Pubblicato in: buona scrittura, cassetta degli attrezzi

Convincerne due o tre

Buona parte delle persone, non leggono. Quei pochi che lo fanno, credono che abbia senso pubblicare solo coi grandi editori, e i poveracci pubblicano con le piccole.

Altrimenti, come spiegare la morte o le difficoltà delle piccole case editrici?

E spiegare che un romanzo non viene nobilitato dalla carta, ma o è buono oppure no, è una sfida difficile. Perché, si sa: scrivere è così facile, che ci vuole?

Eccoci dunque ancora al punto: la scarsa considerazione nei confronti della parola. Se ha qualche potere, questo è legato alla carta. La carta deve contenere un romanzo (perché se si scrivono solo racconti non si è abbastanza seri), e il romanzo lo deve pubblicare un grosso editore.
Ma grosso.

A me non interessa la carta o il digitale, ma quello che raccontano. Profumi (della carta), fascino e cose di questo genere mi lasciano indifferente. Credo che “Il ladro della Bibbia” di Goran Tunstrom (ebook) sia un grande romanzo, e che questa qualità risieda nel talento di chi lo ha scritto, e di chi (l’editore svedese), lo abbia in seguito pubblicato.

Lo so: è facile cantarsela e suonarsela. Lavori un po’ su qualcosa, e infine lo pubblichi su Amazon perché a tuo parere ne vale la pena. Di certo avrai il plauso di qualcuno, impossibile che nessuno batta le mani. Chi scrive è un animale semplice, gli basta poco per sopravvivere, tirare avanti ancora un po’.

Ma l’editoria “ufficiale”, non è anch’essa facile alla lusinga? Non ci sono circoli culturali che contano, e che da anni tengono in vita autori defunti (come autori)? Con tanto di apparizioni in televisione, recensioni e interviste?

Inutile però parlare di questo. Il nodo è il lettore. Troppo pigro per comprendere, per lasciarsi davvero sfidare. Ha serenamente accettato il suo ruolo: quello di chi ingurgita. Basterebbe poco per cambiare, ma preferisce non farlo perché la solitudine è una brutta bestia. Non sembra, ma basta poco per creare il vuoto attorno: è sufficiente pensare.

Continuare a svolgere la vita di sempre, eppure pensare. La frattura che si crea tra noi e gli altri quasi si sente, è visibile.

Come? Sono andato fuori tema? Mica tanto. Parlo del pubblico che non c’è, e chi tenta l’autopubblicazione sa bene che la sua opera non sarà giudicata in base al suo valore. Ma al supporto digitale. E si aspetterà il cartaceo perché quello sì che ha la dignità. Non importa aver riletto chissà quante volte la storia, aver riflettuto se mettere o togliere l’avverbio (nel dubbio: togliere sempre).

Però, parliamoci chiaro. Va bene anche così. In fondo è bello. Quando la frase scivola bene, e la pagina è accordata: al diavolo tutto il resto.

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Autore:

Raccontastorie

5 pensieri riguardo “Convincerne due o tre

  1. Il libro può essere ingurgitato e quindi non assaporato. Affinché sia gustato occorre che l’autore accompagni il lettore per mano, con discrezione e lo invita e non lo faccia restare solo e continui a pulire la bocca dopo averlo imboccato ad ogni boccone della pagina letta
    e dei post e dei pensieri che ha offerto.

    Oltre il valore del testo.

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    1. L’autore è giusto che accompagni. Ma quanti sono i lettori capaci davvero di leggere? Ce ne sono parecchi che leggono, ma spesso non è sufficiente. Per anni ho letto, ma solo di recente ho compreso un poco i miei errori. Sto rimediando forse, ma forse è troppo tardi.

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  2. Sì, e poi se uno non ha la pazienza di stare dietro le logiche di un editore e prova a fare da sé facendosi venire la nausea, i mal di testa e i dubbi con 2 anni di revisione a tutti i livelli (incluso l’aiuto di chi ne sa molto più di te) e poi approda su Amazon e compagnia cantando non è credibile nemmeno se segue una sua logica di prezzo perché chi si autopubblica non può pretendere di vendere a più di 99 centesimi, giusto? 🙂 Sennò in quel caso si è narcisisti senza limite.

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    1. O forse, dovremmo solo pubblicare senza tanti dubbi, anche perché non li eliminerai mai dalla tua testa. Saranno sempre lì a ronzare, come mosconi.
      D’altra parte, come si dice? Mica ne devi trovare 100.000, ma solo i lettori giusti. Probabilmente stiamo solo perdendo tempo. Dovremmo avere coraggio, e buttarci. Ma come diceva qualcuno (Totò?): non è il coraggio che mi manca. È la fifa che mi frega. L’idea di aver scritto un mucchio di roba che però non dice davvero nulla, è sempre forte…

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