Pubblicato in: buona scrittura, cassetta degli attrezzi

Quando tutto va troppo bene

Succede che d’un tratto o quasi, il finale di un racconto arriva. Sommo gaudio e giubilo! Squillino le trombe! Che i messaggeri diano la lieta novella sino ai quattro angoli del regno.

O no?

Quando tutto va a posto, senza alcuno sforzo, e alla fine si è perfettamente soddisfatti, è il momento di riflettere con una cura ancora maggiore. I finali che si incastonano devono suonare come un campanello d’allarme. Per quale ragione? Be’, nel mio caso tutto era giusto, quindi non c’era nulla di sorprendente.

No, non scrivo mica di azione o thriller, però di solito i finali dei miei racconti dell’oscurità (nel senso che tanto, nessuno li leggerà, quindi è lì che resteranno. Nell’oscurità), li scrivo mentre… li scrivo. Voglio dire: non so mai come va a finire, lo scopro mentre scrivo. Quindi, immagino che il lettore sarà sorpreso quanto me, il finale deve essere un’imboscata. O almeno, provarci.

Dopo nemmeno cinque minuti aveva capito che era un errore clamoroso. Non era il vero finale. Era il mio, non quello della storia. E inoltre, era troppo… ovvio. C’era una specie di sermone, e quando si deve ricorrere a questi espedienti, vuol dire che si è sbagliato.

Show, don’t tell.

Se parli, e ti lanci nel dialogo che tutto svela, chiarisce e glorifica, significa o che non ne hai voglia (allora la storia non ti interessa. Gettala via, o riscrivila da zero), oppure sei arrivato alla frutta. Ci sono molti autori in questa condizione, ma dalla loro parte hanno uffici stampa, critici, case editrici. E per questa ragione continuano a scrivere.

Show, don’t tell.

E allora? Si elimina. dialoghi, pagine, via. Senza rimpianti né dolore. È essenziale non avere fretta, lo ribadisco.

Autore:

Raccontastorie

3 pensieri riguardo “Quando tutto va troppo bene

  1. Pensa che io ho sbagliato. Ho pubblicato ben 4 e-book. L’errore più grande l’ho fatto pubblicando il romanzo. Ho pagato un editor, una copertina e l’ho pubblicato dopo almeno 7 valutazioni. Tutto tempo perso. Mi sarei dovuto dedicare ad altro. Ma ho imparato. È stato un errore grossolano buttare 4 anni nel (bip) . Ma l’ho pubblicato perché era girato per troppe mani e ho temuto che potesse arrivare a un editore non da me. Non che avessi scritto chissà quale capolavoro. I capolavori li presenteranno a settembre/ottobre i nuovi scienziati del reality per aspiranti scrittori. Come se uno che scrive non scrive aspira a farlo. Già la pubblicità è un inganno alla lingua italiana, per non parlare della mortificazione di chi vi parteciperà e lo faranno in tantissimi.

    1. Io ho buttato via molto più che quattro anni: direi 20. Pensavo che scrivere volesse dire parlare di idee, e solo di recente ho compreso che bisogna “solo” raccontare storie. Ed è una fatica infame, però mi piace.

  2. ma perché dovete sempre ammantare la scrittura con parole tipo sprecato, fatica infame….lo dico io che amo scrivere, ma bisogna far passare l’idea che scrivere libri e romanzi è un lavoro, fatto di pratiche quotidiane, ricerche e ovviamente passione, è ora di finirla di ammantare gli scrittori con aria misterica che serve solo a farli detestare, gli scrittori sono professionisti, non maghi.

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