Pubblicato in: buona scrittura, letteratura straniera

Quando il protagonista va in Grecia

Il protagonista di una storia, certo. In questo caso, quello di “Uomini famosi che sono stati a Sunne”, di Goran Tunström.
Si sposa, e decide di fare il viaggio di nozze in Grecia; portando con sé la propria madre, terribile vero?

Come si fa a raccontare un simile evento? Quante pagine occorrono? Cosa mettere, e cosa lasciare fuori?
Tunström in questo caso parla della paura dell’aereo della madre, e del protagonista; dell’ostilità della moglie. Dell’aereo che passa sulla Jugoslavia; di una hostess stupenda; della moglie che mastica chewing-gum. Di Mykonos, moussaka, calamari, del mare agitato e della consorte che vomita.
Tutto questo in una pagina scarsa (59/60).

Quando prosegui nella lettura, ti rendi conto che non manca nulla. Il viaggio, la Grecia, c’erano. Si poteva aggiungere ancora qualcosa? Si capisce.
Però la scrittura, come dicono quelli bravi, lavora di sottrazione, il pericolo si annida nell’addizione. Meglio ricordarselo sempre.

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Raccontastorie

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