Pubblicato in: buona scrittura

Il libro in un ambiente competitivo

Di recente ho letto questo intervento di Hal Varian. Costui è Chief Economist di Google. Sì, si riferisce ai giornali e potrebbe essere del tutto fuori luogo occuparsene. In realtà è meglio farlo.
Hal Varian ricorda che i giornali non hanno mai fatto soldi con le notizie, ed è ridicolo sperare che Internet, cambi le cose. I soldi sono sempre arrivati da quello che c’era attorno: la pubblicità.

L’articolo è interessante, e non si deve credere che sia una sciocchezza perché costui non ha mai diretto un giornale. Come tutte le persone “esterne” a un certo settore, riesce a comprendere meglio quello che conta, e quindi la posta in gioco.

Ma a me interessa estendere la riflessione ai libri.

Lo so, sono un altro pianeta. Non hanno banner o spazi pubblicitari da vendere, benché alcuni esperimenti in tal senso esistano, anche se ignoro quale sia il risultato. Quello che mi pare interessante è: se Internet è una maniera superiore per distribuire e leggere notizie, ha senso un editore?

La risposta potrebbe essere “No”, infatti esiste e cresce l’auto-pubblicazione. Che purtroppo, nella maggioranza dei casi vuol dire: “Ho il libro, lo converto in PDF e/o epub, e lo pubblico”.

Questo non mi pare che vada d’accordo con quell’affermazione a proposito della “maniera superiore”. Né possiamo credere che ci si riferisca solo ai giornali, e credere che il libro sia una riserva dove la rivoluzione non avrà effetto. Da un pezzo si è messo in moto “qualcosa”, e non basta credere che se adottiamo “certi comportamenti” allora andrà tutto per il meglio.

E mi pare che far parte della “rivoluzione” non sia solo sfoggiare un post dove annunciare al popolo adorante (inesistente, tra l’altro) che è disponibile un libro, e via discorrendo.

The internet is a superior way to distribute and read news

In realtà, esiste un altro concetto nell’intervento di Hal Varian che merita di essere conosciuto:

The challenge facing newspapers is how to survive in this highly competitive environment.

Già, un ambiente competitivo. E vale solo per i giornali? Orsù!
Quando tutti possono pubblicare, come se ne esce? Come si emerge? Col passaparola? La pubblicità? Il marketing? Tutto questo assieme? O solo qualcosa? Oppure adottando una politica radicalmente nuova?

La faccenda merita una lunga riflessione, credo…

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Autore:

Raccontastorie

4 pensieri riguardo “Il libro in un ambiente competitivo

    1. Sarebbe necessaria e doverosa, ma l’editoria (in generale) è piena di esempi che dimostrano la totale mancanza di selezione. Certo, l’auto-pubblicazione per un 90% è solo narcisismo. È però indubbio che nel mucchio possa emergere qualcosa di differente. Se inoltre consideriamo certi atteggiamenti paternalistici o errati da parte degli editori (DRM Adobe; resoconti delle vendite che a volte ci sono, a volte devi “pretenderli”; amicizie che contano e raccomandazioni: basta passare attraverso certi agenti letterari o scuola di scrittura, e le porte si spalancano, e al diavolo la qualità), si comprende perché l’autopubblicazione attiri certi autori.

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  1. mah, resto perplesso, cmq dopo un mesetto che ti leggo posso farti i miei complimenti per il blog, ormai leggo un post al giorno come pillola quotidiana, non sempre sono d’accordo ma il dibattito è tutto-)

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