Pubblicato in: buona scrittura, cassetta degli attrezzi

Non troppi dettagli, mi raccomando!

(…) i dettagli, anche molto interessanti, affaticano l’attenzione.

 

Lo scrive Čechov. Un po’ tutti sappiamo che i dettagli, nel lavoro di un falegname, o di chi scrive (che poi non c’è tutta questa differenza), sono importanti.

Uno dei miei difetti di un tempo (adesso per fortuna sostituiti da altri, più nuovi e sottili), era lasciarmi andare a lunghe e dettagliate descrizioni.

Capita quando si crede che lo scrivere sia metterci tutto, proprio tutto. Quasi che lasciare fuori qualcosa possa compromettere l’equilibrio della narrazione.

Lo scrittore russo ci ricorda invece che anche per ragioni fisiche, i dettagli possano affaticare chi legge.

Esatto, le sue sono linee guide, ma conviene seguirle. No, non sono ingredienti precisi. Non si tratta di preparare una crostata. Quali sono i dettagli da mettere, e quali da lasciar fuori, è una bella domanda.

È una questione che deve risolvere il singolo, e nessun altro. Se vuoi la bicicletta, non puoi chiedere che alla prima salita subentri un altro al tuo posto.

So ben poco; ma spesso la profusione di dettagli risponde più all’esigenza infantile di dimostrare che si ha padronanza della lingua, mentre invece occorrerebbe averla della storia.

Certo: la letteratura offre abbondanti esempi di autori che si sono lasciati andare, e hanno riempito le pagine di dettagli.

Che però ci annoiano, anche se magari sono frutto del nostro autore preferito.

La domanda è: ci annoiano perché sono inutili, oppure perché nel XXI secolo non amiamo più un certo modo di narrare? L’incipit de “I promessi sposi” è lento e Manzoni ha preso una cantonata, oppure noi siamo ormai abituati a una scrittura che vada al sodo?

Spiacente. Ogni storia ha i suoi problemi e le soluzioni sono da qualche parte al suo interno. Occorre pazienza, silenzio e attenzione. Qualunque altra indicazione temo che sia del tutto arbitraria.

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Autore:

Raccontastorie

8 pensieri riguardo “Non troppi dettagli, mi raccomando!

  1. Di un tempo? 😉

    La giusta misura è un mix perfetto di talento e telepatia: si crea dosando gli ingredienti. C’è chi dovrebbe (forse) aggiungere e c’è chi deve togliere.
    Spesso aggiungere non è necessario, ma togliere sì.
    E non si tratta solo di annoiare: è proprio che non servono. Sono superflui.

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    1. Sì, di un tempo 😉
      A me pare che a togliere non si fa danno, ad aggiungere spesso sì. Quando si toglie, si è costretti a usare le giuste parole, senza cullarsi nell’illusione di aver detto solo perché si è riempito la pagina.

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    1. E se la risposta fosse: “Quello necessario”?
      Capisco la questione. Ma meno ci si preoccupa del lettore, e più tempo si ha per “confezionare” una storia efficace e interessante. Il lettore non sa quello che vuole, c’è poco da fare. Non significa che posso scrivere oscuro; ma che più mi allontano dal materialismo e dalla retorica e mi avvicino alla realtà, e più aumenterà la solitudine. Il lettore dovrebbe essere disposto a mettere da parte se stesso e mettersi in discussione. Succede di rado ormai: la realtà è ridotta a un derby, e a chi scrive è chiesto solo di dire da che parte sta. E la storia rappresenta solo l’occasione per spiegare la propria posizione. Questo rappresenta il capolinea di non so che cosa, ma temo che si tratti di qualcosa di tragico…

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      1. Si’, in effetti non è proprio una domanda. È piuttosto una consapevolezza, del proprio potere e della propria responsabilità, che lo scrittore pian piano deve acquisire. In genere mi pongo il problema del pubblico quando non so bene nemmeno io dove voglio andare, o non ho fiducia in quello che faccio. Sono ancora una scrittrice immatura, ed è difficile tenere il timone delle proprie storie in un ambiente come quello del “”genere”” “”fantastico””, così popolato da lettori infantili ed egocentrici.

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