Pubblicato in: buona scrittura, cassetta degli attrezzi

Come scrivere un racconto /16 – Greenleaf di Flannery O’Connor

Guardando giù la signora vide una macchia più scura, che avrebbe potuto esserne l’ombra proiettata di sbieco, girare in mezzo alla mandria. Diede un grido penetrante, si voltò e uscì di casa a passo di marcia.

Rieccolo, il toro randagio! Torniamo cioè nel cuore della nostra storia, dopo una parentesi: ma di solito gli autori amano prendersi queste parentesi proprio per illustrare meglio la storia, i personaggi.

Flannery O’Connor sembra voler tornare di gran carriera alla storia, infatti la signora May esce di casa, dopo aver lanciato un grido, a passo di marcia. Come se lei stessa volesse tornare a occuparsi di quello che conta, che muove la storia che sta vivendo. Il toro randagio. È quasi una lama che taglia, che lacera riflessioni e lacrime, e si riappropria del suo ruolo: condurre la fattoria come meglio può. Nessun altro lo saprebbe fare: né i figli, e neppure il fattore, con la sua moglie che fa le purificazioni nel bosco.

“Le ho detto di rinchiudere quel toro. Adesso è con le mucche da latte.”

“Non posso fare due cose alla volta,” osservò il signor Greenleaf.

“Le avevo detto di rinchiuderlo immediatamente”.

L’ottusità del signor Greenleaf (ma è davvero ottusità?) brilla con forza in questo dialogo. È talmente massiccia e imponente che quasi non ci si crede. Lui è il fattore, non deve fare due cose alla volta: ma conoscere le priorità, quello sì. Anche i sassi sanno che un toro con le mucche non deve starci (soprattutto se appartiene a qualcun altro).
Ricordo che il toro è dei figli del signor Greenleaf. Lo sappiamo noi, lo sa la signora May. Non solo:

“M’avevano detto che era scappato, ma non sapevo che era questo,” dichiarò il signor Greenleaf.

(…)

“Non le conveniva saperlo,”

Come sempre la signora May sa. Però è difficile darle torto, considerarla una donna gretta e dispotica. Buona parte dei paragrafi che abbiamo letto nelle scorse settimane, quando la storia ha rallentato, ci hanno mostrato un personaggio che deve lottare con tutte le sue forze contro una serie di altri personaggi poco o per nulla simpatici. O sono menefreghisti (i figli), oppure idioti (che sembrano idioti: il signor Greenleaf).
Prima di proseguire, occorre tenere in considerazione un dettaglio, che ho finto di non riportare, ma che adesso trascrivo:

“(…) ha dato una cornata al camioncino. Non gli piacciono le auto e i camion.”

Quando leggiamo per la prima volta questo racconto, o qualunque altra storia, non badiamo a certi elementi posati come petali su una pagina. Per abbellire, pensiamo; per dare profondità alla storia, o per “allungare il brodo” forse. Se invece rileggiamo la storia, capiamo al volo che spesso certe frasi hanno senso eccome. Per adesso, ricordiamoci solo che a questo toro non piacciono le auto e i camion. Pare una frase buttata lì tanto per dire qualcosa, per parlare e basta. Invece più avanti si rivelerà importante, direi fondamentale, perché se non ci fosse questa antipatia forse le cose non andrebbero in quella certa maniera.

“È il toro più orrendo che abbia mai visto!” gli gridò dietro la donna, ma ormai il signor Greenleaf era troppo lontano per udirla.

Il toro infine viene accompagnato fuori dalla proprietà della signora May. Questa parte del racconto si conclude con un grido della donna a proposito dell’animale. Certo, non possiamo pretendere che un toro sia bello a vedersi, e poco prima ci viene detto che:

vide il toro color scoiattolo, con le ossa dei fianchi sporgenti e le lunghe corna chiare,

Sembra proprio un animale fatto apposta per non piacere. La signora May va oltre e lo trova orrendo: eppure ne ha visto più di uno. Non è una cittadina abituata ad automobili e cemento. Di certo il toro in questione rispetto a tutti gli altri che ha visto in vita (o forse anche posseduto), li batte tutti.
È orrendo.

Qui bisognerebbe avere l’originale inglese, ma ci dobbiamo attenere alla traduzione (peraltro ottima): l’orrore è un sentimento violento, che si produce nell’animo a causa di persone, eventi, in sé ripugnanti.

Strano che un toro magro, brutto, riesca invece a comunicare di sé qualcosa di tanto forte. Come se racchiudesse in sé qualcosa di scomodo e terribile. Ma non è altro che un animale, vero? Un ottuso animale come certi uomini. O donne.

Come scrivere un racconto /17 – Greenleaf di Flannery O’Connor

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Autore:

Raccontastorie

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