Pubblicato in: buona scrittura, cassetta degli attrezzi

Come scrivere un racconto – Raymond Carver /8

C’è un dettaglio che non è affatto tale in questo racconto di Carver:

Da quella notte che Wes era ubriaco e aveva gettato la sua nel pescheto.

Not since the night Wes was drunk and threw his ring into a peach orchard.

Si riferisce alla fede. Ritroviamo l’espediente del ricordo ma senza scendere nel particolare; eppure basta rileggerlo per riconoscergli un’efficacia. Un dolore reale. La situazione della coppia era ormai arrivata al capolinea, e questa azione (chissà se quella decisiva, o solo quella più dolorosa per Edna), rende perfettamente l’atmosfera che si era instaurata tra loro due.

Dopo questo episodio, Edna parla della loro vita nella casa di Chef. Si tratta di scampoli, forse quelli più rappresentativi. Di certo hanno la patina del reale proprio grazie alla loro formidabile semplicità. Carver ci insegna a prendere il reale, e a lavorarlo.

Pagavamo le bollette della luce e del gas e facevamo la spesa al supermercato Safeway, approfittando delle offerte speciali.

We paid the gas and light and shopped for specials at the Safeway.

Forse non si vede bene, ma c’è la trappola. È lì, si vede e non si vede. È quella cosa che fa dire: “Beh, ci riuscirei pure io. Mica è Napoleone alla conquista della Russia”.
Scrivere non vuol dire scrivere, o almeno non è solo quello.

È qualcosa di più complesso, difficile. Le parole devono essere capaci di creare un’atmosfera. Si prendono perciò dei semplici comportamenti quotidiani (pagare le bollette), e li si inserisce nel mondo della narrazione. Tutto diventa efficace non perché è roba che succede o si fa. Ma perché sensi e sensibilità hanno lavorato su quella comune materia siano a renderla formidabile.

Pagavamo le bollette della luce e del gas e facevamo la spesa al supermercato Safeway, approfittando delle offerte speciali.

Non c’è nulla di straordinario. Giorno dopo giorno (ma Carver evita di farne la cronaca fedele), entrambi tentano di ricominciare a vivere in maniera civile. Senza ubriacature. Wes e Chef vanno agli incontri degli Alcolisti Anonimi. Edna e Wes pescano le trote e le friggono per cena. Wes compra un cappello per la moglie, e un mazzo di margherite.

C’è una tenace determinazione a ritrovarsi. Questo è forse l’aspetto che in questo paragrafo balza agli occhi. Si prova compassione per queste due figure. Non bisogna credere che questo termine sia dispregiativo, anzi. È sempre stato l’obiettivo di Carver. Niente giudizi.

Diceva Gardner (l’insegnante di scrittura creativa proprio di Carver) che la suspense non è: “Cielo, cosa accadrà? Esploderà la bomba, oppure verrà disinnescata a tre secondi dall’esplosione?”.

Bensì: che ne sarà dei personaggi. Cosa capiterà loro. È questa la vera suspense, che spinge a leggere, a rileggere e ad andare avanti.

Questa parte del racconto ha una sua funzione. Quello di alzare la temperatura. Ne parla anche Carver. In pratica, si mette in mostra come i personaggi stiano lavorando duro per riuscire a ottenere quello che desiderano. Un po’ di felicità.

La sera Wes mi prendeva tra le braccia e mi chiedeva se ero ancora la sua ragazza.

At night, Wes would take me in his arms and ask me if I was still his girl.

Tutto sembra filare alla perfezione vero? Si sentono questi momenti, si percepiscono come stoffa sotto i polpastrelli delle dita. Sappiamo che Wes e Edna tempo addietro hanno iniziato a precipitare, si sono separati per sopravvivere. Adesso in questo paragrafo osserviamo che tutto va per il verso giusto; o quasi tutto.

La sera Wes mi prendeva tra le braccia e mi chiedeva se ero ancora la sua ragazza.

Non c’è dubbio alcuno che hanno la determinazione per farcela. Hanno una casa offerta loro da un amico. Ricostruiscono la loro relazione.

Presto arriverà la frattura, ma prima di allora, sarà necessario stabilizzare la temperatura, parlando per esempio dei loro figli. Di questo parlerò nel prossimo post.


 

Come scrivere un racconto – Raymond Carver /7

Come scrivere un racconto – Raymond Carver/9

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Raccontastorie

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