Pubblicato in: buona scrittura, cassetta degli attrezzi

Precipitare dentro la storia

Quando si legge una storia, romanzo o racconto che sia, si precipita. Si cade dentro il mondo che un autore ha costruito. Senza fretta, con continue revisioni e attraverso dubbi, ripensamenti e malumori. Per questa ragione la diatriba libro cartaceo – libro elettronico mi lascia indifferente, anzi: mi fa sbadigliare. Dopo poche righe non ricordo se leggo carta o digitale.

Anni fa ho letto “Delitto e Castigo”; l’ho riletto di recente in versione elettronica e il romanzo resta eccezionale. Perché Dostoevskij era eccezionale, e tutto il resto è davvero questione di lana caprina.

Non è di questo che desidero parlare. Perché il lettore “precipiti”, è indispensabile che tutto sia predisposto ad arte. No, non sarà perfetto, non lo sarà mai. Però dialoghi, personaggi, descrizioni devono fare in modo che l’incantesimo non si spezzi.

Mai incontrato un refuso? Ci si sente presi in giro, eppure accade anche in libri curati, perché succede. Sarebbe meglio che non accadesse, ma è inevitabile. È accettabile soltanto perché è l’unico, ma resterà fisso nella memoria. Forse ci ricorderemo persino della pagina dove si trova.

A questo punto potrei aprire una parentesi su certi editori che convertono al digitale alcune opere, le propongono a prezzi stracciati, e dopo che sono state acquistate, persuasi di aver concluso un buon affare, ci si ritrova con errori e refusi quasi a ogni pagina.

Stendiamo un velo pietoso.

La cura per le parole parte da una semplice verità: se occorre comunicare (e narrare quello è), allora la parola deve essere curata al meglio delle nostre possibilità. Qualcuno potrebbe osservare che un autore può rimpinzare il suo libro di immagini balorde, dialoghi stiracchiati, e dire: “Ehi, ma io ho fatto del mio meglio”.

A dire il vero, in libreria e in classifica si trovano con regolarità opere di questo tipo. Ma quando per giustificare la propria mediocrità si fa appello a quella degli altri, mi pare evidente che il proprio scopo non è nemmeno provare a dare del tu all’arte.

Al meglio delle nostre possibilità vuol dire impegnarsi ancora. Continuare a studiare, a leggere, per capire e comprendere dove manchiamo, che cosa possiamo realisticamente ottenere da noi stessi, e cosa invece ci sarà precluso per via dei nostri limiti. Limiti culturali, di età, mancanza di capacità: tutti aspetti verso i quali il talento, che può molto, non può tutto.

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Autore:

Raccontastorie

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