Pubblicato in: buona scrittura, cassetta degli attrezzi

La visione dello scrittore

La domanda può apparire sciocca: ma per quale ragione Dickens, Tolstoj e Dostoevskij hanno iniziato a scrivere? Loro sono vissuti in un periodo storico dove l’analfabetismo era endemico, e forse la questione appare sciocca. Lo hanno fatto perché potevano: sapevano leggere, scrivere e avevano quindi ricevuto un’istruzione buona o ottima.

Però la domanda resta ed è più che mai necessaria. È stato un trauma? Un dolore?
Ma tutti ne subiamo. Certo, qualcuno potrebbe osservare che la marea di scrittori che abbiamo ora, è tutta spinta da “dolori”.

Bene. Allora c’è stato un dolore, e una visione?
O meglio, il dolore contiene una visione che si offre a tutti, ma che pochi accettano?
O ancora: pochi l’accettano poiché entra in scena un fattore imprevedibile come il… Talento?

Per tanti si tratta di questioni di lana caprina. Ma se tutti scrivono, non si può far spallucce, o meglio si può eccome. Ma si diventa uno dei tanti.

Diventa necessario riflettere anche su faccende tanto particolari.

Questa è una domanda che si è posta la scrittrice statunitense Eudora Welty. Secondo lei un giorno c’è stata una visione che ha travolto lo scrittore. Costui o costei magari nemmeno pensava di scrivere, oppure aspirava a farlo ma in un modo “romantico”.

La domanda quindi è: per Tolstoj che cos’era il mondo? L’umanità? Cosa ha visto da indurlo a scrivere? Certo, la visione: e in seguito? Benché possa apparire inutile, occorre interrogarsi su questi aspetti, solo in apparenza secondari. Perché o la storia e ogni parola in essa racchiusa dialoga con quella visione, ed è lei che offre senso, profondità e valore alla storia.
Oppure scrivere è incolonnare delle parole.

Noi celebriamo Tolstoj o Dickens non perché “scrittori”.
Ma perché quello che hanno scritto risponde sempre alla visione che hanno avuto un giorno preciso. E a lei fanno riferimento sempre, come a una stella polare.

In seguito, i problemi pratici su come scrivere o descrivere, non sono risolti quasi magicamente. Però c’è un piccolo vantaggio. Si sa a che cosa ci si deve rivolgere, e questo atto deve essere sempre fedele a quella visione, senza mai allontanarsi da essa. Perché sarebbe un tradimento.

Sì, mi rendo conto che per molti sono solo chiacchiere, e tutti vogliono la soluzione facile ai loro problemi. Non escludo che possa esserci, da qualche parte.

A me piacciono le cose complicate. Hanno un cuore duro ma autentico.

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Raccontastorie

4 pensieri riguardo “La visione dello scrittore

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