Pubblicato in: costruire un brand, editore di se stesso

Perché lo scrittore deve imparare a conversare?

I tempi sono cambiati. Mesi fa Amazon comunicava di aver stretto un accordo con l’agenzia letteraria di Andrew Wylie (che raggruppa tra gli altri, scrittori del calibro di Amos Oz, Philip Roth Milan Kundera, e degli italiani Claudio Magris, Alessandro Baricco, Antonio Tabucchi). Sarà il sito a pubblicare i lavori degli autori rappresentati dall’agenzia, non gli editori.

Questi ovviamente sono passati al contrattacco, ricordando che ci sono degli accordi precisi che legano autori e agenzia, alle case editrici; ma il senso della mossa è evidente.

In teoria, un autore ha bisogno solo di talento, e un agente letterario capace; vale a dire conoscitore delle dinamiche della Rete, delle reti sociali, del loro funzionamento. Se si sbarca su Facebook, Twitter eccetera eccetera, si deve mettere in conto che lo si fa per restarci, non solo per promuovere qualcosa. Si inizia una conversazione coi lettori che deve essere alimentata; il che vuol dire, tra le altre cose, investire tempo. Energie.

Non parlo di denaro perché almeno agli inizi, si possono conseguire buoni risultati con spese zero. Ma tutto questo, lo riscrivo, costa tempo ed energie; altrimenti è meglio lasciar perdere.

Non sono apocalittico come alcuni: l’editore esisterà per sempre. Di fatto, sta diventando un compagno di viaggio occasionale. Può esserci per pubblicare il romanzo, può sparire quando appaiono dei racconti (perché magari non ci crede), oppure l’autore sceglie di renderli disponibili gratis, oppure vendendoli su qualche piattaforma come Amazon, o iBookstore (se e quando si apriranno al mercato italiano).

Da queste banali riflessioni, si capisce al volo come continuare a ragionare con schemi vecchi, e obiettivi altrettanto vetusti, non condurrà da nessuno parte.
Pubblicare è facilissimo, quindi smettiamola di vantarci. Di comunicarlo ad amici, conoscenti e vicini; sorrideranno, animati dalla speranza che non gli si chieda pure di acquistare il libercolo.
Occorre invece conversare. Il tempo dello scrittore chiuso nella sua torre d’avorio, che scrive, e scrive e scrive (ammesso che sia mai stato davvero così), è terminato.

Non guardare alla fatica che ti aspetta: nessuno te la impone, perciò deve essere una scelta animata da passione e talento. Piuttosto, cerca di puntare la tua attenzione alle opportunità che ti si aprono davanti. Credo valga la pena farci un pensierino.

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Autore:

Raccontastorie

2 pensieri riguardo “Perché lo scrittore deve imparare a conversare?

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