Pubblicato in: costruire un brand, editore di se stesso, letteratura straniera

Come uno scrittore piazza il suo prodotto: Dostoevskij

Come saprai, il libro è un prodotto. Lo so, forse sei ancora uno di quelli che ritiene questa un’eresia, perché il libro NON è un prodotto, ma qualcosa di sublime che ti distacca, ti fa lievitare, ti conduce in alto.
Praticamente una mongolfiera.
Magari guardi (ancora?) la televisione e certe (poche, per fortuna) trasmissioni dove si parla di libri con toni romantici, ma no, che dico, aulici, ma no, nemmeno questo rende l’idea… Con toni come si deve (qualunque cosa voglia dire: il bello di certe espressioni è che sono talmente ampie da abbracciare tutto, contenere ogni cosa).
In queste trasmissioni (ribadisco: ce ne sono ancora troppe), LO scrittore spesso parla della SUA opera con toni come si deve. Si capisce: lui non vede lo sporco lavoro svolto dall’ufficio marketing, dove il libro è trattato come un prodotto.
Perciò può tranquillamente spargere in giro fanfaluche sulla diversità del libro. Crederci. E fare in modo che anche gli altri ci credano.
E Dostoevskij?

Come Dostoevskij piazza il suo prodotto

Egregio signore Michail Nikiforovič!

Posso sperare di pubblicare un mio racconto sulla sua rivista “Il Messaggero Russo”? (…)

L’idea di base del racconto, almeno per quanto io posso giudicare, non dovrebbe trovarsi per nulla in contraddizione con la tendenza della Sua rivista, anzi al contrario. Si tratta del resoconto psicologico di un delitto. (…)

Posso garantire dell’interesse del mio racconto, anche se non oso esprimere un giudizio sull’artisticità della sua realizzazione. 

 

Dostoevskij sta piazzando il suo prodotto. Si tratta di “Delitto e Castigo”, mica cotica.


Prima la storia, poi il lettore

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Autore:

Raccontastorie

6 pensieri riguardo “Come uno scrittore piazza il suo prodotto: Dostoevskij

  1. Preciso: il libro è un prodotto (finchè il concetto di prodotto esiste), e mi divertirò come una scema a pubblicizzare il mio – ma la qualità e la vendibilità sono due cose diverse, anzi, temo sempre di più che vadano in direzioni opposte. Di quali programmi parli? Non sapevo nemmeno che in televisione si parlasse di libri.

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    1. Vero, si tratta di due concetti differenti. E hai ragione, spesso vanno in direzioni opposte. A me piace “Moby Dick”, e sulla qualità non si discute, ma sulla vendibilità c’è molto da dire, infatti nessuno lo compro e Melville dovette andare a lavorare all’agenzia delle entrate. Dickens invece, è uno che è riuscito spesso a unire sia la qualità che la vendibilità. Basti pensare a “Casa desolata”.

      Per quanto riguarda i programmi: be’, c’è sempre “Che tempo che fa”, e lì uno scrittore non può mancare.

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      1. Moby Dick è pesante. E lo è davvero, per questo lo adoro. “La testa della balena franca: schizzo comparativo”. “La testa del capodoglio: schizzo comparativo”. “Delle balene in pitture, in denti, in legno, in fogli di ferro, in pietra, in montagne e in stelle”. “Misure dello scheletro della balena”. Eccetera eccetera.
        Ma è affascinante, se sopravvivi 🙂

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