Come imparare a scrivere storie?

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(Post riveduto e ampliato il 5 giugno 2018).

Non so perché ma ci sono persone che approdano su questo povero blog con chiavi di ricerche relative a come imparare a scrivere storie. È ovvio che una risposta categorica del tipo “Sì” oppure “No” vogliono dire ben poco. Più ci si inoltra nel territorio della scrittura e più è difficile dare delle risposte esaustive. Però ci voglio provare.

La volontà non basta

Ritenere che basti “volere” significa essere vittima di un’idea della narrativa che non esiste. Se fosse sufficiente volere con intensità una cosa, tutti quanti noi non saremmo qui, ma dove desideriamo essere da tempo.

Veniamo alla domanda del titolo di questo post. La risposta onesta è: dipende da quello che si vuole ottenere. Se il mio intento è offrire qualcosa che dia del tu all’arte, e non ho paura di espormi al ridicolo perché ho questa bislacca idea, farò un certo percorso. Ma spesso le persone non hanno una tale ambizione, si accontentano di molto meno. In entrambi i casi la risposta è “Sì”, è possibile imparare a scrivere, perché la scrittura è anche tecnica, e questa si può imparare.

Questo spiega perché per esempio un grande autore continua a scrivere, ma le sue storie hanno perso il mordente dell’età giovanile. La tecnica gli viene in soccorso, ma la vena inventiva, il talento, sta esaurendo la sua energia. E qui forse arriviamo al cuore della faccenda.

Ripeto: la tecnica può essere insegnata, e appresa. La scuole di scrittura quello possono fare, ma attenzione: a mio parere se insegnano che cosa fare, non ci siamo. Cosa fare è una faccenda del tutto personale. Come rendere il dialogo, il personaggio, non lo può dire nessuno, tranne l’autore di quella storia. La scuola di scrittura quindi dovrebbe insegnare cosa NON fare.

Da lì in avanti devono intervenire dei fattori che non dipendono affatto dall’autore, ma agiscono a sua insaputa. Si tratta di talento, e basta.

Questo non vuol dire che se uno non ce l’ha deve smettere all’istante di scrivere. Ma che dovrà per forza accontentarsi di acquistare attraverso gli anni una prosa migliore, più efficace.
Tutti o quasi vogliamo scrivere, ma Gabriel Garcia Marquez è un altro pianeta. Ha un dono, e basta.

Non credo affatto che un prodotto editoriale commerciale sia un danno per la letteratura. Penso che sia un atteggiamento snob e quindi ridicolo affermare che “la robaccia” distrugge la letteratura “alta”. Anche perché Dickens e Dumas erano considerati “robaccia”. Adesso sono classici della letteratura.
Né credo che i brutti libri uccidano la latteratura. Chi scrive brutti libri (brutti perché pieni di errori, refusi, luoghi comuni, sciocchezze di dimensioni ciclopiche…), non legge. E eventuali recensioni arrivano perché si tratta di “amici”. Fine. La buona letteratura non è minacciata. Forse “abbassano” il livello dei lettori? Ma non ci sono mai stati così tanti lettori come al giorno d’oggi. Quanti analfabeti c’erano 100 anni fa in Italia? Lo eravamo tutti, o quasi. Adesso l’analfabestismo è scomparso, e ci sono milioni di persone che leggono: King, Carver, Tolstoj.
Ma è ora di tornare a parlare dell’argomento del post.

Dentro la tecnica

Dentro la tecnica, che io considero come un’officina, io ci vedo e trovo fatica, impegno, tante letture, riscritture e riletture. Al di là del “fascino” che comunica un simile ambiente, in pochi desiderano frequentarla davvero. Si comportano come se fosse sufficiente rimirarla da lontano per carpirne segreti e assorbirne quanto serve per la propria prosa. E infatti basta leggere certi scritti per rendersi conto che al di là della volontà di scrivere, non esiste nulla.

Oltre la tecnica, esiste una specie di bivio. Da una parte il talento che forse conduce a un certo consenso, forse no; è quella che hanno percorso Dickens, Tolstoj, Dostoevskij, Raymond Carver. Ma anche tanti bravi autori che nemmeno la morte è riuscita a rivalutare.

Dall’altra una strada che porta a dei risultati persino insperati, ma che hanno poco o nulla a che vedere con l’arte, la bellezza.

Spiace, ma è così.

Ecco i libri per imparare a scrivere.

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20 thoughts on “Come imparare a scrivere storie?

  1. Credo che tutti possano imparare a scrivere… ma da qui a saperlo fare ce ne corre.
    Come dicevi tu, non è solo tecnica, perché quella è assimilabile, ma ci sono tanti fattori che ne modellano il percorso.

    Per farti un esempio: io sono cuoco. Ok, tutti potrebbero essere cuochi, basta seguire una ricetta, ma se non esiste una particolare vena, i piatti non verranno mai come se a prepararli sia stato uno che ha “cuore”.
    Ecco la stessa cosa la vedo nei confronti della scrittura.
    Se manca il fondo, difficile che il risultato finale potrà ambire a livelli più che mediocri…

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    • Concordo. Non aveva pensato alla cucina, ma anche quello è un ambito dove l’invenzione, il prendere i “soliti” ingredienti per confezionare un piatto antico ma nuovo è un’attitudine che pochi possiedono.

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  2. Pingback: Esiste ancora l’etica? La scrittura e il web vanno troppo d’accordo | Solo io e il silenzio

  3. Concordo con te. Quello che si può insegnare è cosa NON fare: l’infinito elenco degli errori pacchiani, delle sciatterie, degli scivoloni. Insegnare cosa fare, invece, mi dà l’idea di un appiattimento collettivo su modelli di bassa statura. E poi l’uniformità non mi è mai piaciuta.

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  4. Personalmente ho l’impressione che tu abbia un “dono” nel riuscire a parlare di argomenti come quello di questo post che di sicuro accendono molte suscettibilità, e riuscire a farlo fuori dai denti ma senza perdere il garbo, rimanendo nel merito con informalità. Soprattutto senza ironia. Grazie. Molto bello.

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  5. Le scuole di scrittura creativa ti danno gli strumenti, poi a te usarli. Certo, senza strumenti è meglio neanche provarci! E’ vero che il talento è innato, ma sono fermamente convinta che il duro lavoro, l’esercizio e tanta dedizione, possano portare a dei buoni risultati.
    Quando dici “offrire qualcosa che dia del tu all’arte”, io ci vedo arte!

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    • Le scuole di scrittura sono utili se, come amo ripetere, spiegano cosa non fare. E non è detto che si debba passare per forza attraverso di loro: se uno legge, studia il lavoro degli autori, ci sono buone probabilità che arrivi a ottenere qualcosa di buono.
      Di sicuro il duro lavoro e l’esercizio alla fine potrebbero generare una persona migliore: mi pare sia un risultato eccezionale.

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