Pubblicato in: costruire un brand, editore di se stesso

C’è bisogno di un Charles Dickens

Mi chiedevo come agire affinché l’autopubblicazione abbia la dignità che merita, e alla fine l’ho capito.
C’è solo un sistema: vendere. Al di là della retorica con cui incartiamo le nostre parole; oltre i fiocchi colorati con i quali addobbiamo i nostri discorsi: noi viviamo in una società mercantile. E in questa società si capisce solo il denaro. Questo è un fatto.
Fine.

Niente ti proibisce di credere alla nobiltà, alle emozioni e compagnia cantante. Ma ricorda che Michelangelo si alzava dal letto di corsa solo se lo cercava qualcuno coi soldi. E quello che ti spinge a passeggiare per la Cappella Sistina col naso in su… È stato reso possibile dal denaro.

Perché c’è bisogno di un Charles Dickens

In questo Paese l’autopubblicazione ha bisogno di un Charles Dickens, qualcuno che venda come il pane. Naturalmente sarà insultato dai sacerdoti e sacerdotesse del:

“Sono così bravo che non vendo nemmeno una copia. Perché il popolo è ignorante”.

 

Che faranno comunella con quelli che:

“La letteratura è nobile”.

 

Non importa. C’è progresso quando un settore diventa alla portata del portafoglio di chiunque.

Il talento di Dickens non era solo di essere in sintonia coi lettori. Ma di aver compreso che esisteva, eccome, un nuovo pubblico affamato di storie. Ma questo bisogno non era soddisfatto. Questo Paese è affamato di storie, ma guarda alla carta (e al digitale), con scetticismo, o fastidio. Perché percepisce che lì, non ci sono storie.
Ma monologhi.


Prima la storia, poi il lettore

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Autore:

Raccontastorie

4 pensieri riguardo “C’è bisogno di un Charles Dickens

  1. Di recente qualche scrittore autopubblicato mi ha chiesto se volessi leggere il suo ebook – ed io ho risposto sì, volentieri. Ma ho chiuso il file dopo aver letto 10 righe, perchè gli errori (nel senso più lato del termine) mi erano venuti incontro a frotte come i moscerini sul parabrezza di un’auto. Ho capito subito che avevano scritto “parlando da soli”.
    La letteratura è nobile? Non so. Anche far crescere una pianta o saper tenere un ristorante sono attività nobili, se sono ben fatte. Per me è nobile la qualità.
    Continuo a pensare che essere Dickens, cioè combinare vendibilità e talento, sia una fortuna che non puoi scegliere. Certo puoi impegnarti, essere sincero e serio, cercare di diventare la forma migliore possibile di te stesso, e infine ingegnarti per promuoverti – ma che tu sia Dickens o meno, non lo puoi scegliere, puoi solo cercare di scrivere al tuo meglio e di migliorarti. Ho una teoria per cui la maggioranza del pubblico tolleri una fascia media di qualità, di talento, di incisività. Se si esce da questa categoria intermedia, per eccesso o per difetto, non gli piaci più. Certo, ci sono invidiabili eccezioni che, a mio vedere, confermano la regola, come Dickens (o anche, a suo modo, Dante).

    Mi piace

    1. Sì, Dickens è stato davvero fortunato. È vissuto in un periodo storico nel quale “nasceva” un nuovo pubblico, ma il pubblico non aveva ancora la “sua” letteratura. Lui è riuscito nell’impresa, pur con alti e bassi.
      Interessante la teoria sulla fascia media…

      Liked by 1 persona

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