Pubblicato in: buona scrittura, cassetta degli attrezzi

Come scrivere un racconto /10 – Greenleaf di Flannery O’Connor

La signora May (…). Una mattina era andata a ispezionare un campo che voleva coltivare a segale, e dove era venuto su trifoglio, perché il signor Greenleaf aveva messo la semente sbagliata.

Il signor Greenleaf è un incapace. Non sono esperto di sementi e via discorrendo (eppure la maggioranza degli italiani ha avuto nonni contadini, giusto?), ma confondere segale con trifoglio dimostra un disprezzo per il lavoro, totale. Anche una scarsa o addirittura nulla organizzazione del magazzino, che sia grande o piccolo non importa. Ma ogni semente dovrebbe avere il suo posto, se necessario con tanto di targhetta. Leggendo invece questa frase vedo il signor Greenleaf entrare nel magazzino, sbuffare, allungare la mano al primo sacco che trova, uscire e dirigersi verso il campo.

Veloce considerazione. Come sempre ci sono due modi per illustrare un personaggio: quello efficace, e quello inefficace. Se leggo:

Una mattina era andata a ispezionare un campo che voleva coltivare a segale, e dove era venuto su trifoglio, perché il signor Greenleaf aveva messo la semente sbagliata.

ho aggiunto un altro tassello per arrivare a comprendere questo signor Greenleaf. Non che sia necessario, poiché Flannery O’Connor ha già mostrato con sufficiente nitore il tipo. Però qui ci fornisce una sorta di prova: non è soltanto il pregiudizio della signora May che mostra questo personaggio in una luce cattiva. Costui è davvero un mediocre lavoratore. Sbaglia semente. Cosa fa un fittavolo? Tra le altre cose ha il compito di seminare. Ma commettere un errore del genere, rendere un campo “inutile” per parecchi mesi, è un bel danno per la signora May.

Sembra un elemento solo interlocutorio, una considerazione che l’autrice fa tanto per riempire lo spazio tra un momento, un’azione, e quella successiva. No: i personaggi della storia devono essere ben definiti, non dobbiamo avere dubbi a proposito di essi.

(…) Dal nulla, una voce straziante e gutturale aveva gridato: “Gesù Gesù!” (…) La signora May si era fermata di scatto, portandosi una mano alla gola. (…) qualcuno si era fatto male nella sua proprietà, e l’avrebbe querelata, portandole via anche la camicia. Lei non era assicurata.

Sarò di parte, ma questo momento del racconto mi piace moltissimo; e non è nemmeno l’unico. Della signora May sappiamo già molto, più che del signor Greenleaf, però qui Flannery O’Connor desidera mostrarcela ancora meglio.

Sente una voce “straziante” e pensa che qualcuno nella sua proprietà forse si è fatto male (fin qui ci siamo). Però il primo pensiero è che sarà di certo querelata, mandata sul lastrico. È una reazione che però non sorprende più di tanto, perché abbiamo già imparato a conoscere la signora May.

Ha due figli che se ne infischiano della proprietà e di lei, e che hanno delle idee orribili. Tanto che ha persino modificato il testamento. È circondata da inetti, e deve sgobbare dal mattino alla sera per mandare avanti la baracca. Di notte, un toro di chissà chi viene a masticare la sua erba e le sue piante, sotto la finestra della sua camera. È del tutto naturale che poi quando sente una voce straziante, la signora May pensi a tutto il peggio possibile, e che ancora non si è concretizzato.

Forse è tempo di rispondere a una domanda, e avrei dovuto farlo in precedenza. Questo racconto inizia con la signora May; in fondo è lei la protagonista. Allora per quale motivo il titolo è “Greenleaf”, cioè il cognome del fittavolo?

Qui forse rischio di entrare in un territorio accidentato: se Flannery ha deciso così, avrà avuto le sue buone ragioni. Non bisogna forse leggere la maledettissima storia, senza infarcirsi la testa di domande? Esatto, è così che più o meno si deve fare, ma allora non saremmo qui a leggere questo racconto.

Che sia Greenleaf il titolo di questo racconto, vuole forse indicare al lettore che a volte, c’è qualcosa dietro le quinte del nostro spettacolo (mi riferisco alla vita, alla nostra vita), che agisce. Non è detto che lo faccia per il nostro bene, anzi; o lo fa proprio per il nostro bene, però si presenta con il ghigno del male.

La signora May si sente assediata da inettitudine, incomprensione, figli che se ne infischiano di lei e del suo lavorare ogni giorno. Però è persuasa che proprio la sua tenacia, la sua determinazione le permettono di avere il pieno possesso, e controllo, sulla sua esistenza. E invece non è così. Il seguito di questo racconto svelerà meglio questo bizzarro “movimento” che si verifica alle spalle, o sotto i piedi della signora May, sino a un finale sorprendente. Tutto questo con la partecipazione (consapevole? Casuale?), del signor Greenleaf.

 

Come scrivere un racconto /11 – Greenleaf di Flannery O’Connor

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Raccontastorie

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