Pubblicato in: costruire un brand, editore di se stesso

La scelta del pubblico

La scelta del pubblico, si dice, è fondamentale. O forse è il pubblico che sceglie te? E perché lo fa? Bisogna davvero dare loro quello che desiderano?
La risposta più ovvia è quella che dice che è necessario, anzi indispensabile avere un pubblico, altrimenti il libro non esiste. La faccenda non è così semplice.

Chiunque sia entrato in una libreria più di sei volte (perché sei? Perché mi piace), sa bene che la letteratura è piena di esempi di libri che hanno visto il successo dopo che l’autore è morto. E a volte, nemmeno in quel caso.

Il “pubblico” è un’etichetta che va bene se riesci a passare in televisione. Ma se ci riesci non hai certo bisogno di leggere queste righe, né ti devi preoccupare di qualcosa. Ci pensa il marketing, l’ufficio stampa, l’intervistatore, e soprattutto la telecamera. Allora hai tutto il pubblico che desideri.

La maggior parte delle persone non hanno né avranno mai accesso alla televisione, e il pubblico resterà un miraggio. È grave? È un problema?

Lo diventa se non sei disposto a divertirti. Il pubblico è la scorciatoia per tanti che non vedono l’ora di battere cassa. Sono alla ricerca di questa bislacca creatura perché sognano… Si sa che genere di sogni abbia la gente.
Piacerebbe a tutti avere un pubblico che rende ricchi.
La realtà spesso decide altrimenti, ma non è detto che questo debba essere considerato una disfatta.

Creare il proprio marchio, o brand, dovrebbe essere divertente, innanzitutto. Non hai mezzi, o ne hai pochissimi. Nessuno ti conosce, nessuno sa niente di te.
Il pubblico non è il tuo obiettivo, il tuo obiettivo sono le persone.

La creazione di una piattaforma di lettori non deve portare a creare dei numeri, ma a dialogare con delle persone.

Terrorizzato?

Perché immagini che poi queste persone ogni giorno staranno lì a chiederti di questo o di quello? Terrore sbagliato. Perché i lettori sono intelligenti e discreti; perché il tuo terrore è quello sbagliato.

Quello che ti dovrebbe spaventare sono i numeri, non le persone.

 


 

Prima la storia, poi il lettore

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Autore:

Raccontastorie

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