Pubblicato in: buona scrittura

Come scrivere un racconto – Raymond Carver /7

 

(…) ma dopo un mese di vita assieme a Wes nella casa di Chef mi sono rinfilata la fede al dito.

La versione in inglese:

(…) but after a month of being with Wes in Chef’s house, I put my wedding ring back on.

La faccenda sembra procedere bene. Sembra. Prima di questa frase, c’è un aspetto su cui concentrare la propria attenzione, secondo me. Carver in quattro righe ripete tre volte “estate”. Esattamente:

Quell’estate
Per tutta l’estate
Quell’estate.

La domanda che si fa il lettore è “Quale sarà stato il motivo? E se fosse una svista?”. A essere pignoli, ci sono forti possibilità che il lettore NON si faccia alcuna domanda del genere, ma facciamo finta di nulla.
A scuola ci viene insegnato di evitare le ripetizioni: appesantiscono la narrazione e dimostrano scarsa conoscenza della lingua.

Consiglio spiccio. Non enfatizzare troppo quello che hai imparato a scuola. Se avevi 8 d’italiano non vuol dire che sarai scrittore (ci vuole il talento); se avevi 4 e leggi come un forsennato non vuol dire che sarai scrittore (ci vuole talento. Ma sarai almeno diventato una persona con una certa proprietà di linguaggio).

La scuola non insegna a costruire storie e dialoghi; forse nemmeno la lingua italiana. Per “lingua italiana” intendo la capacità di ragionare, articolare un pensiero, sostenere una conversazione.
Ma torniamo al racconto di Carver.

La storia è narrata in prima persona da una donna, Edna. Sappiamo che la sua vita con Wes non è stata semplice. Stanno tentando di ricominciare.

Se si cede la parola al personaggio, deve parlare lui, non lo scrittore. Questa è la regola principe. Chi scrive deve fare uno (meglio tre) passi indietro. Non deve dimostrare che è bravo in italiano, bensì essere efficace. Che è un altro modo per dimostrare di essere bravo, senza fare il professorone.

Quindi via libera agli errori, alle ripetizioni, alle parolacce e insulti? Troppo semplice arrivare a una conclusione del genere.
La realtà è più complessa. Si tratta (credo) di comunicare valore e interesse, riuscendo tuttavia a restare sempre efficaci.

Nel caso del racconto di Carver, la protagonista Edna non ha tempo per curare la propria storia. Racconta. Si ripete. Si tratta di qualcosa che capita a chiunque, anche a un dotto scrittore. Quando poi questi scrive, taglia e lima. Ma in quel momento, mentre parla, no.

Attenzione. La lettura dei racconti di Carver spinge molti a provarci perché tanto è semplice.
Non ci vuole niente, due minuti al massimo.

A parte il fatto che in genere queste persone non passano mai all’azione (per fortuna). Ma l’arte della scrittura consiste in questo: offrire un risultato semplice, comprensibile a chiunque, eppure in grado di indurre il lettore a osservare la realtà con occhi un po’ diversi.

La ripetizione svolge il compito di rendere il personaggio schietto. Se si leggono i classici, si resta sorpresi dall’incontrare personaggi semplici ma con proprietà di linguaggio. È strano, perché l’istruzione obbligatoria nell’800 era un obiettivo poco praticato.

Nel racconto di Carver la ripetizione svela un tratto del carattere di Edna. Vale a dire la sua speranza, la certezza che l’estate, quell’estate, sia finalmente qualcosa di buono. Alle spalle ha un mucchio di ricordi di cui non sa cosa fare. E l’immagine di come era il marito una volta: diverso, migliore. Quell’estate può essere quella del cambiamento.

Ci spera con tutte le sue forze. Sente di essere arrivata a un momento importante nella sua vita.

Naturalmente, l’autore a volte sbaglia, ma conoscendo un poco il modo di lavorare di Carver (riscriveva di continuo), appare azzardato ritenere che in questo caso si sia distratto.
Il cuore di Edna trabocca di gioia, di voglia di vivere. Ecco allora:

Quell’estate

Per tutta l’estate

Quell’estate.

Si sente? Si sente il cuore di questa donna battere? Eppure è solo un sentimento, che però Carver restituisce in maniera perfetta.

 


 

Come scrivere un racconto – Raymond Carver /6

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Autore:

Raccontastorie

4 pensieri riguardo “Come scrivere un racconto – Raymond Carver /7

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