Pubblicato in: buona scrittura, cassetta degli attrezzi

Il libro e la competizione

Quando si parla di un ambiente competitivo nel quale anche il libro (e la buona narrativa) devono misurarsi, per molti significa scendere a compromessi. Vale a dire, ridurre il libro a un prodotto come gli altri e basta. La faccenda non è così semplice come appare.

Innanzitutto, ci si dimentica che la scrittura è un colossale compromesso: non ha la complessità dell’oralità. Chi scrive ha meno mezzi, e per questo deve curare in massimo grado quello che ha: la parola. Non può contare su gesti, voce, tono e così via. Deve piegarsi a un mezzo che può molto, ma che comunque non ha la flessibilità dell’oralità.

Ma cosa significa, poi, questo termine: competitivo? Deriva dal latino tanto per cambiare, e vuol dire “andare, chiedere insieme”.

Questo mi pare offra già buon materiale di riflessione. Perché prima di tutto, spazza via da questa parola l’alone che gli è stato costruito attorno negli anni. Non si tratta soltanto di gareggiare e lottare. Non è un’attività che si può portare avanti da soli. I capitani coraggiosi che guidano e sbaragliano il nemico non esistono, si grata probabilmente di una deriva hollywoodiana.

Quindi si può concludere che un ambiente competitivo si emerge solo se si è assieme. Se c’è questa specie di moto che spinge, che spinge a chiedere e ad andare ma assieme, non da soli.

Lo so, il libro pretende un’attività solitaria, quasi asociale. E allora? Non credo affatto che debba o possa cambiare, almeno se si ha in mente un certo tipo di letteratura, quella che resta e interroga anche tra 124 anni.

Sappiamo tuttavia che gli organismi sono influenzati dall’ambiente. Anche la roccia cambia: viene levigata dalla pioggia, dal fiume, subisce gli sbalzi di temperatura che la fendono, il ghiaccio la penetra, la spezza, la riduce in blocchi più piccoli, in polvere.

Possiamo pretendere che il libro sia più “forte” della roccia? Non è mai stato insensibile a quello che accadeva attorno. Il mondo cambiava attorno a lui, e il libro si adeguava.

Quello che resta intatto è la sua capacità di celebrare il mistero.

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Raccontastorie

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