Il valore dell’insuccesso

La domanda che chi scrive si pone, e pone pure agli altri, è più o meno qualcosa che dice:

 

“Ma ho il talento per diventare uno scrittore?”

 

L’unica risposta corretta e onesta è: “Mah!”.

Ormai tutti possono con una certa facilità scrivere e vedersi pubblicato qualcosa: basta avere un account Facebook oppure un blog, ed è fatta.
Non mancano riviste online che pubblicano i lavori degli esordienti, e concorsi (o contest) dove misurare le proprie capacità.

John Gardner, lo scrittore che ha educato alla narrazione Raymond Carver, diceva:

 

“Il successo alimenta il successo”.

 

Vale a dire: se si inizia a vedere il proprio lavoro premiato, ci sono discrete possibilità che con estrema lentezza si arrivi al livello superiore. Proprio perché quando un nome inizia a circolare, e fa parlare bene di sé, allora si conclude che vale. Ribadisco il concetto: che valga, e che da questo discenda qualcosa di più corposo, è un altro paio di maniche. Il mondo è pieno di gente che vale, e che resta in un cantuccio.

Il punto però è un altro. La smania di pubblicare è ormai enorme, e i mezzi per farlo a costo zero, sono a portata di clic.

Non mancano neppure gli editori disposti a pubblicare il meno peggio, pur di creare un catalogo e poter dire: “Vedete: ci siamo e sappiamo fare il nostro lavoro”.

Pubblicare qualsiasi cosa, con qualunque mezzo, temo che aiuti il proprio narcisismo a rinforzarsi ancora un po’. Ma ci vuole anche dell’altro.

Forse occorre rivalutare un po’ il valore dell’insuccesso. Modestamente, ho una certa esperienza al riguardo, e sono perciò giunto a questa conclusione.

Se fossi riuscito a pubblicare prima, mi sarei affezionato a un modo di scrivere mediocre. Che con tutta probabilità non sarei mai riuscito ad abbandonare proprio perché mi avrebbe garantito il consenso. È dura ammazzare quello che ti ha reso celebre.

Spesso succede che certi attori, oppure comici, raggiungono il successo in maniera o casuale, oppure con mezzucci. Dopo, diventa quasi impossibile il salto di qualità, perché quando si viene premiati, le tecniche che ci hanno portato in alto di fatto si dimostrano efficaci. E si resta fedeli a loro, che così ci accompagneranno simpaticamente sul Viale del Tramonto.

Invece di vedere il complotto ovunque, preferisco credere che:

 

1) non ho talento;

2) se ne ho un poco, prima o poi capiterà qualcosa.

 

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6 thoughts on “Il valore dell’insuccesso

  1. … se scrivi per passione e per esprimere il tuo pensiero rispettando chi ti legge, il successo sarà un dato relativo.
    Il mio piccolo blog non raggiunge certo livelli da “prima serata” ma ogni volta che pubblico un post la soddisfazione per aver redatto qualcosa di sensato mi ripaga delle fatiche e dell’eventuale gradimento altrui …
    In primis, scrivo per me 🙂

    Mi piace

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