo all’altro. Anzi, è la pietra angolare di tutta la sua produzione letteraria.</p>
<p><b>Quindi il grande scrittore russo sarebbe contro l’intelligenza?</b></p>
<p>Non è esatto, ma immagino che lo sia stato eccome: contro l’intelligenza sganciata dal sangue e dalla carne. L’umanità ridotta a un concetto, dove la “pesantezza” della carne non può essere presa in considerazione perché sciocca e “noiosa”. Ricordo che Dostoevskij finì in Siberia, e quella bestiale punizione (venuta dopo la farsa del plotone di esecuzione), aveva probabilmente costretto quest&#8217;uomo a azzerare idee e gerarchie, per ripartire da zero. Dall&#8217;uomo non come concetto o idea, ma carne e sangue.</p>
<p>L’attualità di questo scrittore e delle sue opere è nascosta in questo: prende un’idea comune, condivisa da tutti o quasi, ma senza attaccarla direttamente o rovesciarla, racconta una storia.</p>
<p><strong>Però non è nemmeno qui la sua forza</strong>. Adesso come allora, e direi in tutte le epoche, c’è un movimento nemmeno troppo sotterraneo che ha come obiettivo di rendere l’essere umano, la sua complessità, commestibile. Digeribile facilmente. Nell’Ottocento ma pure ora, era in corso il tentativo di rendere l’uomo una specie di idea, un concetto.</p>
<p>Il risultato non può che essere un corto circuito: infatti Raskolnikov non ne esce e comprende che l’espiazione, quindi la punizione della carne (reclusa, spedita in Siberia), sarà il primo passo per tornare a fare la pace con l’umanità. La propria innanzitutto. Ma sarà solo il primo passo, niente gioia e percorsi in discesa, anzi.</p>
<p>Adesso le cose si sono fatte solo più raffinate. Disarticolare l’uomo dalla sua carne e dal suo sangue, lo rende più malleabile. Da una parte, occorre insegnargli a non pensare, perché se agisse in maniera contraria (se pensasse) potrebbe comprendere che la realtà è complessa. E diventerebbe pericoloso per lo status quo.</p>
<p>Dall’altra, ci si assicura un consenso facile. Qualunque fenomeno si verifichi (crisi economica, terrorismo, e via discorrendo), basterà offrire una facciata comprensibile e semplice, per avere il grosso della popolazione dalla propria parte.</p>
<p>Dostoevskij, come succede alle persone dotate di talento enorme, lo aveva compreso. È da leggere perché lui celebra l’intelligenza che si china sulla carne, e lancia l’allarme verso quelle ideologie che adesso e allora, cercano di cancellare quello che forse ci rende davvero umani. Siamo carne che pensa, sangue che ribolle di idee.</p>
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		<title>Promuoversi non è un male</title>
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		<pubDate>Mon, 20 May 2013 04:00:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco</dc:creator>
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		<category><![CDATA[società e cultura]]></category>
		<category><![CDATA[sociale]]></category>

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		<description><![CDATA[Ci sono una serie di obiezioni all’idea che un autore debba promuoversi. Secondo alcuni, tanti in realtà, non sarebbe&#8230; bello? Dignitoso? Nobile? Vediamone alcune nel dettaglio. Un autore deve pensare solo a scrivere. Magari. Mangiare, bere, guadagnarsi da vivere? Orsù, in Italia nessuno (a parte quelli che finiscono nei primi dieci della classifica dei libri [&#8230;]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=marcofreccero.wordpress.com&#038;blog=16868580&#038;post=6069&#038;subd=marcofreccero&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Ci sono una serie di obiezioni all’idea che un autore debba promuoversi. Secondo alcuni, tanti in realtà, non sarebbe&#8230; bello? Dignitoso? Nobile? Vediamone alcune nel dettaglio.</p>
<ul>
<li><b>Un autore deve pensare solo a scrivere</b>. Magari. Mangiare, bere, guadagnarsi da vivere? Orsù, in Italia nessuno (a parte quelli che finiscono nei primi dieci della classifica dei libri più venduti), può permettersi di pensare solo a scrivere. Lo vorrebbe fare, si capisce: ma c’è quella faccenda chiamata vita che si porta con sé varie incombenze. Bollo auto, assicurazione, revisione auto, tasse&#8230;</li>
</ul>
<ul>
<li><b>Il libro non è un prodotto! </b>Vero. È un bene. Ma lo coccoliamo solo noi, oppure proviamo a vedere come se la cava in giro per il mondo? Se la letteratura è tanto mediocre forse è perché i buoni libri non si fanno nemmeno trovare. Gli editori spesso pubblicano quello che piace e va di moda, benissimo. Tanti auguri.<br />
