Pubblicato in: buona scrittura, cassetta degli attrezzi

Come comprendere la bontà di uno scritto (forse)

Molto spesso certi complimenti hanno un difetto macroscopico, e nonostante questo chi scribacchia non se ne cura.

Spostano l’attenzione dalla storia al suo autore, e per questo piacciono così tanto. Se esiste (forse) un sistema per capire la bontà di una critica, è cercare di comprendere se questa ci avvicina oppure ci allontana dalla nostra storia.

Per fortuna certi autori hanno dalla loro parte un alleato prezioso: sono insicuri. Guardano a ogni complimento come a una tagliola. Sul momento sono in grado di apprezzarlo, ne sono felici. Sono persone insicure, questo si sa, e hanno una necessità prepotente di essere rassicurati.
Dopo aver assorbito il complimento, tra loro e il mondo cala una barriera, e costoro restano soli. In pochi istanti il branco famelico dei dubbi arriva e sbrana.

 

“Dice così perché non capisce niente!”

“Nemmeno si è accorto di quel refuso: che bel lettore, complimenti per la scelta!”

“Davvero credevi che ti dicesse che fa schifo? Fa schifo, ma non ha il coraggio di spezzarti il cuoricino!”

 

Eccetera eccetera.

La stella polare per comprendere la bontà di un giudizio deve tenere in conto del valore e dell’efficacia della storia. Perché non si tratta solo di raccontare dei fatti, ma di andare a caccia del mistero che si nasconde dietro quel fatto.

Non per spiegarlo, bensì per mostrare la sua esistenza, una faccenda di per sé già abbastanza complicata e persino rivoluzionaria. E oltre a questo, ogni parola deve essere quella giusta. Non scendo nel dettaglio perché mi pare di aver già scritto a sufficienza su questi argomenti.

Però sono abbastanza certo che se tu hai una vaga idea di quello che scrivi, intendi al volo il senso di queste frasi. Se scrivi, lo fai per la storia, hai interesse per lei, e allora meglio fare un passo indietro.

Certo, l’ego di chi scrive è smisurato, ma sa che il giusto mezzo per celebrarlo e amplificarlo è una storia scritta come si deve. Per fortuna buona parte delle persone che pure scrivono non hanno sufficiente talento e coraggio per mettersi in secondo piano e lasciare spazio alla storia.

Questa è una buona notizia, ma purtroppo di solito non è mai seguita da nient’altro. Non basta volere una cosa per ottenerla, e nemmeno il talento conduce lontano se non si ha fortuna.

Ma immagino pure che riuscire in qualche maniera a sistemare bene le cose, tolga di mezzo gli ostacoli più grandi. Se scrivo in maniera mediocre sarà ben strano che io riesca a scovare qualcuno che investa dei soldi (suoi) su di me.

Al contrario, la cura per le parole denota almeno una certa consapevolezza di che cosa voglia dire scrivere.

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Autore:

Raccontastorie

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