Pubblicato in: buona scrittura

Tra brand ed etichetta

Quando si dice che occorre comportarsi come un brand, buona parte delle persone inorridisce. Perché non ama il brand, perché è sinonimo di brutte cose.

In effetti, spesso la grande azienda ha delle pratiche “discutibili”, se vogliamo usare questo eufemismo. Però quando dobbiamo acquistare una lavatrice, all’interno del centro commerciale l’occhio cade sulle Bosch, oppure le Miele. Sappiamo che quel brand è sinonimo di alta qualità. E anche se non lo confesseremo mai a noi stessi, i brand sono la bussola che ci aiutano a orientarci nella scelta dei nostri acquisti.

Magari giochiamo a essere alternativi: ma alla fine seguiamo solo altri brand. Meno noti. Più di nicchia. Lontani dalle leggi raffinate del marketing, figli però di un marketing solo più “modesto” ma non meno efficace.

Una volta che sei brand, devi comportarti da brand. Spesso l’azienda non lo fa. Perde la spinta propulsiva, e comincia per esempio a risparmiare sulla qualità dei componenti. In un caso del genere, ha rinunciato a essere brand, per diventare un’etichetta. C’è una bella differenza tra brand ed etichetta. Tra essere punto di riferimento, o uno dei tanti.

Una buona spinta propulsiva parte dall’idea “Che cosa IO posso combinare di buono“. Non serve credere che là fuori ci sia qualcosa che può esserci utile. Meglio, molto meglio mettersi al centro, e non solo per soddisfare il proprio egocentrismo. Ma per scommettere sulle proprie qualità.
Non le hai? Male, però puoi rimediare. Devi solo rimboccarti le maniche.

Lo so. Tu mi dirai che tra brand ed etichetta preferisci di gran lunga fare lo spettatore. Oppure non curarti affatto di queste categorie. Fai bene: se è quello che senti. Però se fai una cosa, una qualunque, e la fai con passione, preparati a sorprese più o meno grandi.
Se diventi un punto di riferimento, se la gente partecipa, interviene, “ascolta” quello che hai da dire: certo, puoi anche affermare che questo non fa di te nulla di particolare.

Essere se stessi, in una realtà che ama l’omologazione, è un atto di coraggio. E se alla fine le persone ti seguono, certo: non sarai Bosch o Miele. Però, non sarai nemmeno più parte della mandria.

Che cosa vuoi essere?

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Raccontastorie

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