Pubblicato in: buona scrittura, cassetta degli attrezzi

Per essere onesti bisogna tradire

Se scrivere è comunicazione (e di che cosa si tratta altrimenti?) molti per ingenuità credono che “comunicare” significhi “informare”. In realtà non è affatto così.

Quando per esempio trovo scritto:

Prese in mano le redini del suo destino. Si alzò e uscì dall’ufficio.

Capisco che c’è qualcosa che non gira a dovere. Chi ha scritto questo, ha guardato troppa televisione. Non solo: si tratta di un errore perché costui o costei immagina di comunicare, mentre in realtà è solo informazione. Ma per questa da un po’ di tempo esistono giornali e riviste, e anche se il loro lavoro spesso non è eccelso, perché rubare il loro mestiere?

Soprattutto, crede che comunicare sia prendere i luoghi comuni, e propinarli. In questa maniera, costui o costei immagina che il lettore o la lettrice si troveranno a loro agio. Sarà impossibile che non apprezzino lo sforzo compiuto per farli sentire a casa propria.

Infatti apprezzeranno. Su questo non ci sono dubbi. Si legge di tutto, soprattutto oscenità. Al pubblico piace leggere ovvietà. In questa maniera, crede che sia tutto sotto controllo, che ogni evento sia comprensibile e gli si possa appiccicare una etichetta.

E che non ci siano mine vaganti.

L’aspetto che pochi comprendono, è che comunicare è anche partecipare. Non nel senso che si ritiene, vale a dire: ti informo così sai. Certo, se si guarda all’etimologia della parola comunicare ci si rende ben conto che il suo senso è far sapere.

Però.

C’è una bella differenza tra un giornale e una storia. Tra una lingua che copia dal parlato, e una lingua che va a caccia di una preda. La prima, scrive tutto perché è persuasa che solo in questa maniera si riuscirà a essere “fedeli” alla storia.

La seconda, procede per sottrazione, perché è tradendo la realtà che la storia sarà efficace, di valore e onesta.

Certo, tradire ed essere onesti sembra inaudito. A chi scrive ormai si chiede di aderire alla realtà, di farne parte e di schierarsi. Di raccontarla in modo da denunciare.

Come diceva Raymond Carver, uno scrittore deve essere bravo, non utile.

Ma in pratica, come si fa a tradire restando onesti?

Uscì dall’ufficio senza un saluto.

Almeno non c’è il solito luogo comune delle redini, del destino e via discorrendo. E poi: quanti sanno cosa sono le redini?

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Autore:

Raccontastorie

9 pensieri riguardo “Per essere onesti bisogna tradire

  1. Molti usano luoghi comuni, che non significano nulla, e le frasi fatte. Con quella frase non ha dato un’informazione, ha solo anticipato al lettore cosa succederà. Forse è proprio in quel caso che lo scrittore ha tradito, perché ha detto al lettore come andrà a finire una parte della storia.

    Altrimenti non sapremmo se davvero il personaggio ha preso le redini del suo destino. Questa informazione dovrebbe rivelarsi alla fine della storia, quando potremmo dire “Ecco, uscendo da quell’ufficio ha preso in mano le redini del suo destino”.

    Ma siamo noi lettori a dover dire quella frase, non lo scrittore.

    Forse mi hai suggerito un altro post 🙂

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    1. Quando l’andazzo è (ovunque), essere fedeli alla realtà. Scrivere di ciò che si conosce, e basta. Scrivere di cose utili. Allora è tempo di tornare ad affermare che la realtà può andarsene anche al diavolo.

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