Pubblicato in: buona scrittura, cassetta degli attrezzi

Come scrivere un racconto /21 – Greenleaf di Flannery O’Connor

Dalla sua camera, la signora May udì un fragore di piatti rotti e si precipitò di nuovo in sala da pranzo, passando per la cucina.

Il fragore di piatti rotti da sempre coincide con qualcosa di brutto. È come se uno degli ingredienti più importanti della vita familiare (il piatto, e quindi il mangiare o meglio, il mangiare insieme), venisse disintegrato, con tutto quello che ne consegue. Non è un incidente (la lavatrice che allaga la casa, il ferro da stiro che brucia la biancheria); è una specie di delitto. La deflagrazione di un conflitto che cova sotto la cenere.

La porta del vestibolo era aperta, e Scofield stava uscendo. Wesley (…) giaceva sulla schiena, come un enorme scarafaggio, (…). La signora May lo liberò dal tavolo e gli prese un braccio, per aiutarlo ad alzarsi, ma lui (…) la scostò, con un furioso scatto di energia, e si lanciò fuori dalla porta, dietro al fratello.

Ancora una volta, può essere necessario (ma non indispensabile) ricordare che nel Sud degli Stati Uniti la Bibbia è la lettura per antonomasia, e questi due fratelli potrebbero essere visti come una riproposta di altri fratelli di biblica memoria. Ma è un dettaglio che possiamo trascurare.

Solo un dubbio: Flannery O’Connor apprezzava Kafka? Quell’enorme scarafaggio che giace sulla schiena è un omaggio all’autore praghese? Credo di sì. Non è che si “recupera” o si ricicla; si rende omaggio. E si crea ex-novo.

La signora May giunge quando tutto è finito: c’è stata la deflagrazione, i due fratelli si sono scontrati, forse la lite continuerà fuori, ma questo non è importante conoscerlo. L’azione è ancora nella casa, è qui che si deve restare a guardare. La signora May è il fulcro della casa, è lei la testimone impotente di una tragedia che riguarda la sua famiglia, o meglio quello che ne resta.

La signora May sarebbe crollata, ma un colpo alla porta di servizio le diede la forza, e si voltò di scatto. (…) intravide il signor Greenleaf, che guardava dentro avidamente, dalla grata metallica.

Eccolo: il signor Greeleaf. Quel colpo non è dovuto al caso, ma probabilmente è fatto ad arte, perché la signora May veda che lui era lì, e ha visto tutto. Lui sa cosa è successo, più o meno.

“Ho sentito un botto! gridò il signor Greenleaf, “e ho pensato che fosse crollata la casa!”
(…)
“No, non è successo niente. Si è solo rovesciato un tavolo.” (…) E, senza pause, continuò: “I suoi figli non sono venuti a prendere il toro, così domani dovrà ucciderlo”.

Stupefacente come un uomo che non sa seminare, che si fa gli affaracci suoi, riesca tuttavia a essere presente nel posto giusto al momento giusto. Non è importante il motivo che lo ha spinto a esserci. C’è, e questo basta. È un altro schiaffo che il destino beffardo riserva alla signora May, per questo si affretta a riportare la questione, da un ambito personale, a uno diciamo così professionale. Si torna a parlare del toro che dovrà essere ucciso l’indomani. Tra padrona e fattore non ci devono essere altre faccende di cui parlare o discutere che il lavoro.

Il signor Greenleaf (…) “Domani lo riporto via.”
(…) “Se lo riporta a casa domani, la settimana ventura sarà ancora qui. (…) Mi meraviglio che E.T. e O.T. mi trattino in questo modo. Pensavo che avessero un po’ più di riconoscenza.”

Qui però si ritorna sul piano personale. La signora May considera il comportamento dei figli del signor Greenleaf irriconoscente. Il fattore cerca naturalmente di difenderli affermando che domani il toro sparirà. Ma la signora May conosce quella gente, e cerca di passare al contrattacco. È consapevole che il fattore ha visto quello che è successo tra i suoi figli, e tenta di stabilire un parallelo tra questi, e quelli del signor Greenleaf. Che però si sono comportati peggio con lei:

(…) i vostri figli hanno dimenticato le gentilezze che ho usato loro. (…) portavano i vestiti vecchi dei miei figli, giocavano con i giocattoli vecchi dei miei figli (…). Nuotavano nel mio stagno, sparavano ai miei uccelli e pescavano nel mio torrente; (…)

Un elenco di cose che la signora May ha fatto per i figli del fattore. In campagna (è bene ricordarlo) era normale che i vestiti dei figli più grandi venissero passati a quelli più piccoli, e non era insolito che un simile “passaggio” riguardasse anche quanti non facevano parte della famiglia. Non si buttava via niente, allora.
La signora May ci tiene a rimarcare la sua generosità, e il menefreghismo dei figli del signor Greenleaf. Ormai hanno gli aiuti del Governo, e non ricordano più coloro che una volta, li hanno aiutati.

“Vuole sapere la vera ragione per cui non sono venuti a prendere il toro?”
“Me la dica,” rispose il signor Greenleaf, con voce agra.
“(…) perché sono una donna. (…) Se ci fosse un uomo in questa fattoria…”
Svelto come un serpente che morde, il signor Greenleaf replicò: “Avete due figli. I miei sanno che avete due uomini, nella fattoria.”

Dopo aver recriminato sulla mancanza di riconoscenza, la signora May cerca l’affondo. Ma sbaglia perché ancora una volta quest’uomo scansafatiche rivela una natura particolare:

“Avete due figli.”

La risposta viene preceduta dalla frase: “Svelto come un serpente che morde”. L’intero colloquio è in realtà un round. Chi è in vantaggio (almeno in apparenza: la signora May), cerca sempre di infliggere al suo avversario il colpo definitivo. Ridurlo al silenzio e costringerlo ad arrendersi all’evidenza: i Greenleaf sono dei poveracci che dovrebbero solo ringraziare la signora May. Eppure, gli affondi falliscono. Lei rovescia sul suo fattore tutta la sua potenza. Lui tace, solo una volta parla, ma “con voce agra”.

Quando infine esce allo scoperto è come un serpente che morde:

“Avete due figli”.

Tre parole che sono una specie di epitaffio sulla conversazione, e sulla fattoria: perché i due figli della signora May non fanno niente. Perché se ne fregano. Perché non aiutano la loro madre, non hanno cura di lei e della loro fattoria. Il fattore sa bene di essere un incapace, ma è così che funziona. Probabilmente pensa che la sua condotta deve essere quella: fare il minimo per evitare la rottura (il licenziamento), e basta.

E da una parte, riconosce in modo sottile (ma nemmeno troppo), che una donna non comanda, non può farlo se accanto non ha un uomo. Se i figli della signora May fossero uomini, le cose in quella fattoria sarebbero ben diverse. Non lo sono, quindi: pacchia!

“Certa gente impara la gratitudine troppo tardi, signor Greenleaf, e altra gente non l’impara mai.”
E si voltò, piantandolo là, seduto sui gradini.

Che altro può dire? Una buona uscita, certo, ma di una persona che torna dentro la propria casa un po’ più stanca e sconfitta. E sola.

Come scrivere un racconto /22 – Greenleaf di Flannery O’Connor

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Raccontastorie

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