Pubblicato in: buona scrittura

Dentro il circo dei cliché

“Perché si scrive”, è una domanda che in realtà non vuole indagare molto. Chi la pone probabilmente desidera restare sulla superficie, invece che “scendere”. Attende una risposta semplice e rassicurante.

Flannery O’Connor diceva che nessuno le poneva mai la domanda giusta: vale a dire per quale motivo scrivesse in quel modo.

Perciò la risposta alla prima questione può essere qualunque cosa, anche un semplice: “Perché sì” o “Perché mi piace”. Chi ascolta crede di trovarsi alle prese con un povero scemo, ma chi scrive non ci fa troppo caso. È abituato a essere considerato originale.

Perché si scrive in quel modo pretende invece una risposta più articolata. Vale a dire difficile e non è nemmeno detto che sarà una risposta completa. Se scrivere è un cammino, la risposta sarà sempre là davanti. Per adesso raccolgo indizi. Prove.

Si scrive in un certo modo invece che un altro perché si è in un certo modo, e non si è come gli altri. Ciascuno di noi è diverso dai suoi simili, solo che preferisce uniformarsi. Sul perché (preciso) dello scrivere in un certo modo, è una faccenda dannatamente complicata.

Il punto è che un certo tipo di domande saltano fuori dopo, non è che uno se le pone prima: perché dovrebbe? Non si dice sempre che bisogna scrivere e basta?

Sì e no. Scrivere va bene, ma quando tutti lo fanno, una riflessione non ci sta mai male.

Per esempio. Se guardo a quello che ho scritto sino a ora, mi rendo conto che i protagonisti delle mie storie sono sempre dei poveracci. Fanno stare male (così mi si dice): è il mio obiettivo. Non si fanno quasi mai una risata. E allora: perché scrivo in questo modo? Perché non so scrivere di niente di diverso.

Sono ripetitivo? Può darsi.
Di sicuro,  quando si invecchia si tende a ripetere sempre le stesse cose.

Ma credo che verniciare di rosa la realtà (qualunque cosa voglia dire), non la renda migliore, ma solo una creatura mostruosa. Viceversa chiamare le cose col loro nome, vuol dire svelarne l’identità. Ricordare cosa sono davvero.

Le parole volano, sono ovunque, sono usate male e sono sempre le stesse. Le persone parlanoi per luoghi comuni: “Siamo tutti fratelli”; “L’amore è la cosa più importante” (mai avuto mal di denti e zero soldi per un dentista, vero?).

È divertente entrare in questa specie di circo dei cliché che è la vita quotidiana, e rompere le uova nel paniere.

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Autore:

Raccontastorie

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