Pubblicato in: buona scrittura, cassetta degli attrezzi

Come scrivere un racconto /26 – Greenleaf di Flannery O’Connor

Il signor Greenleaf correva alla sua volta col fucile imbracciato, e lei lo vide arrivare, sebbene non guardasse in quella direzione.

 

Ecco, adesso ci siamo. Manca pochissimo alla fine. Improvvisa come accade quasi sempre. Sono gli ultimi istanti di vita della signora May, e pare osservarli da una specie di loggia.

 

Lo vide avvicinarsi (…) la linea degli alberi che si spalancava dietro di lui come una bocca sbalordita.

 

Sembra quasi che gli elementi naturali, dinnanzi a quello che si sta consumando, non riescano a fermare un moto di stupore. La signora May sembra esserci ancora, ma osserva i fatti con neutralità, come se si stesse allontanando con velocità crescente da dove ha vissuto per così tanti anni. Qualcosa (la morte) la sta spingendo distante. La sta cacciando via da tutto quello per il quale ha vissuto. La fattoria.

 

Il signor Greenleaf sparò quattro volte al toro, centrandolo.

 

Ho già parlato in passato della scelta del titolo di questo racconto. Non è dedicato alla signora May, ma al suo fattore. Sì, sembra una bizzarria, ma come si sa un autore non compie (di solito) le sue scelte guidato da sentimenti stravaganti. L’intento era affiancare alla protagonista una figura non di semplice contorno, ma capace di reggere il confronto. Come abbiamo visto in più di un’occasione, non è soltanto un fannullone, uno che pensa solo a tirare a campare. O meglio, lo è sicuramente, però sotto questa crosta di menefreghismo Greenleaf in maniera inconsapevole, ha sempre mandato un messaggio chiaro alla signora May. Lei tutta attività, praticità, lavoro.

Lui l’esatto contrario, eppure coi figli che risalgono la scala sociale di un’America in piena trasformazione.

Non credo che chi è un buono a nulla trionfi, non è questo il senso della storia. Semmai, che anche un inetto può avere qualcosa da dire, senza che lui stesso ne sia consapevole. Lo scopo di un autore è di rammentarcelo. Buona parte della letteratura afferma questo, suscitando un certo disappunto nei lettori.

 

La signora May non udì gli spari, ma sentì la scossa del corpo enorme che cedeva, trascinandola in avanti, sopra la testa, così che quando il signor Greenleaf la raggiunse, pareva china a sussurrare un’ultima scoperta all’orecchio dell’animale.

 

Con questa frase si chiude il racconto. Spesso si legge che le frasi brevi sono ideali, perché incalzano, tengono desta l’attenzione de lettore. Consiglio di rileggerla un paio di volte, anche ad alta voce, per rendersi conto che va benissimo così. Non manca il fiato. Le virgole non sono semplici segni sulla pagina, ma hanno una funzione definita, e la svolgono perfettamente. Meglio fare amicizia coi segni di interpunzione; sanno fare la differenza.

Ancora una volta, c’è silenzio. Tutto quello che la signora May percepisce è la scossa del corpo squassato dai proiettili. E nella morte, il toro per un poco continua ad “agire”, la trascina: verso una condizione “bestiale”? Prima di tentare di rispondere a questa domanda, soffermiamoci sul resto.

Nel momento finale, i due protagonisti paiono ancora una volta fronteggiarsi. Lui vivo, in piedi, lei morta, sulla bestia, trascinata via da una furia cieca.

Quando il signor Greenleaf la raggiunge, lei sembra china a sussurrare chissà cosa all’orecchio del toro. Una scoperta che non potrà condividere con il fattore, ma che lei ha agguantato proprio nell’ultimo istante della sua vita. Quindi forse la forza cieca della bestia che travolge senza alcun sentimento le persone, non è riuscita a completare la sua opera. La signora May sembra aver intuito qualcosa e sembra sul punto di svelare alla brutalità della vita che cosa ha scoperto.

Non si sa cosa riguardi questa scoperta. Di certo, come in Tolstoj anche in Flannery O’ Connor la morte può riservare delle sorprese. Svelare, alzare il velo su qualcosa che sembra nascondersi proprio negli ultimi secondi.

Nonostante il movimento, quello che alla fine è consegnato al signor Greenleaf sembra un quadro da osservare. Il toro ucciso, la signora May morta, piegata sull’animale. Lui ha fatto il suo dovere, anche se tardi, e gli resta la colpa di non aver agito prima, e meglio. Ma questo è irrilevante.
Osservare fuori dalla cornice del quadro non porta a niente di interessante.

Quello che la signora May ha scoperto è qualcosa che riguarda lei, e nessun altro. A chi resta fuori, a guardare, l’idea, il sospetto che debba forse riflettere, ricordare cosa è accaduto. Cercare di spiegare, di spiegarsi…

 

 

 

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Autore:

Raccontastorie

2 pensieri riguardo “Come scrivere un racconto /26 – Greenleaf di Flannery O’Connor

  1. Ho letto tutti gli articoli relativi a questo racconto. Ti faccio i miei complimenti per la competenza che dimostri. Hai mai pensato di raccoglierli in un ebook? Quello che hai creato passo dopo passo è un saggio di valore.

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    1. Grazie.
      No, non ho pensato di raccoglierli in un ebook. Richiederebbe una riscrittura completa di oggi post per adeguarli al libro. E purtroppo il tempo è quello che è. Certo, se un editore mi proponesse qualcosa del genere potrei pensarci… Ma questa è fantascienza.
      C’è una serie di post dedicati a “La casa di Chef” di Raymond Carver: se vuoi dare un’occhiata anche a quelli: https://marcofreccero.wordpress.com/2011/09/09/come-scrivere-un-racconto-raymond-carver-1/

      Mi piace

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