Perché non provare a dimostrare che è possibile vendere anche quello che <i>secondo loro</i> non ha mercato? Usando alcune delle loro medesime armi, esatto.</li>
</ul>
<ul>
<li><b>Se usi i loro metodi, sei come loro. </b> Se uso i loro metodi, lo faccio per dimostrare che hanno torto. Ragionano in termini di profitti, mode e via discorrendo (tutti aspetti che una casa editrice deve tenere in conto)? Ottimo. Se però riuscissi a ottenere dei risultati “sorprendenti” utilizzando le loro medesime armi?<br />
Sarebbe almeno divertente, no?</li>
</ul>
<ul>
<li><b>Chissà cosa pensa la gente</b>. Ci sono due tipi di “gente”: quella che non cambia mai idea (buon viaggio ragazzi, in fondo al burrone siete tantissimi, lo so), e quella che la cambia. È meglio puntare l’attenzione su questa minoranza, e dimostrare loro che un prodotto vale anche se è auto-pubblicato. Però non basta dire: “Ehi, compralo! È il mio!”.</li>
</ul>
<ul>
<li><b>La promozione si fa perché manca il valore</b>. Ne siamo certi? Lo scopo è di far conoscere alle persone che c’è qualcosa di nuovo. Spesso questo <i>qualcosa di nuovo</i> è un obbrobrio, ma voglio ricordare che Dickens pubblicava le sue opere sui giornali. Non è promozione, usare il mezzo di comunicazione più popolare dell’epoca? Inoltre, come si fa a giudicare qualcosa se non è nemmeno conosciuto?<br />
Come è possibile dire: “È senza valore”, senza avere avuto la possibilità di buttarci un’occhiata? E come faccio a buttarci un’occhiata se non so nemmeno se quell’opera esiste?</li>
</ul>
<ul>
<li><b>Nessuno è disposto a credere alla promozione di un autore se non la fa un editore</b>. Interessante. Il valore non è nello scritto, ma nella casa editrice. Quindi secondo questo modo di ragionare, posso scrivere delle idiozie e siccome un grosso editore le pubblica e mi manda in giro per il Paese a parlarne, allora va bene.<br />
Stiamo scherzando, vero?</li>
</ul>
<ul>
<li><b>Il digitale è sinonimo improvvisazione. </b>E pubblicare con una casa editrice, sarebbe sinonimo di cosa? Di professionalità? Orsù, basta guardare cosa passa il convento. Buona parte dei 20 libri più venduti in Italia in questo momento fanno smascellare dalle risate chiunque abbia una minima conoscenza della letteratura e dell’arte. Che poi il 95% dei libri auto-pubblicati facciano piangere, è risaputo. E questo cosa dimostra? Esatto: che occorre guardare (se possibile) caso per caso, e non lasciarsi trascinare dal pregiudizio.</li>
<li><b>Non puoi credere che la promozione si sposi con l’arte</b>. Svelerò un segreto. I grandi artisti del passato (Leonardo; Michelangelo; Raffaello, eccetera, eccetera), campavano perché si promuovevano. Non stavano a casuccia ad aspettare che il signore venisse a sapere della loro esistenza. Si muovevano. Si presentavano, facevano di tutto e di più per entrare nelle sue grazie. Corrompevano, cercavano di stringere amicizia con quanti gravitavano nell’orbita del signore. È la vita, bellezza.</li>
<li><b>La letteratura è nobile! </b>Ancora? La letteratura è comunicazione. Fine.</li>
</ul>
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		<title>Perché uno scrittore deve promuoversi</title>
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		<pubDate>Fri, 17 May 2013 04:00:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Iniziamo col dire che prima, quando l’ebook non esisteva e c’erano le barriere in entrata, chi scribacchiava e aveva talento, poteva delegare ad altri questa attività. Se riusciva a trovare una casa editrice, è ovvio. L’editore, l’ufficio marketing, e via discorrendo. Lo scrittore scriveva, e il “lavoro sporco” lo svolgevano gli altri. Perché c’era questa [&#8230;]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=marcofreccero.wordpress.com&#038;blog=16868580&#038;post=6067&#038;subd=marcofreccero&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Iniziamo col dire che <i>prima</i>, quando l’ebook non esisteva e c’erano le barriere in entrata, chi scribacchiava e aveva talento, poteva delegare ad altri questa attività. Se riusciva a trovare una casa editrice, è ovvio.</p>
