Pubblicato in: costruire un brand, editore di se stesso

Blocco dello scrittore: come vincerlo?

Spesso gli scrittori (tutti gli scrittori) si trovano inguaiati perché d’un tratto, nella mente si crea un magnifico vuoto. Esatto, si tratta del celeberrimo blocco dello scrittore. Come uscirne?
Conosco un solo metodo in grado di aggirare e vincere questa sindrome: scrivere.

Hai provato con la lista della spesa?

Adesso qualche lettore potrebbe suggerirmi di rileggere il titolo del post, e farmi notare che se c’è una sorta di blocco, non se ne può uscire scrivendo. Ne siamo certi?
In realtà basta prendere carta e penna e scrivere; oppure la tastiera del computer, e pestare i tasti.
Ma cosa scrivere, in nome del cielo? Qualunque cosa. La lista della spesa. L’elenco delle cose che abbiamo sulla scrivania. La disposizione dei mobili, e qualche idea per renderli più funzionali; un nuovo sistema di catalogazione dei nostri libri. Eccetera eccetera, eccetera.
Il blocco dello scrittore è come un’interruzione stradale. Avevamo in programma di andare da Savona ad Albisola Superiore, ma una frana blocca tutto. Rinunciamo al viaggio? Aspettiamo che la strada venga liberata, magari tra un mese?
Fissare il blocco, o la frana, non ci aiuterà affatto a procedere di un solo millimetro. Occorre fare buon viso a cattiva sorte. Aggirare il blocco, o la frana, ricorrendo a scorciatoie, itinerari alternativi, mulattiere abbandonate. Quindi, la lista della spesa, può essere la soluzione.
Il risultato potrebbe essere sorprendente. Le nuove prospettive che si aprono, rappresentano la sventagliata di energia fresca che la nostra scrittura aspettava.

Il blocco è una richiesta di aiuto

 

Ma io sto scrivendo un romanzo! Non riesco procedere!

Ho capito, sul serio.
A parer mio, l’essenziale è non trattare quello che ci capita come un atto di guerra del destino cinico e baro, nei confronti del nostro luminoso talento; che spesso non abbiamo.
Bensì come un’opportunità che ci viene regalata, per scoprire nuove strade, percorsi un poco diversi. La testa ha bisogno di svagarsi ogni tanto. Se non è possibile staccare, fare un giro in centro, distrarsi insomma, una soluzione che a parer mio funziona è far finta di niente, e scrivere comunque. Spostare l’attenzione della nostra mente verso qualcosa di semplice, leggero, distante da ciò che stavamo combinando. Certo, può succedere che il blocco c’è perché la storia non funziona. Ma a volte c’è solo bisogno di leggerezza, di prendersi una pausa. Anche fare sgorbi, segni senza senso su un foglio di carta può essere di aiuto. In fondo il blocco è una richiesta di aiuto. Occorre cioè recuperare freschezza e divertimento: e allora scrivi qualunque cosa!
La nostra scrittura spesso soffre di linearità, vale a dire procede con un ordine troppo ovvio, troppo pianificato; credo che sia per questa ragione che a un certo punto scatta il blocco.
La troppa pianificazione ammazza la scrittura.

Metti un po’ di follia nella tastiera

Siamo noi medesimi a creare il blocco, procediamo non in nome del divertimento, dell’immaginazione o dell’arte, ma come se fossimo dei ligi operai della parola. Impeccabili, certo; con le loro otto ore, il loro modo civile ed educato di lasciar cadere le frasi sulla pagina. Ma senza orizzonti, senza alcuna aspirazione a qualcosa di grandioso: che dia del tu all’arte, appunto. O almeno, alla follia.

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Autore:

Raccontastorie

10 pensieri riguardo “Blocco dello scrittore: come vincerlo?

