Pubblicato in: buona scrittura, cassetta degli attrezzi

Come scrivere un racconto /3 – Greenleaf di Flannery O’Connor

Aspettò un attimo, sempre china, con la camicia da notte che le ciondolava dalle spalle strette. Dei bigodini di gomma verde le germogliavano ordinatamente sulla testa, e sotto la faccia era liscia come cemento armato, per via d’una pasta al bianco d’uovo che le cancellava le rughe mentre dormiva.

Ecco che della signora May conosciamo qualcosa. Non tutto, ma ormai si dovrebbe sapere che un autore non fa l’inventario delle caratteristiche fisiche di un personaggio. La fronte, gli occhi, il mento asburgico, le mani, i piedi, le unghie, le ciglia e le sopracciglia…

Quello è il tipico vizio di un autore esordiente che non sapendo affatto di che cosa parla, parla di ogni cosa, rovescia sulla pagina tutto quello che gli passa per la testa, convinto di riuscire a trovare quello che gli sta a cuore, in un modo o nell’altro.
O forse sperando che sia il lettore a capire dove vuole andare a parare. Un po’ come certi cacciatori che nel bosco sparano a tutto quello che si muove: prima o poi beccheranno qualcosa. Magari il compagno di battuta…

Quello che spicca in questa descrizione è di certo la faccia “liscia come cemento armato”. Conferisce a questa donna un’espressione quasi priva di vita, o meglio, priva di dubbi. Perché è notte, certo, e la signora May almeno durante il sonno cancella le rughe. Ma sono rughe di chi osserva il mondo, e chi lo abita, con un ghigno cattivo perché costei SA.

Abbiamo già visto nel post precedente il modo di parlare della signora May; non spreca tempo in discorsi (e adesso è notte dopotutto). Possiamo concludere che si tratta di una donna con un viso pieno di rughe figlie del disprezzo, della sicurezza. Un volto che non si apre mai a un sorriso genuino, e nemmeno conosce un’autentica risata. Si sente forse assediata, circondata da inetti che non sanno fare niente e se non ci fosse lei tutto andrebbe a gambe all’aria.

Non scordiamoci che a volte le persone non spiegano nulla perché per esse tutto è evidente e chiaro. Se gli altri non raggiungono certi livelli di comprensione, è colpa loro, delle loro scarse capacità. La signora May grazie al cielo, è di un’altra pasta, di qualità migliore, non c’è nemmeno da dirlo. Basterebbe forse comportarsi come lei, imitarla.

Tutto questo possiamo ricavarlo durante la lettura di questa piccola pagina del racconto. Non abbiamo tutto di questo personaggio, solo i cardini. Come si riesce ad arrivare ai cardini? Non c’è alcuna ricetta, come ormai si dovrebbe sapere. Spesso un buon sistema è procedere per sottrazione, invece che per addizione (che come ho detto in precedenza, è lo stile dell’esordiente: “Abbondiamo! Che non si dica che qui siamo dei tipi provinciali!”).

Ma per togliere bisogna avere se non il finale (Flannery O’Connor rivelava che “scopriva” il finale nel momento stesso in cui lo scriveva), una buona conoscenza del personaggio. No, non è indispensabile frequentarlo a lungo, ma coglierne gli aspetti più importanti.

La scrittura si basa molto sui dettagli, sullo scorgere e vedere quello che gli altri non riconoscerebbero nemmeno su una pedana illuminata a giorno al centro di piazza del Plebiscito a Napoli. È come dico sempre io, una buona notizia: la concorrenza è meno agguerrita di quel che si creda. La brutta notizia è che non è per niente semplice e occorre del talento per cogliere l’essenza, la polpa, il cuore, e gettare via senza pietà frattaglie, scorie e ruggine.

C’è anche un altro aspetto della signora May che emerge dalla lettura di questo frammento:

“Dei bigodini di gomma verde le germogliavano ordinatamente sulla testa,”

Così come riusciamo a vedere la faccia liscia come cemento armato, accade lo stesso per i bigodini. Che “germogliavano” sulla sua testa ma non a casaccio: ordinatamente. A ben vedere non ne siamo certo stupiti perché da questa donna ci si attende proprio questo: l’ordine. Anche nelle cose più minute ci sarà l’ordine.

Altra lezione di cui fare tesoro. La fisicità di questa donna. Benché l’autrice non si perda affatto in una descrizione capillare di lei, la signora May emerge. Anche il toro, la finestra, la luna svelano a una prima lettura che sono lì, veri e tangibili come una martellata su un dito mentre si appende un quadro nel corridoio di casa.
L’intero mondo della signora May (e non solo quello fisico, bensì quello delle idee che guidano questa donna), è già lì, presente, e risponde all’appello. Eppure siamo solo all’inizio…

 

Come scrivere un racconto /4 – Greenleaf di Flannery O’Connor.

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Autore:

Raccontastorie

2 pensieri riguardo “Come scrivere un racconto /3 – Greenleaf di Flannery O’Connor

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