Pubblicato in: buona scrittura

La realtà è un fallimento

Spesso mi domando che cosa comporti scrivere della realtà così com’è, e basta.

Innanzitutto comporta un notevole sforzo poiché quello che sembra “così” pretende sempre attenzione, o sono guai. È come maneggiare un coltello, e scordarsi della lama che ha: ci si taglia.

Anche la realtà come appare e com’è, richiede uno sforzo per non lasciarla scivolare nella sciatteria. Forse perché spesso è sciatta? Senza mordente, né spina dorsale?

O forse queste qualità le possiede, e noi siamo troppo distratti per scovarle?

La realtà è un fallimento. È zoppa, storta, sciancata. È di pessima compagnia, e si lava poco. E noi partecipiamo a essa e non c’è verso di cambiarla davvero, di sperare di migliorarla perché… Le sta bene così. Sceglie di essere brutta, sporca e cattiva. Perché in tutto questo c’è un fascino irresistibile.

Una narrativa che evita tutto questo, o cerca di migliorarlo con opere didascaliche ed educative, non vuole comprendere che l’unico dovere che si ha quando si scrive, è di chiamare le cose con il loro nome. Di essere onesti, e usare una lingua efficace. Quando ci si allontana da un tale percorso, la destinazione non può che essere il set cinematografico di qualche film di Hollywood.

Il nome delle cose ha a che fare con “mistero”, “oscuro”, “scelta”. Una miscela esplosiva che crea scompiglio su certi set, perché lì tutto è chiaro, pianificato e liscio.

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Autore:

Raccontastorie

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