Pubblicato in: buona scrittura

Il pericolo della dispersione

Una storia è una storia. Lo so che come rivelazione non è granché, e magari ti attendevi qualcosa di più da questo post. Il punto è che se hai una storia devi fare in modo che la sua forza non si disperda in rivoli inutili.
Come fanno a volte i grandi fiumi invece, che disperdono le loro acque sino a ridursi ad acquitrini.

Dico questo perché nella scrittura di una storia la tentazione di descrivere, di essere “completi”, spesso rappresenta un pericolo.

Scrivere è comunicazione. Lo ripeto perché un po’ tutti credono che una simile affermazione sia poco nobile, e tenda a svilire la letteratura. Ne siamo certi?

Quando Polifemo chiude la grotta e inizia a divorare i compagni di viaggio di Ulisse, che cosa abbiamo?

Comunicazione.

Persino adesso che sappiamo bene non esistere queste creature, siamo curiosi di sapere come andrà a finire. Come Ulisse ne uscirà. Figuriamoci allora, quando si credeva eccome all’esistenza dei ciclopi, per via degli scheletri di elefanti nani che si trovavano in certe grotte della Sicilia. Scheletri che avevano un foro nel cranio, considerato sede dell’unico occhio.

Ma sto divagando.

È indispensabile avere un ottimo controllo della storia, e questo a parer mio vuol dire avere imparato la tecnica. Se dovessi accoppiare a questa parola un’altra che ne possa meglio descrivere la qualità direi: disciplina. La tecnica è disciplina e solo questa conduce a raccontare una storia in libertà.

No, libertà non vuol dire raccontare quello che voglio, o che mi piace di più, bensì agire affinché il risultato sia di valore ed efficace. E per raggiungere questo obiettivo occorre disciplina.
In fondo la storia non ci appartiene. La scriviamo, e basta. Ci viene data e tocca a noi evitare che vada perduta. A volte non ci riusciamo, altre volte sì.

Se scriviamo per dimostrare, o perché si “deve” scrivere una certa storia, magari ci riusciamo e otteniamo pure un discreto successo. Di fatto, abbiamo imposto alla storia, ai personaggi, il nostro punto di vista. Li abbiamo piegati e asserviti ai nostri scopi. Pochi se ne accorgeranno.

L’altro pericolo invece è proprio la dispersione, il desiderio di essere completi e di fornire al lettore tutti i dettagli. No, bastano quelli essenziali, ma quali siano sei tu che lo devi sapere.

La dispersione arriva quando non c’è alcuna fiducia nella storia, e allora si ricorre ai trucchi. Oppure, si dilata tutto, nella speranza che la maestosità dell’impianto narrativo nasconda il motore guasto.
Pensarci, pensarci bene, rifletterci sopra. Procedere con attenzione e cura.

In tanti pensano che ci si debba affidare all’ispirazione. Bubbole. I termini con i quali fare amicizia sono impegno, mestiere, sudore. Ulcera, anche.

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Autore:

Raccontastorie

2 pensieri riguardo “Il pericolo della dispersione

  1. Disciplina e direi diligenza, e agiungerei come nella poesia che è più vella senza aggettivi, usare i condimenti, come ben dici, qb.
    Grazie sto seguendoti ed è un piacere.

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