Pubblicato in: costruire un brand

Adesso spiega perché tu scrivi

perché scrivi

Trovare il tuo pubblico non è un compito semplice. Se poi lo fai dopo la pubblicazione, è anche più difficile ancora; ma non impossibile.

D’accordo: come agire?

Prendi il tuo ebook (se lo hai terminato). Oppure, se stai per scriverlo, rifletti su perché scrivi quella storia. Quali valori intendi condividere.

Perché scrivi quel tipo di storie, e non altre?
Perché scrivi in quella maniera?

Questo è il punto focale. Individuare i valori, la spinta che ti piazza davanti a uno schermo a pestare tasti, è un passo necessario, e finché non lo farai, avrai un problema.

Sarai come un imprenditore che non sa cosa sta facendo, e perché lo sta facendo. E sperare che siano gli altri a dirtelo, è follia. Sono pubblicati migliaia di nuovi libri, ogni giorno.

O ci spieghi perché lo fai, o finirai sommerso.

Fai attenzione: questa fase del processo non è una sciocchezza. Prenditi tempo, prima di rispondere. Magari la risposta non ti piace. Oppure non c’è proprio. In una circostanza del genere (la peggiore), possiamo concludere che probabilmente, non c’è vita in quello che scrivi.

Evita però risposte banali.

Rispondere “Perché mi piace” può andare bene dopo; adesso, è del tutto fuori luogo. È inutile una tale risposta.

“Dopo”: vale a dire quando, senza nemmeno capire come è successo, magari parlerai davanti al pubblico. Lì, devi costruire il tuo personaggio, sorprendere quelli che ascoltano e hanno la testa piena di sciocchezze e, nonostante leggano, non sanno che uno scrittore deve essere bravo, non utile.

“Perché mi piace” getta tanta gente nello sconforto, nella delusione. La risposta perfetta potrebbe essere:

“Perché voglio fare soldi a palate”.

Non perché si facciano soldi vendendo libri, purtroppo; però crea una frattura, ti fai una cattiva fama. Diventi scandaloso (“Ma lo scrittore deve denunciare! Gonfiare il petto di vibrante protesta!”), e per il tuo marchio è perfetto.

Adesso ti spiego perché io scrivo. Magari può essere utile.

Scrivo per celebrare le erbacce, e il mistero che le anima.
Perché la compassione ha qualcosa da dire.
Perché l’animale uomo, nonostante televisione, omologazione, sacerdoti che sanno-tutto-loro, è una mina vagante. E non lo puoi programmare, o educare.

Per scovare i valori che ti spingono a scrivere puoi anche adottare un altro procedimento. Quello dell’esclusione.

Non scrivo per educare.

Non scrivo per denunciare.

Non sono per (qui aggiungi quello che preferisci).

Ribadisco l’idea: questo è un atto fondamentale nel tuo cammino di scrittore. Se rimandi l’incontro con il “Perché scrivi”, se non spieghi e illustri i tuoi valori, e cosa ti spinge a scrivere, girerai a vuoto.

Scrivere non è prescritto dalla Organizzazione Mondiale della Sanità. O spieghi perché lo fai, i valori che ti inducono a farlo, oppure ciccia.

Questo è un mestieraccio, e se non sei animato da un’idea forte, capace di superare delusione e insuccessi, lo abbandonerai molto presto.


 

Prima la storia, poi il lettore

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Autore:

Raccontastorie

6 pensieri riguardo “Adesso spiega perché tu scrivi

  1. Era la domanda che mi ponevo proprio ieri: perchè scrivo? Nel mio caso sarebbe meglio dire: perchè provo a scrivere? Comunque è lo stesso. Le risposte sono diverse, forse anche banali. Mi hai aiutato a rifletterci sopra e a capire che non devo sottovalutare la domanda. 🙂

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  2. Io scrivo perché mi rilassa e mi appassiona allo stesso tempo.
    Durante tutta la settimana, come durante la solita giornata lavorativa si deve sottostare a ritmi e regole ben definiti e precisi, senza possibilità di sgarro. Una pericolosa abitudinarietà che spezzo con la scrittura, con il creare storie e personaggi, che non devono rendere conto a nessuno né tanto meno sottostare a regole imposte. Certo potrebbe non essere un valido motivo per puntare al successo, ma this it.

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    1. Capisco. L’essenziale è riuscire a capire il motore che ci spinge. Definirlo in modo esatto. A quel punto, dove potrà portarci è impossibile prevederlo. Ma definirlo, forse aiuta a carburare meglio 🙂

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  3. “Perchè” è un avverbio ambiguo in italiano. Indica sia la causa che il fine. Ha una bella gamma di sfumature semantiche ma, a livello razionale, confonde un po’ le acque. I valori sono allo stesso tempo una causa, come spinta motrice, che un fine, come obiettivo ideale, ed è giusto che sia così. Il rischio, con tutta questa ambiguità semantica, è perdere completamente di vista i valori e concentrarsi su un “perchè” privato, pratico, che è necessario all’autore (se non ti piace/non ti fa star meglio ecc. è inutile che tu scriva) – ma non definisce la sua identità. Sono due “perchè” necessari, ma molto diversi 🙂

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    1. Giusto rilievo. E a questo proposito mi torna in mente quello che scriveva Flannery O’Connor a proposito del perché scrivere. Lei concludeva che tutto si gioca sulla bontà dello scritto, e i motivi che spingono a scrivere sono affari privati.
      Credo abbia ragione, e che tuttavia una serena analisi su cosa muove a pestare le dita sulla tastiera aiuti a capire parecchio sul cammino che si intraprende. Le mie risposte sono diverse da quelle che mi davo anni fa, e immagino siano più “giuste”, con basi più solide e, potenzialmente, capaci di resistere alle delusioni, alle sconfitte.

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