Pubblicato in: buona scrittura

Le mie letture – Se hai bisogno, chiama

Era la metà di agosto e Meyers era sospeso a metà tra una vita e l’altra.

Questa è una raccolta di racconti di Carver. Alcuni sono postumi, trovati tra le sue carte dopo la sua morte. Altri invece sono stati scritti in gioventù e quindi si può avere una sorta di panoramica sull’attività di questo scrittore statunitense.

L’incipit che apre il post è del racconto “Legna da ardere” e mi sono chiesto se la ripetizione della parola “metà” sia dovuta a distrazione.
Quando la ripetizione è un disturbo, e quando invece intende comunicare al lettore “qualcosa”? Secondo me è quasi impossibile rispondere, però so che nelle prime righe non solo si gioca il destino di una storia (romanzo o racconto che sia). Ma spesso si comunica al lettore il tipo di atmosfera che si respira nelle pagine seguenti. Perché scrivere è comunicare, sempre.

Il giorno dopo, venerdì, finimmo di pulire la casa e di fare i bagagli.

Inutile dire di che cosa parla Carver. I temi sono quelli a lui cari: la coppia, uomini e donne impelagati in problemi di alcol e in crisi, che provano a rimettere assieme i cocci, oppure impegnati a andare da qualche altra parte. Non mi soffermerei affatto sul punto che Carver scrive sempre le stesse cose. Tutti gli autori fanno così. Il regista John Ford nei suoi film metteva sempre una scena di ballo: era forse ripetitivo?

– Per quanto tempo ancora hai continuato a bere? – chiese Carol.

– Un bel pezzo. Un anno, più o meno. Fino a quando non mi beccarono quella sera.

L’efficacia della parola

Quello che importa è l’efficacia che si riesce a infondere nella parola, non la “ripetitività” dei temi. In Carver la bottiglia è sempre presente (sì, è un elemento autobiografico, ma lo è anche il respirare, il cuore che batte). E appare sovente anche la svolta, o un elemento che all’improvviso mette il protagonista di fronte a una scelta. È inutile a questo punto sapere come andrà a finire. Il mondo è popolato di milioni di persone che si trovano a un bivio, e devono compiere una scelta.
Carver ha provato a portare in scena queste persone, e ci è riuscito senza moralismi, e rispettandoli. Una grande lezione non solo per chi si accinge a scrivere, ma per tutti i lettori.

Entrai in casa e, senza neanche togliermi la giacca, andai al telefono e feci il numero di Susan.

Non sono mai personaggi simpatici quelli di Carver, però sono veri. Qui il protagonista chiama l’amante. Con la moglie è finita probabilmente, ma c’è in questo racconto (Se hai bisogno, chiama), una scena tra le più belle della raccolta. Forse tra le più belle che si possano trovare nei racconti di Carver, ma a parer mio ce ne sono davvero tante nelle storie di questo autore.

Lo stupore

Cavalli. A volte nella vita, ci sono dei piccoli eventi che ci bloccano nello stupore. Come se la realtà si fosse presa una pausa per lasciare spazio al sogno. Forse non cambia nulla, poi la vita riprende a scorrere come sempre, e sembra che quel sogno non sia stato che una parentesi. Oppure, quel sogno ha ricordato qualcosa ai protagonisti, li ha uniti per qualche ora, li ha fatti ritrovare.
Dopo, tutto scorrerà come al solito, però condividere, restare ad ascoltare assieme della musica, è celebrare l’essere umano. Qui risiede l’intera opera di Carver: il suo affetto, la compassione per l’umanità.

Farrel era ancora seduto al tavolo, sorseggiava il caffè e fumava a stomaco vuoto.

I racconti giovanili (questo è un brano da “Stagioni furiose”) mi sembra che mostrino un autore che è alla ricerca di sé. I tratti che lo renderanno celebre ci sono già: l’attenzione per le persone comuni, lui e lei. Ma quello che rende Carver prezioso è la cornice delle sue storie. Quando il suo talento inizierà finalmente a correre come un treno a vapore, quello che colpisce (almeno colpirà me) è la sua capacità di rendere l’ambiente dove si muovono i suoi personaggi, perfetto senza indulgere in descrizioni maniacali.

Con un ultimo, disperato sguardo alla veranda deserta, si infilò in bocca le canne lucenti e appena brunite della doppietta calibro 12.

Non manca la ferocia che si trova in certi racconti del periodo più maturo (“Di’ alle donne che usciamo”, contenuto in “Principianti”). Eppure è qui che si può trovare uno degli elementi che percorrerà tutta l’opera di Carver. Lo sguardo all’essere umano, senza sconti né furberie.
Onesto.

copertina Raymond Carver

Se hai bisogno, chiama (di Raymond Carver) Einaudi Editore – Traduzione di Riccardo Duranti. Introduzione di Tess Gallagher.

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Raccontastorie

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