Pubblicato in: buona scrittura, cassetta degli attrezzi

La letteratura d’arte

Il suo scopo è la verità incondizionata e onesta.

Lo scrive Čechov, e il soggetto della sua frase è “La letteratura d’arte”.

Che strano. Voglio dire: si leggono i grandi autori nella speranza di trovare la soluzione ai propri problemi, in modo da superare ostacoli. Ma come ho già ribadito in passato, di solito non c’è niente di davvero “straordinario” nei loro consigli. Innanzitutto, sono da prendere con le pinze.

Però quello che funzionava per un Tolstoj o un Čechov, come può funzionare per me?

Molto più interessante è l’aspetto teorico che si scova nelle loro riflessioni. Che in molti saltano a piè pari perché lo considerano appunto teoria, quindi pura perdita di tempo, e il tempo è denaro, signora mia!
Bisogna scrivere.

In realtà la teoria è meno teorica di quel che appare. La mano può correre sulla tastiera per scrivere, ma se si legge qualcosa di importante, i Classici per esempio, diventa quasi naturale tentare un raffronto. Se ne esce male, ma va bene così.

Quello che invece si può evitare è di scendere troppo in basso; è forse questo lo scopo di tali letture.
Ci sono, o meglio, ci dovrebbero essere dei limiti oltre i quali non si deve andare. E piaccia o no, il termine così abusato e ridicolizzato come “Arte” a quello dovrebbe servire.

La “teoria” dei grandi scrittori del passato è piena di riflessioni su questo argomento. Certo, erano pignoli sino al centesimo (anche perché vedere del denaro per molti era una chimera); infantili, piccini. E pure avidi, che a quanto pare non manca mai. E costoro parlavano di “Arte”.

No: la facevano. Poi spiegavano perché farla, e cosa comportava. Ed erano sinceri in quel momento. Seduti alla scrivania della loro stanza, a scrivere quei pensieri, erano sinceri. Credevano in quello che scrivevano perché era (ed è) proprio così.
Dopo… È un altro paio di maniche, e non deve distrarre troppo. A volte invece ci si distrae di proposito per poter dileggiare certe argomentazioni “nobili” o “alte”.

“Diceva così e poi cosa faceva? Ah! Ah! Ah!”.

Già, non era molto coerente. Lo era sulla carta: e può apparire poco a chi non ha ambizioni. Per chi scrive in una certa maniera, è tantissimo. Perché è sulla carta (analogica o digitale) che ci si gioca tutto.

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Raccontastorie

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