Pubblicato in: costruire un brand

Buoni motivi per non autopubblicarsi

Certo, ci sono anche questi.

 

  • Il tuo mestiere è scrivere. E nient’altro. Qui non si tratta di voler essere superiori e non sporcarsi le mani con faccende che non hanno nulla a che vedere con la scrittura.
    Se per esempio uno ha la sventura di fare un tipo di lavoro che lo porta a uscire di casa alle cinque e trenta del mattino, e rientra elle cinque della sera? A volte anche alle quattro e alle tre, però ci siamo capiti. Sì la volontà smuove le montagne, certo. Adesso mi siedo un attimo sul divano, solo un attimo.
    E finisci con l’addormentarti…
  • Il tuo mestiere è scrivere. Lo so, l’ho scritto sopra. La giornata è fatta di 24 ore. Otto le vogliamo dedicare al sonno? D’accordo, anche qualcosa di meno. Il lavoro? Certo, se le tue entrate sono garantite dai pozzi petroliferi in Norvegia, sei a cavallo. Altrimenti devi ritagliarti lo spazio sia per scrivere, che per leggere, che per studiare le tecniche che permettano alla tua opera di non annegare nel mare dell’auto-pubblicazione. Anche questo è un mestiere, non puoi improvvisarlo. Devi studiare, darti da fare.
  •  È un lavoro. Si potrebbe dire che questo è una ripetizione dei precedenti due, ma non credo. Certo, un blog è importante, e stare sulle reti sociali come Twitter senza ingolfarli con scemenze è una carta, se non vincente, utile a mostrare agli utenti che non si è lì tanto per esserci.
    Non è sufficiente. Ogni aspetto (copertina, editing, conversione in epub e altro ancora), è sulle tue spalle. Magari puoi riuscire a trovare qualcuno, prezioso come l’oro, che butta un’occhiata a quello che scrivi, e lo fa gratis. Bene, ma non è sempre possibile. I professionisti si fanno pagare, come è giusto che sia. Quelli non professionisti non si fanno pagare, ma lo fanno nei ritagli di tempo, e questo è tiranno.
  • Non accadrà niente. I tuoi obiettivi saranno minimi, così da non restare troppo deluso. Spesso non riuscirai nemmeno a raggiungerli. Altre volte (poche), sì; sarai deluso lo stesso perché, in fondo, era davvero facile arrivare sin lì. Ma poi, questo “lì”, che roba è? Ti sei detto che non è importante vendere ma esserci, provarci, vedere l’effetto che fa sui pochi lettori che acquistano e scaricano. Ecco, ci sei e non ne sei affatto soddisfatto. Come? Ah, non importa? D’accordo, ma per quale ragione NON ti credo nemmeno un po’?
    Semplice: perché chi scrive ha fame di consenso, in grosse quantità. Non briciole.
  • Devi spiegare un mucchio di cose. Ogni volta, ti tocca spiegare che l’essenziale non è il supporto cartaceo, il prestigio della casa editrice (basta vedere certi cataloghi), ma la storia. Quella conta, e basta, e se poi è scolpita sul marmo, o si legge sull’iPad, è irrilevante. Alla fine, non spiegherai più niente, e terrai per te la “notizia” che hai pubblicato un romanzo in digitale. Perché in fondo, lo fanno tutti, giusto?

 

Qualunque cosa tu scelga, è sempre salita. A volte, più dura che mai

 

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Autore:

Raccontastorie

4 pensieri riguardo “Buoni motivi per non autopubblicarsi

    1. Ma il mondo è pieno di buoni motivi per smettere di scrivere: si chiamano “esseri umani”. Però lo fai per… dovere. Perché ti piace. Perché qualcuno forse grazie alla tua scrittura capirà qualcosa su di sé.

      Mi piace

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