Pubblicato in: buona scrittura, cassetta degli attrezzi

La letteratura di Topo Gigio

“Un racconto dove mi rivelo completamente sarà un pessimo racconto”.

Lo scrive Flannery O’Connor, ed è bene ripescare certe affermazioni quando… Adesso.

In questo momento mi dicono che ci sono trasmissioni televisive dove gli scrittori affermano che non possono scrivere di violenza perché loro sono contro la violenza.

Una letteratura popolata di Topo Gigio e Ape Maia è quello che ci vuole, in effetti.

Qui si ha una confusione in testa spaventosa. Chi scrive crede che basti interrogare se stesso e via. Per costoro, scommetto che la realtà è quella che essi hanno vissuto, e nient’altro. Quindi buona parte della letteratura (e non parlo solo della fantascienza), possiamo serenamente accompagnarla verso l’uscita perché… È tutta roba inventata. Non è agganciata alla realtà, anzi, non è proprio realtà perché l’autore si è inventato tutto. Non ha vissuto quello che scrive.

Dostoevskij non ha ammazzato alcuna vecchia (ma sarebbe comunque da mettere al bando perché è così violento). L’aspetto che sbigottisce è però un altro: che a quanto ho capito, questo modo di agire viene incoraggiato.

È così che si fa. Per quale ragione?

Per prima cosa, perché è facile. Quando si impone la sciatteria come modello, diventa alla portata di (quasi) tutti adottarla e farci dei soldi. Ma è solo apparenza: non è affatto alla portata di chiunque, ma solo di pochi fortunati. Estratti a sorte, o che entrano nei circoli giusti, quelli che contano.

Soprattutto, è essenziale che la letteratura si adegui e smetta di essere così fuori dal coro. Certo, non sarà mai possibile annichilirla, ma renderla un distante rumore di fondo, che non disturba la digestione: quello sì.

Fondamentale inoltre che non induca a pensare che forse c’è quella cosa che, sì, insomma, come si chiama… Il mistero. Questo deve passare sotto silenzio, a tutti i costi, perché allora davvero la digestione si interrompe. Si dorme male e sale l’acidità di stomaco.

È tutto qui, è chiaro ed evidente. Non ci manca nulla. Se qualcosa rosicchia e sgretola certe apparenze, è solo perché non sappiamo ancora abbastanza, ma basta essere pazienti. Troveremo tutte le risposte. Perché conosceremo le domande, e basterà fare solo quelle. Nient’altro.

 

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Autore:

Raccontastorie

4 pensieri riguardo “La letteratura di Topo Gigio

  1. Che vergogna. Questa gente mi fa pena, ma la reputo anche pericolosa, perché porta col tempo a creare uno status, un modo affermato di pensare che inibirà chi la pensa al contrario.

    Una volta avevo proposto in un forum un mio racconto, parlava di un serial killer che uccideva bambini. Beh, una tipa mi disse di non aver gradito quella storia, perché a lei la violenza sui bambini faceva orrore.

    Anche a me fa orrore. Ma che significa? È un racconto. Punto. Mettiamo al bando, come dici, anche McCarthy, che nei suoi romanzi di gente ne ha ammazzata parecchia e in modi anche brutali. E Lansdale, Camilleri, Lovecraft, Poe. Facciamo un rogo di tutti quegli autori che hanno scritto di violenza.

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    1. Questo purtroppo mi pare essere l’andazzo generale. E le case editrici (almeno alcune, di quelle importanti), sono disposte ad assecondare. Perché il pubblico “sa”, e guai ad andare contro il suo parere.

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