Pubblicato in: buona scrittura

A proposito della credibilità

A proposito della credibilità.
Nella prefazione a Lord Jim, Joseph Conrad riflette su quanto certi recensori affermavano a proposito di questa sua storia. Scrive dopo sedici anni dalla pubblicazione dell’opera, e arriva alla conclusione che, ebbene: è credibile. Le critiche invece affermavano che non lo fosse affatto; che gli fosse scappata la mano, e quello che doveva essere un racconto, era diventato un romanzo. Soprattutto, che non era credibile che qualcuno raccontasse per così tanto tempo una storia, e che ci fosse pure qualcuno disposto ad ascoltarlo.

Il punto è che il metro di giudizio da usare è il valore e l’efficacia. È “credibile” che un uomo adulto, con uno scudiero, se ne vada in giro a combattere contro nemici che vede solo lui?
E un ciocco che diventa bambino, è credibile? E un uomo che al mattino si sveglia trasformato in un insetto? Orsù!

Di solito la credibilità è l’argomento preferito da quanti leggono, ma non sanno leggere. Se ne stanno pronti a misurare quanto la storia risponda a quello che essi ritengono il criterio principe.
E ben presto emettono la loro sentenza.

In realtà quello che a costoro sta a cuore è che la storia sia in sintonia con la loro visione; solo allora diventa credibile.
Oppure, immaginano che lo scrittore debba attenersi a una realtà di comodo, dal quale sono esclusi tutti gli aspetti che possono turbare (loro, si capisce).
O ancora, siccome un autore (se ha un poco di ambizione), va oltre alle apparenze, di sicuro, secondo il loro punto di vista, cerca di imporre la “sua” visione, e fa opera di proselitismo, mentre invece dovrebbe essere “obiettivo”.

È tutto sbagliato. Valore ed efficacia. Fine.

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Autore:

Raccontastorie

6 pensieri riguardo “A proposito della credibilità

  1. Probabilmente sono solo coincidenze ma, in base a quello che ho visto e vissuto finora, le persone che hanno sempre qualcosa da ridire sui personaggi o sulle scelte narrative hanno una vita insipida, inconcludente o del tutto squinternata, ed esprimono con il loro disappunto continuo il desiderio frustrato di elevarsi sopra i meccanismi della vita, che temono/disprezzano. Mi chiedo però, se detesti la vita, cosa leggi a fare? La risposta è che ultimamente prolifera una narrativa fatta apposta per questa gente qui, che soddisfa l’ego del lettore senza metterlo alla prova.

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    1. Credo che sia la risposta giusta. Quando dico che c’è una certa differenza tra “leggere” e “saper leggere”, intendo sottolineare che ci sono persone (la maggioranza) che legge solo per passare il tempo, essere alla moda, oppure perché crede che la cultura sia un abito di buon taglio, da sfoggiare in certe occasioni.
      Poi, c’è una minoranza che si mette in gioco: sono quelli che “sanno leggere”.

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  2. Lord Jim è un libro incredibile!
    Lessi anch’io la prefazione con grande interesse e credo che la faccenda più esilarante sia stata che non era la storia (Jim che abbandona la nave, che poi diventa un eroe, che si sacrifica, ecc…) ad essere ritenuta poco credibile (mentre lo potrebbe essere) ma la narrazione di Marlow, considerata troppo lunga. Ciò è come dire: Babbo Natale non può consegnare i doni a tutti perché le renne devono pur fare qualche pausa durante la notte!
    Mi sarebbe piaciuto se Conrad alla fine avesse scritto: “Lo ammetto, mi sono inventato tutto! Problemi?”
    Perché credo che alcuni critici, soffermandosi su particolari ininfluenti come questo, alla fine abbiano finito per dare più veridicità a tutti gli altri elementi che non hanno criticato, facendo assumere alla storia una dimensione più reale di quanto non si aspettasse l’autore stesso.
    Debolezza, senso di colpa, desiderio di riscatto. Cosa c’è di più reale e umano?

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    1. Esatto! La credibilità! ““Un mattino, al risveglio da sogni inquieti, Gregor Samsa si trovò trasformato in un enorme insetto.” Eh, ma non è credibile tutto questo!

      Quello che pochi comprendono è che il criterio di giudizio di un’opera è il valore e l’efficacia. Non la credibilità.

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  3. Andando un po’ fuori dal blog: hai mai sentito “Lord Jim”, la canzone di Capossela? Secondo me è una trasposizione che rasenta la perfezione. È imperdibile se ti è piaciuto il romanzo.

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