Creare un blog: a cosa serve?

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A cosa serve un blog?

Per quale ragione se tu, come il sottoscritto, racconti storie, dovresti sottrarre del tempo alla lettura, e alla scrittura, per aprire un blog e quindi riempirlo di contenuti?
Perché un blog è utile (ma è davvero utile?) a chi scrive romanzi e racconti? A cosa serve? Oggi cercherò di fornire non LE risposte; ma di condividere il mio pensiero, che si basa (come puoi intuire), dalla mia esperienza. Non ho la pretesa di convincerti, ma di certo mi piace l’idea di conversare con chi capita su queste pagine, e chiacchierare senza pretese né presunzione, proprio di blog. Quindi passiamo ai fatti: a cosa serve un blog?

Chi è Marco Freccero?

Prima di rispondere alla domande di questo post, devo per forza spiegare a grandi linee chi diavolo sono. Come puoi capire io sì scrivo storie ma nei ritagli di tempo.
Come libero professionista sono web writer per alcuni siti di commercio elettronico italiani. In pratica mi preoccupo di creare contenuti testuali per essi; anche per blog, ovviamente. Quindi sono quasi indotto a parlare con simpatia del blog. È un mezzo di lavoro, e quando non lavoro sono qui a scrivere post.

Scopri che cos’è la Trilogia delle Erbacce

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A cosa serve un blog?

Per capire davvero a cosa serve un blog probabilmente bisogna prima fare una discriminante, e ricordare che ci sono 2 tipi di blog sulla Rete.

  1. Quelli che funzionano;
  2. quelli che NON funzionano.

Starai pensando: ma che bella scoperta. In realtà devi concentrare la tua attenzione (ovviamente), sui blog che funzionano. E scoprirai che spesso hanno 3 caratteristiche comuni, anche se l’argomento che trattano spesso è diverso.

Un blog che funziona è quello che:

  1. crea le condizioni perché sia il lettore ad avvicinarsi;
  2. fornisce risposte alla sua curiosità / alle sue domande;
  3. predispone una strategia (un percorso) per convertirlo in un suo lettore.

Tutto questo richiede tempo: è bene ricordarlo. Non solo: appare evidente quanto il sole a mezzanotte che un autore indipendente, oppure che si autopubblica (usa pure la definizione che preferisci), non può evitare di avere un blog. Senza di esso, difficilmente riuscirà a trovare lettori.

Leggi: Aprire un blog: che risorse ti servono?

Quello che non funziona negli autori indipendenti

Quello che non funziona negli autori indipendenti è presto detto: zero strategia. Non ne hanno una e credono che non sia necessaria. Vivono ancora con la sciocca idea che sia sufficiente annunciare (magari su Facebook?) che il loro libro è pronto, perché esso venda. Da un bel pezzo non è così. Funzionava forse una volta, quando i numeri dell’autopubblicazione non erano così alti. Adesso chi pubblica non fa notizia. È uno dei tanti. Fa parte del mucchio. Della massa. Lo sai come reagisce veramente la gente quando annunci che il tuo romanzo è pronto?

“Eccone un altro”.

Non te lo diranno mai, ovviamente. E questo dovrebbe preoccuparti, in realtà. Ma se tacciono è perché non vogliono deluderti, né tu vuoi essere deluso proprio da loro. Ti fanno i complimenti, e gli incoraggiamenti, perché è così che si fa.
Forse inizierai a percepire la verità quando, 3 mesi dopo, ti sarai reso conto di non avere venduto nulla, e di non avere nemmeno delle recensioni.

Ma era ovvio. Sarebbe strano se succedesse il contrario. Ci sono già ottimi libri in giro, e nessuno (nemmeno chi ti conosce), sente la necessità di spendere soldi per un illustre sconosciuto che d’un tratto “appare” dal nulla e annuncia la sua opera.

E allora?

Ecco che allora entra in scena il blog.

Quello che funziona negli autori indipendenti

Buona parte degli autori indipendenti ha un blog, e questo blog nasce da una necessità. Vale a dire: sanno (certi autori indipendenti), che la loro opera NON è attesa. Abbiamo già Zola, Balzac, Tolstoj, Sciascia, Silone, Dostoevskij, e un mucchio di altri autori che sono dei meravigliosi classici. Chi legge, ha già ora tutti i libri che desidera. Non percepisce in te, che hai terminato un libro, nulla che possa spingerlo a spendere e a investire su di te e la tua opera, oltre al denaro, pure del tempo.

Se sei uno dei tanti, o crei un blog, o rimani nell’ombra. Il punto è che esso (il blog), richiede tempo. Gli autori indipendenti che funzionano (che realizzano vendite, hanno recensioni), hanno iniziato almeno un anno prima a creare e pubblicare contenuti sul loro blog. Ci vuole un anno per rompere il ghiaccio e cominciare a creare attorno a sé un piccolo pubblico interessato. E di solito hanno esordito ancora prima (prima di creare il blog e riempirlo di contenuti), ragionando su alcuni elementi cardine.

Il blog serve a imporre ai lettori la tua identità. A far sì che essi vengano a te perché riconoscono la tua voce, il tuo stile, e apprezzano quello che dici, e soprattutto come lo dici. Serve a emergere, a distinguersi dalla massa di tutti quelli che sbraitano “Compra il mio libro! Compra il mio libro! Compra il mio libro!”. Ma questi non sono contenuti: bensì SPAM.

Lo scrittore indipendente che funziona ragiona su alcuni elementi: vuoi sapere quali? Continua a leggere e lo scoprirai.

