Pubblicato in: buona scrittura

Che brutta cosa sapere

In Anna Karenina e in Onegin non viene risolto alcun problema, eppure queste opere vi soddisfano appieno perché in esse tutte le questioni sono impostate giustamente.

 

Già, ecco il punto, ancora una volta.
Mi chiedo ogni tanto se Tolstoj, o Puskin, vissero ai giorni nostri. Se Dostoevskij vivesse questi anni, e pubblicasse le sue opere (per dire: L’idiota o I demoni), come sarebbe accolto?
Male, certo.

Sono amati perché morti. Sono letti (se e quando sono letti) per soddisfare la propria curiosità, e poter mostrare che conosciamo le cose davvero importanti. Ma sono i rappresentanti di un mondo ridicolo, dove superstizione e classismo dominavano, mentre noi ci siamo lasciati tutto alle spalle. O lo stiamo facendo.

Se fossero vivi e si azzardassero a scrivere quelle cose lì

Viviamo in un periodo storico straordinario. Dove “si sa” tutto, e non si conosce niente. E l’ignoranza non viene nemmeno percepita, perché “ufficialmente” non è ignoranza. Le cose si sanno, giusto? E allora!

Quando si sa, è fatta. Si “sa” di occupare la parte giusta. Di essere giusti. E quello che ci serve, che ci è utile, è solo quello che ci ricorda che abbiamo fatto la scelta migliore, l’unica possibile. E la lettura che si sceglie non può che essere quella utile. Che “risolve i problemi”. Che indica il cammino del progresso. Che ci conferma nella bontà della nostra scelta.

Le domande di certe opere non si colgono perché non ne abbiamo bisogno. Ormai, sappiamo. Come può un autore “vecchio” porci delle domande? La sua opera è soltanto un passatempo estetico, un argomento da dopo cena.

Perché noi sappiamo. Che brutta cosa, sapere.

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Autore:

Raccontastorie

4 pensieri riguardo “Che brutta cosa sapere

      1. E’ stranissimo trovare dentro la stessa persona un tale “agonismo filosofico” e allo stesso tempo una tale voglia di essere apprezzato, anche in modo poco serio. Forse è il dilemma di ogni scrittore, o di ogni uomo in generale.

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