Pubblicato in: buona scrittura, cassetta degli attrezzi

Una storia o è buona o è cattiva

A volte succede che mentre scrivi una storia, ne arriva un’altra che sorpassa la prima. E quando succede, è inevitabile, e non ci puoi fare niente.
Se ti trovi a scavare e ti imbatti in una serie di anfore, e poco oltre ti rendi conto che c’è una villa romana con tanto di mosaici: che fai?

Non è necessario rispondere. Semmai può essere l’occasione per riflettere su dove stanno queste storie. Benché sia inutile: si tratta davvero di lana caprina.

Molti sono curiosi perché vittime di tanti miti, uno di questi è che ci sia un posto dove le storie sonnecchiano. Può darsi: e allora? Mi pare che un po’ ovunque ci sia questa intenzione: di far di tutto pur di non soffermarsi sull’oggetto più importante. La storia, e cos’altro altrimenti?

C’è un segreto per scrivere bene?
Mah!

Da dove arrivano le storie?
Boh!

Quali sono le abitudini da adottare per scrivere?
Boh!

Carta e penna o computer?
Mmm!

Qual è la cosa più importante per chi scrive?
Dipende. Se ci si affida al computer di certo l’energia elettrica.

Insomma. Si tratta di elementi del tutto secondari. Una storia o è buona o è cattiva, e tutto il resto è cornice. Quanti di quelli che sono stati a Firenze e hanno visto il Tondo Doni, hanno prestato attenzione alla cornice?

A volte invece se si parla di letteratura, sembra che si debba parlare di tutto, tranne che della storia. Forse perché non c’è alcuna storia? Ma si tratta solo di un canovaccio? O di una serie di ideuzze, travestite da storia?

È possibile.
Così come è possibile che una storia sia più importante dell’altra, che si imponga. Niente è davvero uguale.

Occorre mettere da parte le chiacchiere, non lasciarsi distrarre. Se scrivi, cosa è essenziale? Scrivere. Il resto non conta. Alcuni hanno riti, rituali gesti scaramantici… D’accordo, lasciali fare. Potrai permetterti queste cose quando sarai famoso. Prima di allora, lascia stare. Quello che puoi fare (forse) è raccontare una storia, comunicare. Esistono già abbastanza distrazioni e seccature, per quale ragione prendere sul serio ciò che non è importante?

 

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Autore:

Raccontastorie

9 pensieri riguardo “Una storia o è buona o è cattiva

  1. La storia è come la si racconta, le storie diventano importanti per come di costruiscono o si alterano romanzandole.
    Poi ci sono storie che si costruiscono su personaggi che non ci sono più, e allora i fatti diventano belli e misteriosi, poichè nessuno può dire, io c’ero e col tempo diventano testimonianze di “storie” in cui nessuno può dire “io c’ero”.
    Buona giornata, è un piacere aprire e leggerti.
    I

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    1. Buona giornata anche a te.
      Dici giustamente che la storia è come la si racconta, perché c’è solo un modo di farlo, e se decidi di raccontarla, te ne assumi la responsabilità, le fatiche e il fardello. Anche il piacere, certo. Ma è il tuo modo, non può essere quello di un altro, non puoi imitare o scimmiottare. E ogni storia contiene in sé la tecnica giusta.

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    1. ma perchè i miei commenti sul tuo blog vengono storpiati, senza virgole, con maiuscole inutili e sillabe o lettere mancanti? c’è qualcosa nell mia configurazin che non va?

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  2. Salve Marco.
    Leggendo il tuo post mi sono venute in mente alcune affermazioni formulate da persone (una volta) a me care.
    “Devo prendermi un tablet, perché mi occorre per studiare” e poi non si sostiene neanche mezzo esame.
    La più bella è:
    “Devo aver lo smartphone, perché è indispensabile per il mio futuro lavoro” mentre nel frattempo si è disoccupati.
    Oggi c’è la convinzione che sia il medium (tecnologico) a rendere tale un professionista.
    Anche io feci questo errore qualche anno fa.
    Comprai una splendida chitarra, relativamente costosa per me che avevo appena cominciato ad interessarmi al mondo delle sei corde.
    Risultato?
    Al momento il valore di quella chitarra va ben oltre il mio modo di suonare (ma comunque non ho intenzione di privarmene :D)
    Mi convinsi che avere quel tipo di chitarra, mi avrebbe consentito di suonare l’Hard Rock… che stupido!
    Mi convinsi che quella chitarra avrebbe fatto di me un chitarrista, per via del suo pregio tecnologico.
    A Napoli c’è un detto bellissimo che cito in italiano:
    “Sono i ferri (del mestiere) a fare di te un “Maestro!”
    Vuol dire quindi che avere gli strumenti giusti, consente automaticamente a tutti di essere dei professionisti?
    Non credo.
    Personalmente a me piace questa interpretazione:
    “Impara ad affinare i tuoi strumenti di lavoro, poiché solo così avrai qualcosa da dire!
    Questo comporta un bagno di umiltà, con la conseguente propensione all’ascolto, al confronto, allo studio ed al dialogo: per arrivare ad essere maestri, bisogna essere prima di tutto garzoni: è impensabile sostenere di riuscire convincersi di essere un professionista muovendosi con procedimento inverso.
    Gli strumenti non si acquistano, si acquisiscono.
    Detto questo, ti faccio i complimenti per il post!
    Tra il tuo e quello di Daniele Imperi di oggi, c’è parecchio materiale su cui riflettere.
    Buona giornata.

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    1. Gli esempi potrebbero continuare: “Senza Word come faccio a scrivere?”, eccetera eccetera (c’è LibreOffice!). Si tratta di alibi creati da quanti non hanno alcun interesse per la parola. Uno strumento è grande perché chi lo usa lo rende tale. Sono io l’artefice di tutto, il resto conta poco o nulla.
      E grazie dei complimenti!

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