Leggi: 15 libri per imparare a scrivere

Ecco su cosa ragiona un autore indipendente prima di aprire un blog per riempirlo di contenuti capaci di sedurre i lettori, e tramutarli nei suoi lettori.

  1. cosa vuole il lettore;
  2. produce contenuti “su misura”, che rispondano cioè a domande specifiche;
  3. diffonde i propri contenuti.

Attenzione però. Non si tratta solo di scrivere (e quindi produrre contenuti): magari fosse così semplice. Hai notato? La Rete è zeppa di contenuti anche interessanti (benché la maggior parte non lo sia affatto), ma che non “sfondano” mai. Sono buoni, ma non riescono a far scattare la “scintilla”. Il lettore resta cioè un lettore, e poi se ne va; non diventa il lettore di quell’autore: il suo lettore.

la scrittura è difficile banne

In vendita su Amazon.

 

Non è semplice comprendere perché non c’è l’innesco: ogni blog ha la sua storia. Di sicuro è fondamentale capire bene cosa dire. E per arrivare a questa “consapevolezza” hai bisogno di tempo. Devi, ben prima di pubblicare il tuo libro, capire il lettore, o meglio: individuare con cura il profilo del lettore che vuoi avvicinare. Devi studiarlo, capire che cosa cerca, che cosa vuole. A che cosa è interessato. No, non è interessato al tuo libro (ricordi? Non sei nessuno, sei solo uno sconosciuto).
Parti proprio da questo feroce assunto:

il lettore NON è interessato alla mia opera

Ha un grande vantaggio: spazza via un sacco di idee sciocche. Tutti siamo persuasi che là fuori le persone siano in trepidante attesa del nostro romanzo, o della nostra raccolta di racconti.

È più probabile che siano in attesa trepidante di un bonifico che ritarda… Non contare MAI su amici, conoscenti, parenti, che si fionderanno a comprare il tuo libro. La maggior parte di essi non lo farà mai, e non perché siano cattivi. Perché non hanno tempo, non interessa, non ci pensano proprio a comprarlo (ancora una volta: non è cattiveria. Funziona così e prima te ne rendi conto, meglio è).

Quando parti dall’idea che sei solo, che nessuno comprerà il tuo libro (e di solito è proprio così), la fase successiva è darsi da fare. Capire come uscire da questo isolamento per raggiungere sempre più lettori, e renderli i propri lettori. Il blog è il mezzo migliore per costruire questa strategia. Ma richiede tempo.

Leggi: Autopubblicazione e blog: quale strategia?

Il blog richiede tempo

Lo so: ti starai chiedendo come diavolo fare per riuscire a trovare il tempo. Devi scrivere la tua raccolta di racconti (oppure il tuo romanzo). Lavorare. Vivere. E adesso scopri che devi pure aprire un blog e riempirlo di contenuti? Come riuscirci?
Non sarà facile, e le soluzioni facili che trovi in giro non ti condurranno molto distante, secondo me.

L’unica risposta onesta è che devi trovare il tempo: fine. Sii onesto con te stesso. Non credo che sia possibile, per esempio, pubblicare un post tutti i giorni, sempre di buona qualità. Ricorda che i buoni contenuti non li trovi in strada: produrli richiede… tempo! Se sei in grado di pubblicare solo 2 post ogni settimana: bene. Non forzare, non provare a fare di più.
Pensi di riuscire a produrre solo 1 post ogni settimana? Bene. Non devi ammorbare i lettori, non devi sommergerli. Devo trovare i tuoi contenuti: ottimi. Indispensabili. Talmente interessanti che quando scoprono che c’è un nuovo post sul tuo blog: si fionderanno.
Devi produrre contenuti talmente buoni che le persone sarebbero persino disposti a pagare, per leggerli. E questo genere di contenuti richiede tempo, appunto.

Leggi: Inbound marketing e autopubblicazione

I pregi del blog

Ecco i pregi del blog

  • è un mezzo libero. Siccome il blog è tuo, potrai muoverti con agilità e restare sempre in contatto con il tuo pubblico. Certo, molti dicevano che era finito dopo l’irruzione delle reti sociali. Dimenticavano che offre la possibilità di comunicare in maniera diretta, e questa possibilità, se usata correttamente, permette ottimi risultati.
  • è autorevole. Se apri un blog, lo gestisci tu, ti metti in gioco. Decidi di non usare la forza del denaro bensì la tua voce. Ci sono migliaia di voci, si dirà. È esatto, per questo l’autorevolezza ti permetterà di emergere. I contenuti, la loro qualità, creeranno presso i lettori l’attenzione di cui hai bisogno per uscire dall’anonimato.
  • è marketing a costo zero. Ti permette di ascoltare, condividere, partecipare. Di dimostrare che tu vali, che non sei presente e basta, bensì che contribuisci a quella cosa ancora poco considerata che si chiama conversazione.

Già, è un mio pallino: la conversazione dico. Quando dico che la faccenda è più complessa, intendo questo: buona parte delle persone che apre un blog non ha alcuna intenzione di conversare, ma desidera vendere. Forse non sa nemmeno conversare, chissà. E vuole arrivare alla “polpa” (alla vendita) in breve tempo. Quindi chiude il blog e passa a Twitter, ma anche qui i risultati latitano. Infine, giungono alla conclusione che il Web non serve a niente. È pura fuffa.

Leggi: Cosa aspettarsi da un blog?

In realtà sbagliano. Non è fuffa, la Rete. Sono loro che non la sanno usare. Fine.


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