Pubblicato in: buona scrittura, cassetta degli attrezzi

La linea di confine

Melville aveva la balena bianca. Per sua fortuna è vissuto nell’Ottocento; se avesse scritto quel romanzo adesso, probabilmente dovrebbe rendere conto non della qualità dell’opera, ma scusarsi per aver rappresentato la caccia alla balena.

Raccontare storie, essere narratori: che cosa vuol dire? Già, dovrei prima esserlo, potrebbe osservare giustamente qualcuno; ma non è male riflettere comunque.

Se guardo a quello che hanno prodotto i grandi autori del passato non posso che notare come la loro intera opera sia stata un misurarsi con qualcosa di massiccio e grande. Una sorta di antagonista che prende le forme di Moby Dick, o di certe ideologie (Dostoevskij). L’autore traccia una linea e decide da che parte stare.

No, non è solo un punto di vista come tanti altri.

E d’altra parte l’autore obiettivo non esiste e se costui è vivo e respira, e il suo cranio non è diventato una filiale di una banda di criceti, invece di puntare a questo fine così misero, cercherà di essere bravo. Anzi: più bravo degli altri.

Essere bravi vuol dire un mucchio di cose, come rispettare i personaggi. Le loro idee, anche e soprattutto quando non si condividono. Esatto, proprio come faceva quella sagomaccia di Dostoevskij.

Il problema non è che di Dostoevskij ce ne sono pochi (è giusto che sia così, ma per me Cormac McCarthy può dare del tu allo scrittore russo). Ma che si tenta di confezionare una letteratura-tisana, che tenga compagnia, e che non vada a rovistare nel sottosuolo. Lì, ci si può trovare di tutto, ma visto che nessuno può dire cosa, anche se può prevedere che produrrà rumore, è meglio lasciar perdere.

È inutile lamentarsi di tanta “spazzatura letteraria” se poi si ha il coraggio di dire che “tutto è arte, tutto è cultura”. Dostoevskij è arte, io no, al massimo ci posso provare, posso tendere all’arte.

La spazzatura ci invade quando non siamo più in grado di tracciare una linea di confine, e stabilire le gerarchie. Il passo successivo è di rifiutarsi di incrociare i guantoni con i giganti, perché metterebbero in luce quello che siamo: un bel niente, che però guarda programmi di cultura, viaggia perché così gli si apre la mente (siamo certi che Socrate abbia viaggiato?). Meglio evitarli, o se proprio bisogna frequentarli, sempre meglio rammentarsi che noi ci siamo evoluti, e costoro sono le vestigia di un mondo comunque arretrato.

Il nostro ormai, ha “trovato la soluzione”, basta avere pazienza e tutto andrà a posto. Anzi, ci sta già andando, non si vede?

Semplificare, rendere omogeneo e omogeneizzato: perché? Perché a complicare le cose erano proprio le cose “grandi”. Le balene bianche. Non ci sono balene bianche, erano un fraintendimento scaturito da un mondo e una visione arretrata. Infarcita di superstizione. Noi invece, non ci caschiamo in queste trappole. Via le balene, tutto è diventato semplice e piatto come lo schermo televisivo.

 

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Raccontastorie

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