Pubblicato in: buona scrittura

Sii sociale. Però…

Tutti dicono che in questo periodo o sei sociale o rischi di restare ai margini. D’accordo sarà senz’altro vero per tanti settori della vita. E se per esempio hai in mente di intraprendere la strada dell’auto-pubblicazione, dappertutto è un “Sii Sociale!”.

Conoscere le reti quali Twitter o Facebook, e saperle usare, è fondamentale.

Sì.

Poi ho pensato a Charles Bukowski. E a immaginarmelo sociale non ci sono proprio riuscito. Me lo vedo magari ubriaco, che mi lancia una bottiglia (vuota, certo), dopo che gli ho spiegato che la sua attività di scrittore, se lui fosse più sociale, sarebbe migliore.

“Signor Michelangelo Merisi da Caravaggio, dovrebbe evitare risse, violenze e omicidi e curare la parte sociale”

“Cosa?”

Ah già. I tempi sono cambiati. Adesso devi per forza agire in una certa maniera, oppure… Perché i tempi sono cambiati. E se non ne prendi atto, allora…

Però da un pezzo non riesco più a liberarmi da un’idea.

Alla fine se hai talento, te ne puoi serenamente infischiare di curare certi aspetti. Quello che fai, avrà l’energia sufficiente a condurti lontano. Anche se non ti staccherai mai dalla bottiglia.

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Autore:

Raccontastorie

6 pensieri riguardo “Sii sociale. Però…

  1. Diciamo così: bisogna essere sociali solo entro i limiti che ti consentono di essere te stesso. La propria identità è la sorgente prima dell’attività letteraria – bisogna portarle un po’ di rispetto.

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    1. E se il rispetto lo si dovesse al talento, invece che all’identità? L’identità di una persona spesso è un insieme caotico di pessime situazioni sulle quali la parola non ha potere alcuno. A meno che non si scelga di cambiare, ma in questo caso si può essere ottime persone anche lontano dai libri, dall’arte.

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      1. Non so, non uso il concetto di talento né quando parlo di critica (perché preferisco non arrogarmi il diritto di attribuirlo) né tantomeno quando scrivo: mi serve solo a dubitare di averne. Piuttosto me lo godo in privato. Suppongo che abbiamo due concetti diversi di identità. Avere fiducia nel mio tentativo, sottostare unicamente alla mia autorità, anche remando contro tante idee che ho imparato a considerare sagge/utili, in nome di una limpidezza con me stessa che, così come nella vita, è facile perdere di vista. Non so se è così per tutti, ma ho notato che più conosco me stessa meglio scrivo.

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      2. Il talento è un concetto che per definizione è difficile da definire. Io evito di nominarlo quando parlo di me per ovvie ragioni (o almeno: sono ovvie ai miei occhi).
        È essenziale fare scorta di idee, e poi procedere con la propria testa. Dico sempre che scrivere è un po’ come scalare: alla fine, per quante lezioni e consigli hai ascoltato e fatto, ti ritroverai faccia a faccia con la parete. E lì, sarai tu a dover scovare le soluzioni per procedere. I consigli e le lezioni non ti saranno molto d’aiuto.

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