Pubblicato in: buona scrittura, cassetta degli attrezzi

Come scrivere un racconto – Raymond Carver /14

Ma dopo un attimo si è venuto a sedere sul divano accanto a me.

But in a minute he came over and sat next to me on the sofa.

Basta poco per rendere palpabile un cambiamento nell’umore di una persona. Se fino alla riga precedente Wes sembrava ficcato in un vicolo senza via d’uscita, adesso a rassicurarci arriva questo:

Ma

Un semplice “ma”, come se ne incontrano tanti. Però come tutte le cose ci dice dell’altro. Per cominciare ci comunica un movimento: Wes torna a sedere sul sofà accanto alla moglie Edna. Se ne era allontanato per restare solo lui e i suoi pensieri. Le sue preoccupazioni. L’abitudine all’alcol forse lo aveva fatto reagire in quel modo? Può darsi. Chi vive in quella condizione si trova faccia a faccia coi problemi, da solo, prigioniero della bottiglia.

Ma

But

Forse Wes si ricorda che in quella casa non vive da solo, e che i suoi pensieri, le sue preoccupazioni, non sono più sue. Sono anche di Edna. Lei è lì: ha mollato il suo uomo e ha scommesso sulla sua voglia di ricominciare. Si è trasferita in quella casa.
E si siede sul sofà accanto a lei.

Tutte queste riflessioni nascono perché ambiente e personaggi sono convincenti. Le loro mosse, i loro discorsi sono efficaci. Riusciamo a vederli, riusciamo persino a sentire il peso del loro corpo che cala sul sofà perché Carver… è Carver. Eppure di queste persone sappiamo così poco!

I due coniugi iniziano a parlare. Edna parla dell’estate, di quell’estate, ma si rende conto di parlarne come se fosse al passato. Come se fosse già passato. Eppure, ci sono dentro: sono felici? Chissà. Però sta finendo. Edna:

Allora mi sono messa a parlare dei nostri ragazzi.

Then I started talking about the kids.

Ne ho già parlato in qualche lezione precedente, ma vale la pena tornarci.

Spesso le donne hanno uno sguardo più acuto, e profondo a proposito dei fatti della vita. Qui Edna non parla solo per dire qualcosa o cercare di distrarre il marito. Fa di meglio. Lo invita a parlare dei figli. Sta finendo un breve periodo di serenità, ma non è affatto il momento di crogiolarsi nel passato, recriminando come sarebbe stato bello se.

Meglio ripartire subito dalle cose concrete: i figli. Come tutte le donne Edna progetta, alza lo sguardo e prova a gettarlo oltre gli eventi, per dare forza e un minimo di coraggio a sé e al marito.

Ti vogliono bene, gli ho detto.

No, non è vero, ha detto lui.

They love you, I said.

No, they don’t, he said.

Saranno anche due battute scritte senza troppa attenzione (credo sia impossibile che Carver abbia scritto qualcosa in questo modo). Però si percepisce come lei sia aperta alla speranza, mentre lui chiuda subito la porta.

No, non è vero, ha detto lui.

In realtà sono la piccola prova di come un autore, se scrive di un uomo e di una donna, debba rendere la differenza dei generi quasi palpabile.
Questo dialogo prosegue:

Allora gli ho detto: Un giorno capiranno
Forse, ha risposto Wes. Ma sarà troppo tardi.
Non si sa mai, ho detto io.

I said, Someday, they’ll understand things.
Maybe, Wes said. But it won’t matter then.
You don’t know, I said.

Il racconto non finisce qui, prosegue naturalmente. Ma l’aspetto interessante è che l’ultima parola non solo è di Edna, ma è una parola che dice:

Non si sa mai, ho detto io.

Wes è stregato dal dolore che ha provocato ai figli, e considera un riavvicinamento qualcosa di difficile, se non impossibile. O comunque, un evento distante, talmente sperduto nel futuro che anche quando si presenterà, sarà troppo tardi.

Edna è aperta alle possibilità della vita. È tenacemente convinta che se ci si rimette sulla carreggiata, può accadere qualunque cosa. Non si rassegna al male, ma confida che da qualche parte, sonnecchi un’opportunità.

Non si sa mai, ho detto io.

Dall’inizio del racconto, o quasi, c’è questa sorta di contrapposizione speranza/realtà (o passato/futuro) che come una filigrana, percorre gli eventi. Non è semplice da vedere, ma esiste, ed è Edna che la rende palpabile. Non si tratta di sognare; bensì di una volontà che a dispetto di tutto desidera guardare avanti.

Riconosce il male ricevuto o commesso ma a differenza di Wes, che si sente prigioniero di quello che ha combinato, lei scommette sull’avvenire.

È una donna. E Carver riesce a renderla con un nitore e una bellezza straordinarie.


 

Come scrivere un racconto – Raymond Carver /13

Come scrivere un racconto – Raymond Carver/15

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Autore:

Raccontastorie

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