Pubblicato in: costruire un brand, editore di se stesso

Gli errori che uccidono un blog

Da un po’ bazzico sul Web e credo di aver imparato a riconoscere certi errori grossolani che rischiano di danneggiare la reputazione del singolo. Qualche esempio per capire, anche se mi rendo conto che si tratta di una lista piuttosto incompleta.

Non è marketing, è spam

Ci si creda o no il marketing è un affare serio: per questo sono pochi coloro che lo sanno fare (e si fanno pagare parecchio). La maggior parte creano una geniale campagna di marketing. Un esempio è capitato a me mesi fa. Su Twitter mi sono trovato “menzionato” e sono andato a vedere di chi si trattasse. Costui (o costei? Non ricordo), aveva mandato al sottoscritto un messaggio chiedendo se scrivessi recensioni di libri. Il suo, manco a dirlo. La medesima richiesta era stata inviata anche all’account di Einaudi Editore, Mondadori…Cosa pensare? Ciascuno faccia quello che vuole, si capisce. Ma è spam, e basta. Tra l’altro costui (o costei), non ha nemmeno finto il minimo interesse per quello che io scrivevo (ammesso che siano interessanti le cose che scrivo). Non mi seguiva, non mi ha mai seguito nemmeno dopo. Quando il proprio ego abbaglia, non si scorge nulla. Eppure il Web rigurgita di guide gratis su come usare i mezzi come Twitter, il blog. Possibile che non si abbia MAI il tempo per leggerle?

Crea relazioni, non cercare “agganci”

Nel Paese delle raccomandazioni (per chi non lo sapesse: l’Italia), tutti si indignano quando questo vezzo riguarda gli altri. Se coinvolge loro stessi, è ottimo. Il Web per molti è solo un mezzo per agganciare qualcuno che poi dovrebbe sbattersi per presentarci a questo o quello. Superfluo aggiungere che tutto deve avvenire in poco più di dieci secondi netti, o si rischia la nomea di carogna. Sia chiaro: se esiste un settore dove si va avanti grazie ad amici, amici degli amici, è proprio l’editoria. Lo so. Non ci vuole uno scienziato per capirlo. Per questo occorre usare il Web con intelligenza. Se l’organismo è malato, forse lo si può salvare iniettando un po’ di anticorpi che lo rimettano in salute, isolando le tossine. Ho aperto a gennaio questo blog. Posso affermare di essere riuscito a creare delle relazioni con persone preziose. Non perché sono nella stanza dei bottoni di case editrici. Senza che se ne rendano conto (o forse sì?), mi stanno insegnando parecchie cose. Condividono con me le loro esperienze, mi consigliano letture, e non solo.

Chi sei?

Sono anni che si ripete: se sei sul Web, mostra qualcosa di te. Crea una pagina in cui spieghi cosa hai fatto, e via discorrendo. Non devi svelare segreti, e scendere nel dettaglio. Ma se ho la sensazione di essere contattato da un bot, lascio perdere. Lo so, barare è facile. Ci sono migliaia di persone che vantano competenze e lavori che esistono solo nella loro testa. È un problema. La soluzione però non è il silenzio.

Il blog per conversare

Ne ho già accennato in passato. Molti aprono un blog (se lo aprono, ma di solito preferiscono la pagina su Facebook), solo per usarlo come cassa di risonanza per il loro ego smisurato. E allora vai di post identici che recitano più o meno:

Compra il mio libro
Compra il mio libro
Compra il mio libro

Buona fortuna. Forse riusciranno a sfondare; il mondo è talmente imprevedibile che tutto è possibile. Di certo non si tratta di persone con cui conversare. Hanno un disperato bisogno di conferme, di fans, di persone che dicano loro quanto sono bravi. Eppure sul libro (elettronico e cartaceo), oppure la narrativa, ce ne sarebbe da dire. A loro interessa solo la propria opera. Ribadisco: buona fortuna.
Possono sembrare delle ovvietà, queste che ho appena elencato. Ma visto che il Web continua a esserne infestato, è meglio ribadire questi concetti.

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Autore:

Raccontastorie

14 pensieri riguardo “Gli errori che uccidono un blog

    1. Beh, spero siano utili! In bocca al lupo allora, per l’esperimento blog. Un ottimo esempio è anche quello del gesuita Antonio Spadaro (http://www.cyberteologia.it/). L’essenziale è avere qualcosa da dire, e non farsi prendere dalla frenesia di dire sempre qualcosa, a qualunque costo. Il silenzio è uno straordinario alleato, che purtroppo il Web tende a stritolare.

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  1. Ciao Marco! io credo che chi condivide o apre un blog, come dici tu, unicamente per promuovere se stesso si perda molto di quello che è il web e l’avere un blog…non lo invidio;)
    mi è capitato qualche volta di conoscere artisti che adoro tramite la rete o di persona, è bellissimo sentire il loro SI quando gli proponi un post sul tuo piccolo e senza nessuna fama blog…:)
    buona giornata, grazie mille dei consigli preziosi!
    Francesca

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    1. Non sottovaluterei i “piccoli blog” solo perché hanno pochi lettori. È meglio avere 200.000 accessi, o solo 72 e tra quelli Bono o Cormac McCarthy? Credo che sul Web perduri ancora l’idea di valore sposata solo a quella dei grandi numeri. Non è così, sul serio.

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  2. Sono pienamente d’accordo, per quel poco che ne so penso che tramite il blog sia bello comunicare e condividere, se diventa uno strumento di autopromozione lo scambio, come tu dici, diventa arduo.
    E sì, è meglio avere pochi ma buoni lettori.
    Ciao, a presto!

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    1. Naturalmente, esistono pure blog che si promuovono, o promuovono. Quello che mi lascia sempre perplesso è vedere una specie di “inseguimento” dove tutti parlano della stessa cosa perché è l’argomento del giorno. Eppure mi pare che a questo mondo ce ne sia da dire e da scrivere: o no? 🙂
      Ciao!

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