  1. Chiedo scusa in anticipo, ma non resisto. 😀

    È da quando ho sentito questa canzone, ispirata alla balena bianca, che ho paragonato subito il mammifero odiato dal capitano Acab alla pagina bianca da me tanto odiata.
    So già che se non lo scrivo qui non lo scriverò mai da nessuna altra parte perché i soli che potranno perdonarmi si celano tra i malati dei fogli di questo colore.

    Sebbene sia bianco il signore degli elefanti bianchi
    Che i barbari Pegu pongono sopra a ogni cosa
    E bianche le pietre che i pagani antichi donavano
    in segno di gioia, per un giorno felice
    Bianche cose nobili e commoventi,
    Come i veli di sposa
    L’innocenza, la purezza, la benignità dell’età
    Sebbene abiti bianchi vengano dati ai redenti
    Davanti a un trono bianco,
    Dove il santissimo siede, bianco come la lana
    Sebbene sia associato a quanto di più dolce,
    Onorevole e sublime
    La bianchezza della balena
    Niente è più terribile di questo colore,
    Una volta separato dal bene,
    Una volta accompagnato al terrore
    La bianchezza dello squalo bianco,
    L’orrida fissità del suo sguardo
    che demolisce il coraggio
    La fioccosa bianchezza dell’albatro,
    nelle sue nubi di spirito
    La bianchezza dell’albino bianco
    E cosa atterrisce dell’aspetto dei morti
    se non il pallore
    Bianco sudario colore?
    Spettri e fantasmi immersi in nebbie di latte
    Il re del terrore avanza nell’apocalisse
    Su un cavallo pallido
    E pallidi i cappucci della pentecoste
    E il mare nel suo richiamo abbissale
    Nell’antartico, bianco sconfinato cimitero,
    il bianco sogghigna nei suoi monumenti di ghiaccio
    Il pensiero del nulla si spalanca nella profondità lattea del cielo
    Bianco l’inverno bianco, la neve bianca,
    bianca la notte
    Bianca l’insonnia bianca, la morte bianca
    e bianca la paura è bianca
    L’universo vacuo e senza colore
    Ci sta davanti come un lebbroso
    Anche questo è la bianchezza della balena
    La bianchezza della balena
    Capite ora la caccia feroce? Il male abominevole,
    l’assenza di colore.

  2. È una canzone di Vinicio Capossela; come riportato nel libretto il testo è liberamente tratto da “Moby Dick” di H. Melville nella magica traduzione di Cesare Pavese. 🙂
    Così sono riuscito a scrivere tre nomi, (e che nomi!!), nella stessa frase. 😛

    Visto che ho fatto trenta… Se a qualcuno avanza un po’ di tempo suggerisco pure l’ascolto:

  3. Del buon Vinicio. Un altro genio della malora 😉

    comunque ecco qui la mia lista della spesa:
    Di due limoni mi devo ricordare
    e le fragole da preparare
    le carote da tagliare
    le patate da pelare.
    Non le gatte, che sono bizzose,
    ma le patate, non ti sbagliare:
    sono quelle che devi pelare.
    Un pezzo di pane – buono come indica la definizione –
    un etto di salame e un quarto di formaggio.
    Di vino un litro intero e di zucchero un pacchetto,
    Latte e biscotti per domattina.

    come sono andata? sconfitta la sindrome? 😉

    1. Lo sapevo che qualcuno arrivava a bastonarmi 😉
      La lista va benissimo, la sindrome da pagina bianca l’hai superata di slancio. Visto che funge? Sotto con il romanzo, allora!

      1. Il romanzo l’ho finito da tempo. Per ora non mi dedico al prossimo (anche se l’ho iniziato subito, tanti mesi fa) ma solo a un libro di racconti. Per differenziare.

      2. Speriamo che qualche editore si faccia vivo, allora. Intanto, hai pensato a ricorrere al sistema di Remo Bassini? Mi sembra sia stato lui che invitava i lettori del suo blog a scegliere pagina e righe (dalla riga 10 alle 18), e lui pubblicava quelle corrispondenti.
        Insomma, vogliamo saperne di più 😉

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