<p>L’editore, l’ufficio marketing, e via discorrendo. Lo scrittore scriveva, e il “lavoro sporco” lo svolgevano gli altri. Perché c’era questa idea, nemmeno troppo bisbigliata: se scrivi non puoi mescolarti con qualcosa di così volgare come la promozione! La letteratura è nobile!</p>
<p>No.</p>
<p><b>La letteratura è comunicazione</b>. C’è un discreto numero di autori (autori veri), che la pensa in questo modo. Flannery O’Connor, tanto per cominciare. E in maniera indiretta tutti, tutti i grandi (Dickens, Dostoevskij), sapevano bene che il pubblico deve essere raggiunto, in qualche maniera. Questo non garantisce nulla (come ripeto: non c’è nessuna garanzia, mai), però induce a guardare alla narrativa con un occhio diverso.</p>
<p>Partiamo da questo dato di fatto, come dicono gli esperti: se la cattiva letteratura ha così tanto spazio, e gode di fortuna e promozione, perché quella discreta, buona, dovrebbe vergognarsene?</p>
<p><b>La letteratura è comunicazione</b>: o la fai oppure non fai letteratura, ma un monologo.</p>
<p><b>Perché un autore deve promuoversi? </b>Perché adesso è arrivato l’ebook, le barriere in entrata sono in macerie, e tutti scrivono. Pochi scrivono storie, certo; ci vuole del talento, spiacente. Ma è innegabile che tutti hanno il diritto di scrivere, e nessuno può dire: “Tu, no”. Certo, il talento, il tempo e la fortuna faranno da spartiacque; però c’è un altro aspetto da considerare.</p>
<p>Spesso si parla di promozione come del mezzo per raggiungere il pubblico più vasto possibile, fare soldi a palate e comprarsi una villa a Malibù (preferisco Antibes, grazie).</p>
<p>No.</p>
<p>Dipende da quale storia hai in mano e di come consideri la letteratura. Faccio un esempio: io, ammesso che abbia del talento, sono consapevole che non raggiungerò mai un grande consenso o successo che dir si voglia. Nemmeno se mi legassero a una palla di cannone e mi sparassero. Ho certe idee, e non sono disposto a gettarle via per piacere al pubblico.</p>
<p><b>Il lettore non sa quello che vuole, chiaro?</b> Con una simile idea, dove vuoi andare? Non molto distante, esatto.</p>
<p>Però (ecco lo scopo della promozione), puoi allargare la cerchia delle tue conoscenze e riuscire a intercettare quelle persone che possono aiutarti. A fare cosa? No, non a raggiungere il successo, ma a diventare migliore. Se non come scrittore, almeno come persona. Ti sembra poco?</p>
<br />Archiviato in:<a href='http://marcofreccero.wordpress.com/category/pubblicazione-fai-da-te/'>pubblicazione fai da te</a>, <a href='http://marcofreccero.wordpress.com/category/societa-e-cultura/'>società e cultura</a> Tagged: <a href='http://marcofreccero.wordpress.com/tag/sociale/'>sociale</a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/marcofreccero.wordpress.com/6067/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/marcofreccero.wordpress.com/6067/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=marcofreccero.wordpress.com&#038;blog=16868580&#038;post=6067&#038;subd=marcofreccero&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Perché la bellezza è importante</title>
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		<pubDate>Thu, 16 May 2013 04:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco</dc:creator>
				<category><![CDATA[buona scrittura]]></category>
		<category><![CDATA[cassetta degli attrezzi]]></category>
		<category><![CDATA[sociale]]></category>

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		<description><![CDATA[Si può dire qualcosa (ancora) a proposito della bellezza, dopo che il buon Dostoevskij disse che sarà lei a salvare il mondo? Non credo proprio. Per quale ragione dovrebbe essere importante? Non ne ho alcuna idea in realtà, ma proverò a scrivere qualcosa. Siamo abituati a immaginare la bellezza, o l’arte, come qualcosa alla quale [&#8230;]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=marcofreccero.wordpress.com&#038;blog=16868580&#038;post=6063&#038;subd=marcofreccero&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Si può dire qualcosa (ancora) a proposito della bellezza, dopo che il buon Dostoevskij disse che sarà lei a salvare il mondo? Non credo proprio.<br />
Per quale ragione dovrebbe essere importante?<br />
Non ne ho alcuna idea in realtà, ma proverò a scrivere qualcosa.</p>
<p>Siamo abituati a immaginare la bellezza, o l’arte, come qualcosa alla quale hanno diritto pochi eletti. Credo sia giusto affermare che sia un diritto di tutti, questo deve essere chiaro.<br />
