Non hai mai capito niente – Scarica l’anteprima

Scarica l’anteprima in PDF del mio libro di racconti “Non hai mai capito niente”.

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Non hai mai capito niente. 12+1 racconti di Marco Freccero

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copertina ebook Non hai mai capito niente

 


 

Prima la storia, poi il lettore.

Come aiutare un povero autore emergente?

 

copertina racconti insieme nel buio

 

Col post “La disavventura di un povero autore emergente” ho spiegato che a volte si può incappare in qualche piccolo inconveniente che fa saltare i propri piccoli piani. I 5 giorni di download gratuito dei miei 3 racconti si sono ridotti a 3 4, a causa della scomparsa dell’ebook dal sito di Amazon.
Per questa ragione mi sono infine deciso a combinare qualcosa di molto semplice.
Permettere a chiunque di dare un’occhiata a uno di quei tre racconti. Però non voglio annoiare o indisporre i lettori di questo blog. Ecco perché pubblicherò solo di domenica alcuni brani del primo racconto, permettendo a chiunque di commentarlo, di darmi consigli, lasciare critiche…
Prima però, la genesi di quel racconto.

C’è poco da dire: ci sono degli influssi, labili, di Sciascia (io almeno l’ho scritto avendo lui in testa), ma magari chi lo leggerà dirà “Cosa? E dove sarebbe questo influsso?”.
Credo inoltre che a un amante superficiale del… giallo, potrebbe persino piacere. Se viceversa uno ama Chandler, Simenon, lo stesso Sciascia, troverà nello sviluppo della storia delle debolezze abbastanza evidenti. Ecco perché dopo di allora ho scelto di non scrivere mai più qualcosa di quel genere. Non ne ho le capacità. 

Ma allora ha senso pubblicarlo, e rischiare? Be’, sì: un sacco di opere che entrano in classifica sono inferiori a quello che leggerai: non è presunzione è un dato di fatto. E sono lì perché, be’, lo sappiamo.
E io dovrei tenere tutto sotto chiave? La risposta che mi sono dato a questa domanda è stata: “No”.
Ci sono dei paragrafi riusciti. Ho anche pensato di riscriverlo da zero ma non è nei miei piani. Non posso, mi spiace. Non ce la faccio. Non ho tempo e poi ho altre storie nella testa.

Domenica verso le undici pubblicherò un primo brano, e andrò avanti per qualche settimana. Quindi se non sei interessato a darci un’occhiata, domenica stai distante da questo blog. Se ti piace, ma soprattutto se non ti piace, ti chiedo già ora la cortesia di lasciare un commento a quello che pubblicherò. E grazie.


Prima la storia, poi il lettore

La disavventura di un povero autore emergente

kindle direct publishing amazon

 

Un po’ tutti affermano che l’autopubblicazione libera lo scrittore dall’editore consegnandoli la possibilità di controllare ogni aspetto della propria opera. Copertina, prezzo, diritti. Tutto vero, ci mancherebbe altro, a una sola condizione: occorre ricordare sempre che si è comunque dipendenti da qualcuno, e te ne rendi conto solo quando le cose non vanno per il verso giusto.
Che cosa intendo dire?

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Per scrivere non serve solo il tempo

per scrivere non serve solo il tempo

 

E poi c’è sempre qualcosa da limare.

Scrive proprio così newwhitebear in un commento al mio post “Come riconosci una parola difficile?”, e sembra una frase buttata lì, ma in realtà si apre un territorio sconfinato. Limare: una delle tante fasi della scrittura, e in effetti c’è da perdere la testa, vero? Prima c’è la scrittura, la riscrittura, l’amputazione. Ma una domanda alla fine sorge spontanea, vale a dire: limare va bene. Riscrivere d’accordo. Migliorare, e pure questo va bene. Esiste però un sistema per capire quando bisogna smettere di mettere le mani nella storia, perché altrimenti si rischia di guastare tutto?
E lo chiedi a me?

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L’autobiografia può essere una trappola

l'autobiografia può essere una trappola

 

Sembra che uno degli argomenti più discussi, o che susciti maggiore interesse soprattutto tra il pubblico, sia l’elemento autobiografico. Insomma, è lì che si deve andare a pescare, a piene mani, per scrivere. Di solito le domande dei lettori sono del tipo: “Ma cosa c’è di autobiografico?”. E la risposta migliore dovrebbe essere: “Nulla”, in modo da concentrare l’attenzione sulla storia, e non su chi scrive.
La faccenda è più complicata di così, e per adesso la liquido dicendo che l’autobiografia, spesso, è una trappola.

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