Pubblicato in: buona scrittura, cassetta degli attrezzi

La bellezza dell’ascia

Lo affermava anche Čechov di non esagerare con i dettagli. Si sa: è fondamentale nella narrazione prestare cura a essi, ma senza esagerare. Si rischia, diceva lo scrittore russo, di affaticare l’attenzione del lettore. Qualcuno (Umberto Eco) ha definito il testo “una macchina pigra”; ma il lettore non brilla certo per laboriosità o solerzia.

Lo so che sono colui che ripete sempre che il lettore non sa quello che vuole, ed è compito di chi scrive dirglielo. Mi contraddico? No.

Di recente ho cancellato buona parte di un racconto.

Bla bla bla bla bla.

Insomma c’era una parte lunga (troppo) che sarebbe risultata buona perché descriveva la condizione dei protagonisti, e di certo tanti lettori l’avrebbero apprezzata perché fotografava lo spirito dei tempi (qualunque cosa voglia dire).

In realtà, erano solo una serie di frasi che sfinivano. Senza svelare nulla (tanto non era niente di importante), era una parte descrittiva che mi sembrava perfetta per spiegare al lettore cosa era successo. Perché? Se si scrive una storia, si scrive. Se spieghi o non hai le idee chiare su quello che stai facendo, e lo spieghi prima di tutto a te stesso.

Oppure, hai sbagliato mestiere: il saggista forse corrisponde meglio alle tue aspirazioni.

Se scrivere è comunicazione, la comunicazione è (anche) azione. Questa c’era ma troppo in là. Un bel taglio e le dodici pagine si sono ridotte a due, tre.

Ah! Che libertà! La bellezza dell’ascia, la sua capacità di recidere senza alcuna pietà: ghignando. È vero, non si trattava di dettagli, ma proprio del motore, che non girava: alla fine mi pare che il messaggio che si ricava da questa lezione sia abbastanza chiaro.

Occorre vigilare. Probabilmente, se leggi tanto, se ci pensi su tantissimo, arrivi a intuire che qualcosa non gira per il verso giusto. A volte è indispensabile un editor. Altre volte, lo capisci da solo. E amputi.

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Autore:

Raccontastorie

6 pensieri riguardo “La bellezza dell’ascia

  1. Secondo me all’inizio, quando scrivi un racconto, devi lasciarti andare, altrimenti perdi il flusso di pensieri. Poi, rileggendo, ma con attenzione, prendi l’ascia e tagli quello che ti sembra superfluo.

    L’ho fatto anche io. Alcuni brani, o frasi o dialoghi, sembravano in più, non aggiungevano nulla alla storia. Togliendoli non cambiava nulla.

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    1. Sì, all’inizio, ma anche dopo, è essenziale l’ascolto. Ma a volte finisci con l’ascoltare te stesso, e perdi completamente la bussola. È quindi uno sforzo notevole quello che si deve compiere per imporsi il silenzio e lasciare che la parola torni alla storia.

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