Però, <b>siamo certi che <i>tutti</i> la desiderino?</b></p>
<p>Le nostre giornate sono ben diverse da quelle dello scrittore russo; almeno in apparenza. Quello che lega noi a lui, e quindi alla sua idea della bellezza “sovversiva”, è una cultura dominante che celebra lo status quo; adesso come allora. Le uniche differenze, rispetto all’Ottocento, è che è la tecnologia rende tutto o quasi molto semplice.</p>
<p>Superficiale.</p>
<p><b>Che cosa distingue una società del 2013</b>, e una governata dallo zar? Tutto, e niente: il progresso tecnologico, scientifico, medico, eccetera eccetera. Ma in entrambi i casi è la semplicità a farla da padrone.</p>
<p>Perché dare il potere alle persone? Guardatele: sono volgari, ignoranti, capiscono solo il bastone. Meglio affidarlo allo zar, lui sì che sa come si fa.</p>
<p>Perché studiare? C’è il Web. Per quale motivo sforzarsi di comprendere, quando tutto è così <em>evidente</em>?<em> </em>Per quale ragione cercare di andare oltre le apparenze quando queste ci parlano con &#8220;chiarezza&#8221;?<em> </em></p>
<p>L’aspetto sovversivo della bellezza è che può essere colta, ma non è mai qualcosa di facile. Sia perché conduce il singolo a interrogarsi su ciò che vede e lo circonda.</p>
<p>Sia perché la bellezza educa quel singolo a non accontentarsi più di quello che sino a ieri, lo rendeva sazio e soddisfatto. Perché uno dei “trucchi” applicati da chi difende lo status quo è di considerarla tale solo perché ci costa poco o nulla. Sfiora l’occhio (invaso da mille immagini) e: “Che bello!”.</p>
<p>Attenzione. Qui non si tratta affatto di bellezza, bensì di diversione: una tecnica (militare) che si attua per indebolire il nemico in un punto, dove poi sarà concentrato l’attacco.</p>
<p>Quando Dostoevskij scopre il valore della bellezza, sa già che essa non convincerà molti. Infatti dice che sarà la bellezza a salvare il mondo, non che gli uomini lo salveranno tramite la bellezza. È qualcosa che coinvolge pochi, e comunque sembra che sarà appunto lei a operare la salvezza.</p>
<p>Non è terribile?</p>
<br />Archiviato in:<a href='http://marcofreccero.wordpress.com/category/buona-scrittura/'>buona scrittura</a>, <a href='http://marcofreccero.wordpress.com/category/cassetta-degli-attrezzi/'>cassetta degli attrezzi</a> Tagged: <a href='http://marcofreccero.wordpress.com/tag/sociale/'>sociale</a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/marcofreccero.wordpress.com/6063/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/marcofreccero.wordpress.com/6063/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=marcofreccero.wordpress.com&#038;blog=16868580&#038;post=6063&#038;subd=marcofreccero&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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	</item>
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		<title>Senza pensare al lettore</title>
		<link>http://marcofreccero.wordpress.com/2013/05/15/senza-pensare-al-lettore/</link>
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		<pubDate>Wed, 15 May 2013 04:00:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco</dc:creator>
				<category><![CDATA[buona scrittura]]></category>
		<category><![CDATA[cassetta degli attrezzi]]></category>
		<category><![CDATA[scrivere bene]]></category>
		<category><![CDATA[sociale]]></category>

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		<description><![CDATA[Cerco di scrivere ogni racconto meglio che posso senza pensare a chi influenzerò o a che tipo di impressione farò. &#160; È ancora Raymond Carver a scrivere questa frase. Bizzarro vero? Per quale ragione? Si scrive e si dice un po&#8217; dappertutto che bisogna scrivere per il lettore, avendo lui in mente e basta. Che [&#8230;]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=marcofreccero.wordpress.com&#038;blog=16868580&#038;post=6061&#038;subd=marcofreccero&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Cerco di scrivere ogni racconto meglio che posso senza pensare a chi influenzerò o a che tipo di impressione farò.</p></blockquote>
<p>&nbsp;</p>
<p>È ancora Raymond Carver a scrivere questa frase. Bizzarro vero? Per quale ragione?<br />
Si scrive e si dice un po&#8217; dappertutto che bisogna scrivere per il lettore, avendo lui in mente e basta. Che cosa accade invece? Che si va a incontrare un tipo come Carver che se ne esce con una simile affermazione.</p>
