Pubblicato in: buona scrittura, cassetta degli attrezzi

Se vuoi la bicicletta

Molti sono alla ricerca del modo “giusto” (qualunque cosa voglia dire giusto) per scrivere un incipit perfetto: addirittura! Mi accontenterei di scriverne uno interessante. Capace di catturare l’attenzione e di prendere per mano il lettore sino alla conclusione della storia.

Sì, questo dovrebbe essere l’obiettivo. La perfezione non esiste ed è una perdita di tempo cercarla. Scrivi. Lascia perdere fisime intellettuali, dimostrazioni (“Intendevo dimostrare che…”) e doveri (“Dovevo scrivere questo romanzo perché il Paese…”).
Rilassati, sul serio. Milioni di persone in questo Paese scrivono e nel 97% dei casi nessuno di costoro vedrà il frutto del proprio lavoro in qualche libreria. Nessun complotto: ci vuole talento.

Una storia: sei capace di raccontarla? Che abbia valore e sia efficace? Che sia arte insomma, o che almeno ci provi. E se nella tua testa questo ti sembra un obiettivo da poco, o peggio, la volontà di essere parte di una élite, vuol dire che non hai capito niente.
Di arte, letteratura e vita.

Non c’è niente di più eversivo dell’arte. E nessuno di più pericoloso di chi prova a conquistarla.

Di solito un buon incipit (no, perfetto no, l’ho già spiegato che vale la pena), capita all’insaputa del suo autore. Anzi: i capolavori capitano senza che chi li scrive se ne renda conto. Sì, è frustrante, perché alla fine ci si chiede come è possibile. Per quale ragione si debba passare un paio di anni per poi sentirsi dire dagli altri: “Ehi, è un capolavoro!”. Perché per chi lo ha scritto è stata solo una faticaccia, la solita: e basta.

Solo allora si rilegge e ci si rende conto che sì, effettivamente, non è niente male.

Come se persino il talento fosse all’insaputa del singolo. O meglio: forse costui o costei sa di averne un po’, ma la portata, dove lo condurrà, lo ignora.

Frustrante? Sì, ma immagino che la vita di chi scribacchia quello sia. Ci sono mestieri che danno maggiori soddisfazioni, sul serio.

Perciò è sciocco cercare la formula, la ricetta. La narrativa se ha una regola, la contraddice un minuto dopo. Lascia perdere i “segreti”: se ci fossero avrebbero già stampato i libri per divulgarli. E infatti ci sono, ma non svelano niente perché non puoi credere di ingabbiare il talento unico di un autore. È unico, appartiene a lui.

Al massimo puoi comprendere come ha risolto certe sfide: coma ha raccontato la folla che assale la prigione? L’incidente dell’ubriacone travolto dalla carrozza a cavalli?

Il resto è affar tuo. Se vuoi la bicicletta, pedala. Nessuno lo vorrà fare al posto tuo.

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Raccontastorie

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