Pubblicato in: cassetta degli attrezzi

Gli aggettivi nella scrittura: qualche spunto

Non è certo facile scrivere su un argomento del genere, ma tutto nasce dalla lettura un po’ disordinata di “Elementi di stile della scrittura”, e in particolare del capitolo dedicato allo stile.
Un paragrafo è dedicato all’aggettivo (e anche all’avverbio); ma qui provo a ragionare sul primo tralasciando il secondo.

Nel libro si spiega che l’aggettivo è la parola che modifica o specifica il significato di un nome. Questo è il solo scopo che deve avere: specificare o modificare, altrimenti è inutile. Di seguito un esempio:

“Questi cani di merda!” gridò. “Ammazzateli!”
L’ordine venne eseguito immediatamente, e la casa ritornò silenziosa.

È un brano tratto da “Cronaca di una morte annunciata” di Gabriel Garcia Marquez. Qui abbiamo un avverbio (immediatamente), e un aggettivo (silenziosa) che svolgono la loro funzione in maniera impeccabile. Non so se anche nel resto del racconto tutto sia impeccabile, e spesso si cerca (e si trova), quello che serve per dimostrare una tesi. Ma per me è un capolavoro.

Di sicuro uno scrittore alle prime armi avrebbe scritto qualcosa di differente, magari aggiungendo dopo l’avverbio un

e velocemente

Già che abbiamo aggiunto un avverbio, meglio accompagnare a quel “silenziosa” qualcosa del tipo:

e cupa.

Il disastro è compiuto. In due sole righe si è prodotto un piccolo dramma che avrà come vittima il lettore. Non perché queste frasi sono state appesantite; ma perché il medesimo destino toccherà al resto della storia. Non basta leggere. È indispensabile imparare a conoscere la struttura delle frasi, e non di rado ci si renderà conto che l’uso degli aggettivi o è funzionale, o è folle.

Ci sono molti esempi che contraddicono senza difficoltà certe affermazioni o regole. Però per giustificare la propria faciloneria, o incompetenza, non ci si può fare scudo della scrittura dei grandi scrittori del passato.
Quando ci si ripara dietro il grande nome (“Tolstoj lo faceva, per giove!”), c’è qualcosa che non va nella propria scrittura.

Prima di tutto, perché non è esatto affermare che Tolstoj, Zola o… (aggiungi pure il tuo autore preferito), non sbagliavano un colpo. Si tratta di leggenda.

Ogni autore ha un suo insieme di regole; ecco perché la letteratura è un lavoraccio.
Hemingway era avaro di aggettivi. Altri autori sembrano usare la pala, nel senso che sulla pagina ne riversano in quantità, eppure la narrazione fila come un treno a vapore.

Fila perché gli aggettivi sono funzionali: modificano o specificano il significato di un nome. Ma come diavolo si riesce a conseguire un tale risultato? Capire se un aggettivo ha un senso, oppure è un orpello inutile? Come ogni cosa, richiede tempo e molta applicazione: parlo di anni.

Se ami davvero la scrittura presto ti sorprenderai a rileggere certe frasi dei tuoi autori preferiti, mentre sino a un mese prima leggevi e basta. Perché cerchi di scoprirne la struttura, l’anima in un certo senso. Ti stai muovendo nella giusta direzione: il che non significa che approderai davvero a qualcosa. Solo che… ti sta muovendo nella giusta direzione.

Buon studio allora…


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Autore:

Raccontastorie

2 pensieri riguardo “Gli aggettivi nella scrittura: qualche spunto

  1. Gli aggettivi se esistono vanno usati. Un abuso fa male, ma anche scrivere senza usarli è sbagliato. Bisogna leggere bene la frase e provare a leggerla togliendo aggettivi che sembrano superflui.

    Secondo me lo scrittore dilettante tende a usarli molto per fare sfoggio di vocaboli o per colmare lacune nella sua scrittura.

    1. È il sistema che cerco di applicare io: li tolgo e guardo. A volte basta usare un sostantivo differente, più muscoloso per farne a meno. Altre volte, sono necessari, non c’è nulla da fare. Più spesso, mi rendo conto che la frase è troppo lunga, sto allungando il brodo e se la riscrivo con meno parole acquista forza.

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