<p>Però c’è molto di più da scoprire.</p>
<p>Carver afferma di scrivere: “meglio che posso”. Non ha l’ambizione del capolavoro, anche perché se c’è e arriva, capita all’insaputa di chi scrive. Tutto quello che uno scrittore può fare è impegnarsi al massimo. Non dimenticandosi dei propri limiti, al contrario. Non deve confezionare “la perfezione”, bensì qualcosa efficace e di valore.</p>
<p>E il lettore? Mi sembra chiaro: Carver non ci pensa. Né si preoccupa dell’impressione che farà.</p>
<p>Può sembrare presuntuoso: io scrivo, e al diavolo il lettore. Non è esatto, poiché costui ha diritto comunque a una prosa curata, dove ogni parola è quella giusta.</p>
<p>Dopo, può anche non piacere, può anzi suscitare fastidio la storia che si racconta. L’essenziale è lavorare duro, puntare molto in alto: all’arte, e a cosa altrimenti?</p>
<p>Però ciascuno deve stare al suo posto. Il lettore ha diritto di leggere quello che vuole. Lo scrittore scrive quello che vuole, ma costui ha delle responsabilità maggiori. E <i>innalzare</i> il lettore a un rango che non è suo, per esempio inducendo a credere che è lui il centro, il fine e l’inizio di tutto, <b>è un errore</b>.</p>
<p>Come ripeto spesso: il lettore non sa quello che vuole, glielo deve dire chi scrive. Ecco perché tanti autori muoiono senza avere alcun consenso, e solo dopo la morte trovano un minimo di credito. Alcuni potrebbero osservare che dovevano essere più furbi, e assecondare il lettore.</p>
<p>Ma se avessimo assecondato la nostra natura, staremmo ancora sugli alberi a spulciarci. La storia dell’umanità è costellata di individui che senza badare al consenso, spingevano in alto l’asticella.</p>
<p>Perché la letteratura non dovrebbe agire alla stessa maniera? Riguarda la vita, esatto.</p>
<p>&nbsp;</p>
<br />Archiviato in:<a href='http://marcofreccero.wordpress.com/category/buona-scrittura/'>buona scrittura</a>, <a href='http://marcofreccero.wordpress.com/category/cassetta-degli-attrezzi/'>cassetta degli attrezzi</a> Tagged: <a href='http://marcofreccero.wordpress.com/tag/scrivere-bene/'>scrivere bene</a>, <a href='http://marcofreccero.wordpress.com/tag/sociale/'>sociale</a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/marcofreccero.wordpress.com/6061/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/marcofreccero.wordpress.com/6061/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=marcofreccero.wordpress.com&#038;blog=16868580&#038;post=6061&#038;subd=marcofreccero&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>La narrativa è comunicazione</title>
		<link>http://marcofreccero.wordpress.com/2013/05/14/la-narrativa-e-comunicazione/</link>
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		<pubDate>Tue, 14 May 2013 04:00:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco</dc:creator>
				<category><![CDATA[buona scrittura]]></category>
		<category><![CDATA[cassetta degli attrezzi]]></category>
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		<description><![CDATA[Ma allora un racconto, un romanzo, quale scopo deve avere? Ne deve avere uno, oppure è inutile? È così grave che una storia sia solo bella da leggere, e basta? Si potrebbe con agilità ed eleganza sgusciar via da queste domande affermando per esempio che se una storia fosse già bella, sarebbe grasso che cola, [&#8230;]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=marcofreccero.wordpress.com&#038;blog=16868580&#038;post=6059&#038;subd=marcofreccero&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Ma allora un racconto, un romanzo, quale scopo deve avere? Ne deve avere uno, oppure è inutile? È così grave che una storia sia solo bella da leggere, e basta?</p>
<p>Si potrebbe con agilità ed eleganza sgusciar via da queste domande affermando per esempio che se una storia fosse già bella, sarebbe grasso che cola, come si dice dalle mie parti.</p>
<p>Però è giusto anche ricordare che la qualità della scrittura, la cura nella scelta delle parole deve essere massima. C’è un aspetto da tenere in conto: una storia, non deve solo badare a svelare il mistero dell’uomo, a celebrare le erbacce, come mi piace ripetere spesso da queste parti.</p>
<p>L’aspetto estetico, la cura, non è secondaria: mai. Chi legge deve aver chiaro cosa succede, lo sviluppo non solo deve essere coerente (oppure: può anche non esserlo. Però deve essere convincente, in qualche modo&#8230;), ma chiaro. Se devo <i>rileggere</i>, o mi trovo su un testo di filosofia particolarmente coriaceo (e scritto male, perché no? Chi ha detto che un libro di testo per essere buono debba essere <b>pesante</b>?).</p>
<p>Oppure è stato scritto da una capra.</p>
<p>Lo sanno anche i feltrini delle sedie: se ho un messaggio ma non so comunicarlo, non è un problema del lettore, non si tratta della sua ignoranza. È un problema mio.</p>
<p><b>La narrativa è comunicazione</b>. È un punto che viene spesso tralasciato, ignorato, snobbato: se scrivo, sono gli altri che devono sforzarsi. Io già faccio così tanto per essi, devo pure perdere tempo a comunicare?</p>
<p>Se comunicare, quindi scrivere in modo efficace, qualcuno lo considera una perdita di tempo, non sarò io a contraddirlo. Ci mancherebbe altro. Però non si stupisca troppo se nessuno&#8230; perderà il proprio tempo a leggere le sue storie.</p>
<p>Ribadisco: <b>è inevitabile che il lettore</b> non superficiale si chieda alla fine, o anche durante la lettura: “E questo dove vuole andare a parare? Che significa tutto questo?”. Benché io abbia qualche dubbio al riguardo: con una letteratura ridotta al rango di intrattenimento, e un pubblico abituato a galleggiare, a non immaginare neppure che possa esserci qualcosa di profondo e misterioso, è un miracolo quando e se qualcuno invece coglie il senso.</p>
<p>Perciò se le parole sono mediocri, i luoghi comuni sono presenti a ogni piè sospinto, si contravviene a uno dei doveri di chi scribacchia. Vale a dire: puntare all’arte. Che vuol dire essere efficaci e di valore, e sembra una bazzecola: però a guardar bene cosa c’è in giro, ci si rende conto che tanto semplice non è. Altrimenti tanta letteratura mediocre non ci sarebbe.</p>
<p>Una storia scritta bene ha un suo “motore”: ogni parte deve essere oliata, registrata a dovere, ogni bullone o vite deve essere stretto perché non si perda qualcosa mentre si procede nel viaggio. No, niente perfezione: si tratta pur sempre di un “modello” con i suoi limiti. E per giungere appunto nel <i>profondo</i> è indispensabile che la forma non contenga debolezze, o che queste siano minime.</p>
<p>Né che mostri sciatteria perché di certo una persona sciatta andrà in brodo di giuggiole trovando un ambiente che conosce bene. Se però lo scopo è andare oltre le apparenze, allora è un problema grave perché mai sarà offerta al lettore la possibilità di conoscere il mistero dell’uomo. Galleggerà, e sarà un’occasione persa.</p>
<p>Ancora una volta, spero di aver dimostrato che scrivere è senz’altro semplice, facile e alla portata di tutti e guai a non provarci. Scrivere storie però è un altro paio di maniche. Mi spiace.</p>
<br />Archiviato in:<a href='http://marcofreccero.wordpress.com/category/buona-scrittura/'>buona scrittura</a>, <a href='http://marcofreccero.wordpress.com/category/cassetta-degli-attrezzi/'>cassetta degli attrezzi</a> Tagged: <a href='http://marcofreccero.wordpress.com/tag/scrivere-bene/'>scrivere bene</a>, <a href='http://marcofreccero.wordpress.com/tag/sociale/'>sociale</a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/marcofreccero.wordpress.com/6059/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/marcofreccero.wordpress.com/6059/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=marcofreccero.wordpress.com&#038;blog=16868580&#038;post=6059&#038;subd=marcofreccero&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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	</item>
		<item>
		<title>In cerca di qualcosa da scrivere</title>
		<link>http://marcofreccero.wordpress.com/2013/05/13/in-cerca-di-qualcosa-da-scrivere/</link>
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		<pubDate>Mon, 13 May 2013 04:00:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco</dc:creator>
				<category><![CDATA[buona scrittura]]></category>
		<category><![CDATA[cassetta degli attrezzi]]></category>
		<category><![CDATA[scrivere bene]]></category>
		<category><![CDATA[sociale]]></category>

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		<description><![CDATA[(&#8230;) non dovrebbe essere lo scrittore a gettare la lenza, in cerca di qualcosa da scrivere. È una frase di Raymond Carver. Eppure, chi scribacchia, non si sente un po’ così? Forse. Forse una volta agivo in questa maniera. È un errore? Eccome. Immagino che sia un modo di agire sballato, perché scegli. Di fatto [&#8230;]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=marcofreccero.wordpress.com&#038;blog=16868580&#038;post=6055&#038;subd=marcofreccero&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>(&#8230;) non dovrebbe essere lo scrittore a gettare la lenza, in cerca di qualcosa da scrivere.</p></blockquote>
<p>È una frase di Raymond Carver.</p>
<p>Eppure, chi scribacchia, non si sente un po’ così? Forse. Forse una volta agivo in questa maniera. È un errore? Eccome. Immagino che sia un modo di agire sballato, perché <b>scegli</b>. Di fatto non racconti una storia, ma illustri quello che ti sta a cuore.</p>
<p>Come? Non è poi così male? Sono persino disposto ad accettare questo punto di vista, ci mancherebbe. Non è che devono scrivere solo alcuni, e gli altri zitti e giù le mani dalle tastiere, o vi stacco le dita a morsi.<br />
Benché a volte una minaccia del genere potrebbe persino servire&#8230;</p>
<p>Raccontare una storia significa anche ospitare punti di vista distanti dai propri. Questo porta i lettori ad avere di chi scrive un’immagine sbagliata: immaginano che costui o costei stia dalla loro parte. La pensi come loro.</p>
<p>Un altro errore. Figlio di quell’idea che ritiene la scrittura la “semplice” arte della trascrizione delle proprie emozioni, esperienze, idee. Non è così, mi spiace.</p>
<p><b>È necessario fare strada a un nuovo concetto: quello dell’invenzione</b>. Credo di aver già scritto qualcosa al riguardo, in passato. Adesso c’è questa <i>moda</i> della creazione, della creatività; già lo scrittore Giuseppe Pontiggia avvertiva del rischio di usare il termine “creativo” a proposito della scrittura. Perché sposta l’attenzione dall’opera, a chi la produce.</p>
<p>Invece il termine <b>inventare<i> </i></b>che ci arriva dal latino trovare, ha un bel altro spessore. Perché all’improvviso abbiamo questa immagine, pallida, pure tremolante. Bene; l’abbiamo trovata e adesso? Non resta che mettersi al lavoro, ma mentre il creatore può tutto, chi inventa, si deve rimboccare le maniche e lavorare duro.</p>
<p>Il creatore non ha limiti, chi inventa ci fa a pugni ogni giorno, propri si capisce. Ecco perché non esistono capolavori perfetti: basta farsi un giro alla Cappella Sistina, per scovare gli errori di prospettiva di Michelangelo.</p>
<p>Potrei ripetere per l’ennesima volta il concetto dell’umiltà. Vale a dire che chi scrive si mette al servizio della storia, quindi non va a fare il safari. Come? Ah, vero: <b>in qualche post precedente parlavo di caccia</b>, di inseguire la preda nel bosco e via discorrendo. Mentre qui al contrario starei affermando qualcosa di ben diverso.</p>
<p>C’è a parer mio una bella differenza tra chi getta la lenza, e chi si trova a tu per tu con un’immagine e decide di investire le sue energie su di essa. L’immagina arriva, mica viene cercata. Nemmeno si presenta su appuntamento.</p>
<p>Quando arriva, non sai dove ti porterà. Magari ti perderai, però ti muovi. Se al contrario vai alla ricerca della giusta storia, alla fine la troverai. Sarà forse un successo, chi può dirlo? Ma non ti sorprenderà. Piacerà ai lettori, proprio perché sarà quello che essi volevano e si attendevano.</p>
<p>Non è meglio turbarli?</p>
<br />Archiviato in:<a href='http://marcofreccero.wordpress.com/category/buona-scrittura/'>buona scrittura</a>, <a href='http://marcofreccero.wordpress.com/category/cassetta-degli-attrezzi/'>cassetta degli attrezzi</a> Tagged: <a href='http://marcofreccero.wordpress.com/tag/scrivere-bene/'>scrivere bene</a>, <a href='http://marcofreccero.wordpress.com/tag/sociale/'>sociale</a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/marcofreccero.wordpress.com/6055/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/marcofreccero.wordpress.com/6055/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=marcofreccero.wordpress.com&#038;blog=16868580&#038;post=6055&#038;subd=marcofreccero&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Come dovrebbe essere un dialogo</title>
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		<pubDate>Fri, 10 May 2013 04:00:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco</dc:creator>
				<category><![CDATA[buona scrittura]]></category>
		<category><![CDATA[cassetta degli attrezzi]]></category>
		<category><![CDATA[sociale]]></category>

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		<description><![CDATA[Mica semplice scrivere dei dialoghi. Non ci sono ricette, solo qualche dritta. Ma immagino questo: soprattutto nel dialogo, occorrerebbe che ogni frase sia gravida di futuro. Che cosa può significare, si chiederà qualcuno. Perché di solito si pensa e si dice ben altro. Per esempio: occorre che il dialogo sia verosimile; ne siamo certi? Diciamo [&#8230;]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=marcofreccero.wordpress.com&#038;blog=16868580&#038;post=6053&#038;subd=marcofreccero&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Mica semplice scrivere dei dialoghi. Non ci sono ricette, solo qualche dritta. Ma immagino questo: soprattutto nel dialogo, occorrerebbe che ogni frase sia gravida di futuro. Che cosa può significare, si chiederà qualcuno. Perché di solito si pensa e si dice ben altro.</p>
<p>Per esempio: occorre che il dialogo sia verosimile; ne siamo certi? Diciamo di sì, ma forse se ci fermiamo solo a questo, non andiamo da nessuna parte. È come restare sulla soglia di una casa affermando di conoscere a menadito il suo interno.</p>
<p>Un dialogo verosimile rischia di essere piatto, privo di interesse. Magari “giusto”, e chi lo scrive lo difenderà dicendo: “Ma come! È così! È proprio così! Le persone parlano in questa maniera e io non ho fatto altro che riprodurre”. Non ne dubito.</p>
<p>La soluzione potrebbe essere questa: spalancare la porta su esiti imprevedibili.</p>
<p>La verosimiglianza può venire dopo, può attendere. Il dialogo non è il mezzo per allungare il brodo, far lievitare il numero delle pagine in maniera veloce. Eppure per molti è così.</p>
<p>Il dialogo non ama il luogo comune; quello che noi svolgiamo in uno studio medico, alle poste in attesa del nostro turno, sì. Ma quando si scrive entrano in gioco per forza altre regole e leggi. <b>Un dialogo dovrebbe sorprendere</b>. Detesta la lingua ovvia, ama la lingua semplice perché potente, e perciò difficile.</p>
<p>Quando per esempio due personaggi si incontrano e iniziano un dialogo, non lo fanno per fornire a chi legge le informazioni mancanti. Una storia non è un puzzle, ma&#8230; Una storia. Lo scopo di un dialogo, all&#8217;interno di un racconto oppure di un romanzo, è di preparare l&#8217;ordigno.</p>
<p>Secondo me, la narrativa o celebra il mistero dell&#8217;uomo, oppure pettina le bambole, come dicono a Roma.</p>
<p>Il dialogo rappresenta un buon sistema non per svelare il mistero (non ci sono risposte al termine di una buona storia), ma per fare in modo che si presenti nel modo migliore al lettore, persuaso che non ci sia niente di misterioso.</p>
<p>Tutto viene spiegato e svelato, e quello che è avvolto nelle tenebre, presto sarà spiegato. Più o meno è questo il pensiero in filigrana di tante persone. La buona narrativa è quella che al contrario, deve celebrare le erbacce, e mostrare che in ciascuna di esse c&#8217;è un tono di follia, di mistero o di grazia. Non è semplice, perché viviamo in una realtà che si sciacqua la bocca con la praticità, e si eccita per maghi, streghe e vampiri.</p>
<p>Non per l&#8217;uomo, quello brutto, scomodo. Sporco.</p>
<p>Per questa difficoltà nel rappresentare il mistero, molti ci rinunciano oppure nemmeno ci provano. Chi invece ci prova, sa che deve usare con estrema perizia la parola. E che saranno pochi quelli in grado di comprendere quello che si scrive. Come diceva zia Flannery, certa gente coglie l&#8217;orrore sbagliato.</p>
<p>Pazienza&#8230;</p>
<p>Il dialogo in questa opera di scoperta è una parte essenziale. Prepara il terreno, affinché i semi possano germogliare nel modo giusto. Scoprono, ma con lentezza e perizia.</p>
<br />Archiviato in:<a href='http://marcofreccero.wordpress.com/category/buona-scrittura/'>buona scrittura</a>, <a href='http://marcofreccero.wordpress.com/category/cassetta-degli-attrezzi/'>cassetta degli attrezzi</a> Tagged: <a href='http://marcofreccero.wordpress.com/tag/sociale/'>sociale</a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/marcofreccero.wordpress.com/6053/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/marcofreccero.wordpress.com/6053/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=marcofreccero.wordpress.com&#038;blog=16868580&#038;post=6053&#038;subd=marcofreccero&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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